| I Paesi Bassi mettono al bando i funghi allucinogeni |
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| Written by Alessandro Di Maio | |
| Wednesday, 03 December 2008 | |
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Dopo gli sfratti dei locali della prostituzione e le restrizioni sulla cannabis, il governo di Amsterdam dichiara fuorilegge i funghi allucinogeni, continuando a perseguire limitazioni alla politica di tolleranza sugli stupefacenti che per anni ha caratterizzato il Paese. I gestori dei coffee shops fanno ricorso ai giudici ma questi confermano il bando dell’esecutivo. Morgane è una giovane studentessa francese che vive a Bruxelles, capitale del Belgio. Come centinaia di migliaia di giovani francesi, belgi e tedeschi, anche lei ogni fine settimana prende la macchina, attraversa il confine con l’Olanda per giungere a Maastricht e fare la propria scorta di stupefacenti.
In vista dell’entrata in vigore della legge che dal 1mo Dicembre 2008 mette al bando i funghi allucinogeni, questa settimana Morgane ha anticipato i tempi e saltando le lezioni universitarie si è recata a Maastricht con degli amici, per rimediare “una buona scorta di tulipani” - come lei definisce la marijuana, l’hashish e i “funghetti magici”, comunemente noti con il nome di “paddos”.
E’ andata prima non solo per approfittare delle offerte speciali lanciate dai venditori ma soprattutto “per evitare gli effetti da panico che l’entrata in vigore della legge – afferma Morgane - ero certa avrebbe causato tra i consumatori olandesi, e cioè code negli smartshops e l’esaurimento delle scorte”.
Benché non riesca a fare a meno di una o due canne al giorno e dei paddos nei fine settimana con gli amici, Morgane non si definisce una tossicodipendente ma una “studentessa qualsiasi che ogni tanto ama utilizzare sostanze innocue e presenti in natura come i funghi per modificare il proprio stato di coscienza, alterando la percezione di sé e della realtà circostante per sentirsi un po’ più felice del solito”.
A pensarla diversamente sul “fungo magico” ci sono le autorità olandesi. Nel comunicato ufficiale diffuso per spiegare il provvedimento di legge, il Ministero della Sanità dichiara che la pericolosità dei funghi è stata provata da anni di esperienza di tolleranza verso la loro compravendita e consumo e che essa “è dovuta agli effetti allucinogeni che possono portare a comportamenti imprevedibili e dunque rischiosi”.
Le statistiche fornite dal governo mettono in evidenza la proporzionalità tra la crescita della quantità di funghi venduti, il numero di intossicazioni e quello di incidenti verificati dopo il loro consumo, passati dai 55 del 2004 ai 149 del 2007. Incidenti che nel 92% dei casi ha coinvolto dei turisti, come Gaella Caroff, 17 anni, studentessa francese in gita scolastica, che il 25 marzo 2007, dopo aver consumato un fungo allucinogeno si gettò giù da un ponte, morendo. I suoi genitori fecero causa allo Stato olandese per aver permesso la vendita di sostanze illegali e la questione balzò sui banchi del governo che – guidato dal 2006 da un’alleanza tra i conservatori del CDA e il socialdemocratici del PvdA – dichiarò più volte di voler “ripulire le città dal degrado causato dalla politica della tolleranza”.
Se già nel 2007, subito dopo il caso Caroff, il governo pensava di bandire i funghi allucinogeni, solo quest’anno ha avuto la possibilità di attuare l’annunciata “politica di pulizia”, anche a fronte del crescente malumore degli Stati vicini dovuto al turismo della droga e del sesso.
Dall’inizio dell’anno sono state chiuse centinaia di vetrine-bordelli, 350 solo nel Red District di Amsterdam. Dei 1500 coffee shops della metà degli anni Novanta oggi ne sono rimasti 730, di cui 234 solo ad Amsterdam, i quali sopravvivono a norme più dure e meno tolleranza da parte delle forze dell’ordine: dal 2006 è vietato somministrare alcolici negli smartshops, dal primo luglio 2008 è entrata in vigore la legge antifumo (che proibisce l’utilizzo delle canne a favore dei c.d. “purini”, ovvero le canne prive di tabacco, nelle quali le sostanze stupefacenti vengono fumate pure mediante vaporizzatori in vetro o pipette ad acqua) e dal prossimo marzo, annuncia il ministro della Giustizia, Ernst Hirsch Ballin, “verrà imposto anche il divieto della vendita di semi di cannabis e di ogni strumento per la coltivazione domestica”.
A differenza di quanto si possa pensare, nei Paesi Bassi tutti gli stupefacenti sono illegali, sia essi pesanti che leggeri (rispettivamente di I e II categoria per il sistema olandese). Dal 1975 vige la Gedoogbeleid, politica della tolleranza, ovvero la consuetudine a non procedere giudiziariamente contro l’acquisto di cinque grammi di derivati della cannabis nei coffeshops, la detenzione e la coltivazione di piccole quantità di droghe leggere per uso personale.
La teoria che sta dietro la Gedoogbeleid è l’idea che il fenomeno dello spinello causa minore rischio sociale e personale rispetto all'uso ed alla vendita di sostanze di I Categoria - le quali vengono attivamente perseguite - e che la richiesta di assistenza è più frequente se i consumatori di stupefacenti non vengono criminalizzati.
Ciò non ha portato ad un maggiore consumo di droghe, ma a percentuali inferiori rispetto a quelle di Italia, U.K., Germania, Belgio e Spagna. Inoltre i Paesi Bassi hanno la più bassa percentuale di decessi collegati all’uso delle droghe in Europa, e riescono a supportare il 90% dei tossicodipendenti con programmi di disintossicazione e riabilitazione.
La politica della tolleranza però non è tutta rosa e fiori. Gli smartshops non sono tenuti al pagamento delle imposte e spesso, per eludere il limite stabilito per legge di possedere non più di 500 grammi di marijuana in magazzino, non registrano le transazioni effettuate, dando spazio ad organizzazioni criminali interessate al fruttuoso approvvigionamento delle droghe.
A ciò vanno aggiunte le gravi ripercussioni sull’ordine pubblico causate dal turismo della droga e del sesso che ogni settimana porta decine di migliaia di giovani stranieri a fare baldoria per le strade del Paese. I quartieri a luci rosse hanno perso lo smalto trasgressivo e romantico di un tempo e attirato gli interessi delle bande criminali protagoniste di abusi sulle donne, mancanza di igiene e riciclaggio di denaro sporco.
La decisione di mettere un freno alla politica della tolleranza non è l'effetto di un ripensamento sulla dottrina della libertà totale, bensì una scelta di ordine pubblico e di controllo della legalità. Se i sindaci dei comuni di Bergen op Zoom e di Roosendaal, nel sud del paese, si stanno battendo per la chiusura dei loro coffee shops, altri, come quelli della città di Maastricht e Venlo, hanno aperto degli smartshops nelle vicinanze dell’uscita stradale per evitare che i turisti della droga affluissero in centro.
Sulla stessa lunghezza d’onda è la legge che mette al bando i paddos. Essiccati erano vietati da anni ma la nuova normativa vieta produzione, vendita e consumo di ogni tipo di fungo psichedelico. Considerati un mito da molte generazioni, parte di quell’immagine libertina dell’Olanda andrà via a partire da domani.
La Federazione nazionale degli smartshops (VLOS) ha fatto ricorso ai giudici, sostenendo che la fretta con cui si vuol far entrare in vigore il provvedimento inibitorio rischia di non permettere la riorganizzazione dei negozi, che il divieto causerà “un grosso calo di vendite e introiti e quindi perdite di posti di lavoro legali a favore di quelli illegali” e che il ministro della Salute Abraham Klink ha basato la sua decisione su supposizioni infondate.
Secondo Paul van Ooijen, portavoce dell’associazione, ai sensi della legge sugli oppiacei del 2001, andrebbero vietate solo le sostanze dimostrate dannose per la salute. “Nessuno studio scientifico ha mai confermato la dannosità dei funghi di cui il ministro Klink è convinto. A fronte delle circa 500mile dosi di funghi magici venduti ogni anno - ha aggiunto van Ooijen – si sono verificati solo un numero molto limitato di incidenti, in maggioranza causati dalla consumazione di più sostanze, in particolare alcool e marijuana che noi sconsigliamo sempre a chi acquista i paddos”.
I giudici hanno respinto il ricorso del VLOS e confermato l’entrata in vigore della legge, ma se il sindaco di Amsterdam Job Cohen ha assicurato i venditori della capitale che almeno per i primi tempi il divieto non verrà fatto rispettare per dare modo di terminare le scorte, Paul van Ooijen annuncia di voler tentare in ricorso in appello e chiede risarcimenti, mentre i proprietari degli smartshops hanno dichiarato di essere alla ricerca di alternative, “perché – dicono - la natura ha prodotto molte piante allucinogene”.
Alessandro Di Maio Photo: Dmitry Gudkov (pubblicato il 30 Novembre 2008) |
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| Last Updated ( Thursday, 04 December 2008 ) |
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