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Reportage: L'inferno di fango a Messina venti giorni dopo PDF Print E-mail
Written by Patrizia Riso   
Wednesday, 28 October 2009
 

E' il 28 ottobre e torniamo a Giampilieri, un paese di 1800 anime nella provincia di Messina, colpito l'1 e il 2 ottobre 2009 da un'alluvione devastante. Come i paesi limitrofi, anche Giampilieri continua a lottare con il suo inferno di fango in cui hanno perso la vita venti abitanti. Torniamo in uno dei paesini dimenticati dai media, dopo la grande solidarietà dei primi giorni simil teremoto d'Abruzzo.

       

Il primo a cui mi rivolgo è un carabiniere dall'accento romano. É della squadra antisciacallaggio di Palermo. Il suo lavoro è evitare che gente senza scrupoli approfitti della situazione. “Controllo anche i camion che devono caricare la terra e portarla giù” - mi dice - “li pagano a chilometraggio e alcuni scendono senza aver caricato nulla”.

 

Due cose attirano l'attenzione: il numero di mezzi dei pompieri in azione e non, e la gente che va su e giù, con buste, valige e cartoni pieni di cose recuperate dalle case. Mentre scendono si fermano di tanto in tanto a pulirsi le scarpe in apposite fontane lungo il percorso. Hanno tutti stivali e stivaletti, infangati ovviamente.

 

Chiedo ad una signora che tiene per mano sua figlia dove stiano alloggiando in questi giorni e come siano arrivati fino a là. Mi dice che stanno in albergo e che sono risaliti in macchina con una vicina di casa. Le chiedo se non ci sia un servizio navetta che li porti dai paesi marittimi dove alloggiano a al paese almeno una volta al giorno. “Non sempre, e se c'è parte alle 8e30 di mattina e riscende all'una, praticamente una mattinata senza far niente”.

 

Ignazio e Daniele, due volontari della protezione civile, che sono lì da sabato, mi fanno vedere per primi i punti da cui è partita la rivolta della montagna. “Non ci sono alberi” mi spiegano, “gli alberi trattengono la terra”. Mentre chiacchieriamo siamo di fronte ad un plesso rimasto intatto, che fa da base logistica per gli uffici temporanei del comune e della protezione civile.

 

Nelle stanze vedo gente davanti ai monitor al lavoro e all'ingresso volontari della protezione civile che accolgono gli abitanti di Giampilieri che numerosi tornano nel paese da cui sono dovuti scappare più di venti giorni fa. Tornano ora per far fronte ad un altro nemico, più subdolo e noioso del fango: la burocrazia. Ognuno ha dovuto stendere il proprio censimento personale contenente tutto quello che hanno perso nelle loro abitazioni e attività commerciali e dopo aver guadagnato il permesso diandare a recuperare qualcosa nelle loro abitazioni, non vogliono essere accompagnati dai volontari per recuperare le loro cose. “A casa mia ci vado solo” ribadisce uno di loro.

 

I commercianti sono una categoria particolarmente colpita dall'alluvione. Inaspettatamente quando dico di essere lì da giornalista mi viene chiesto di scrivere “articoli che muovano le coscienze dei politici”. É il signor Vitale, falegname di Giampilieri da una vita, a dirmelo. Lui che ha perso tutto per la seconda volta. Perchè il paese che è circondato dalla montagna, aveva già avuto un tragico antecedente.

 

Nel 2007, sempre in seguito ad una forte pioggia, era franata una parte della montagna proprio sul suo laboratorio e sulla scuola del paese. É arrabbiato il sig. Vitale perchè pensa che i soldi impiegati per la ristrutturazione della scuola, si sarebbero potuti usare per mettere in sicurezza la montagna. È arrabbiato perchè il suo risarcimento di quasi 100.000 euro non l'ha mai incassato e dopo aver ripreso, nonostante tutto a lavorare, ora deve ricominciare daccapo. É arrabbiato anche perchè due anni fa, solo le poche persone colpite da quella “piccola” alluvione si unirono in un comitato civico di protesta. Lo stesso comitato oggi, dopo quei terribili giorni d'inizio ottobre, è formato da quasi la totalità degli abitanti.

 

Il sig Vitale mi illumina su una basilare considerazione economica: se la gente non torna nelle case è inutile per i commercianti tentare di rimmettere in piedi la propria attività e, viceversa, se gli abitanti di Giampilieri dovessero tornare senza avere i servizi basilari sarebbe comunque dura riprendere la quotidianità.

 

Un punto in particolare mi viene sottolineato da più parti: l'abusivismo edilizio non è tra le cause, anche solo concomitanti, della strage perchè nessuna delle case del paese è abusiva. Molte tra la'ltro sono state ristrutturate negli ultimi ventanni.

 

Alcuni pensionati mi fanno capire che la cosa peggiore è la vaghezza di notizie e il fatto che non sanno se e quando potranno tornare a casa. Molti vogliono tornare a casa, altri hanno paura e sperano nelle case promesse da Berlusconi. Intanto noto dei puntini arancioni sulla parte destra della montagna, vicino l'ingresso del paese: sono tecnici che stanno mettendo in sicurezza la montagna. Chissà che questa sia l'ultima volta che il signor Vitale debba ricomprare i suoi attrezzi da falegname e chiedere un risarcimento danni che non riceverà mai.

 

Patrizia Riso

(pubblicato il 29 ottobre 2009)

Last Updated ( Thursday, 29 October 2009 )
 
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