| Obama invia altri 30 mila soldati in Afghanistan |
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| Written by Alessio Stilo | |
| Monday, 30 November 2009 | |
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Dal consiglio di guerra convocato dal presidente degli Usa, Barack Obama, emerge la chiara volontà di adempiere alle richieste del generale McChrystal e inviare di conseguenza altri 30 mila soldati per ribaltare le sorti del conflitto afghano.
In totale saranno indirizzati in Afghanistan circa 40 mila soldati, dei quali 32-35 mila americani e 6-8 mila a guida Nato, malgrado i mugugni degli alleati europei (Germania in testa), dando così adito alle voci che avevano definito un “Premio Nobel alle buone intenzioni” quello che l’Accademia Reale Svedese si era precipitata a conferire a Obama. Nulla di nuovo all’orizzonte, considerando che già nel vasto programma dell’allora senatore dell’Illinois risultava lampante la volontà della futura amministrazione Usa: sloggiare quanto più celermente possibile dall’Iraq per riposizionare le truppe nell’Asia Centrale e porre fine al palese fallimento della strategia attuata da G.W. Bush, cercando di spegnere il focolare che dall’Afghanistan si è propagato al vicino Pakistan, dove le milizie locali faticano a tener testa ai rifocillati Taleban. La risolutezza di non mutare granchè nello scacchiere centroasiatico era manifesta persino nella scelta di confermare al ministero della Difesa Robert Gates, ex direttore della Cia e bushiano di ferro, segnale incontrovertibile a chi s’attendeva cambiamenti di rotta epocali nella politica estera statunitense. Al consiglio di guerra indetto dall’inquilino della Casa Bianca avevano preso parte il vice Joe Biden, il segretario di Stato Hillary Clinton, l’ambasciatore americano all’Onu Rice, l’inviato speciale per Afghanistan e Pakistan Holbrooke e il capo degli Stati maggiori, ammiraglio Michael Mullen. Obama accontenta in tal modo le richieste del “top US and Nato Commander”, generale McCrystal, trovandosi ancorchè ad affrontare talune critiche sempre più aspre da parte di un gruppo di “Democrats” del Congresso, perplessi per i crescenti costi e l’entità dell’impegno umano in Afghanistan. Unanime l’appoggio dei Repubblicani, i quali da tempo avevano invocato l’invio di ulteriori truppe sul suolo afghano. Quale che sia l’esatto numero dei militari pronti sulla via di Kabul, il contingente Usa dovrebbe toccare quota 100 mila uomini, ai quali si aggiungono i 42 mila effettivi delle forze Nato, per un totale di circa 130-140 mila soldati. Un esercito di tutto rispetto per chi si ostina a definirla “missione di pace”. Secondo un crescente numero di analisti la situazione attuale in Afghanistan non è molto dissimile da quanto avvenuto in Vietnam quarant’anni addietro, riportando in mente agli americani l’incubo della tragico conflitto che procurò 63 mila caduti a stelle e strisce e costò la presidenza di Lyndon Johnson, oltre a milioni di vittime vietnamite. Come in Afghanistan, sottolinea un osservatore citato dalla Reuters, in Vietnam i generali continuavano a chiedere truppe ventilando “la luce alla fine del tunnel”, per ottenere un apporto di mezzo milione di uomini – una enormità per un Paese poco più grande dell’Italia – e finendo per fuggire a gambe levate dopo la cocente disfatta. Alessio Stilo (pubblicato il 30 novembre 2009) |
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| Last Updated ( Monday, 30 November 2009 ) |
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