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Cile, virata a destra con l’elezione di Piñera PDF Print E-mail
Written by Alessio Stilo   
Wednesday, 20 January 2010

L’imprenditore Sebastian Piñera è prevalso, con il 51,3% dei suffragi contro il 48,7% di Frei, nel ballottaggio delle elezioni presidenziali cilene, permettendo al Paese sudamericano la svolta “a destra” vent’anni dopo il regime di Pinochet.

 

Nonostante la presidente uscente Bachelet chiuda il suo mandato con un alto indice di gradimento, a spuntarla è stato , detto “il Berlusconi cileno”, imprenditore e uomo più ricco del Paese – fortuna stimata in 1,3 miliardi di dollari – proprietario di un canale televisivo (Chilevisiòn), con partecipazioni azionarie nella compagnia aerea nazionale (LAN-Chile) e nella più importante squadra di calcio locale (Colo Colo).

La Coalición por el cambio, cartello elettorale comprensivo dei due partiti della destra post-pinochettista Renovación Nacional e Unión Demócrata Independiente più tre formazioni minori, ha scalzato la Concertación de Partidos por la Democracia, il raggruppamento di centro-sinistra storicamente formato da socialisti, socialdemocratici, democristiani e radicali, riportando al potere la destra dal 1964 – se si esclude il diciassettennio di Pinochet.

Piñera si troverà a guidare un Paese reduce da un ventennio di successi macroeconomici, eccetto la crisi internazionale, forte di un tasso di crescita del PIL del 5% fino al 2008, e con una stabilità interna sicuramente maggiore a molti altri paesi dell’area latino-americana. Il futuro presidente, ex senatore e presidente di Renovación Nacional, ha improntato il suo programma sulla “berlusconiana” ricetta della creazione di un milione di nuovi posti di lavoro, unitamente ad una campagna securitaria stile “law & order” contro la criminalità, il tutto condito da talune proposte riformiste quali la priorità alle energie rinnovabili, l’estensione del congedo pagato alle madri dai tre ai sei mesi dopo il parto, l’aumento delle case popolari a 55 metri quadri e una certa apertura alle coppie omosessuali.

Il lascito della Bachelet non è dunque riuscito ad evitare al candidato democristiano Frei, appoggiato da tutto il centro-sinistra e da Isabel Allende, di bissare il successo del 1994 e tornare al potere; lo sfidante della Concertación aveva ammonito gli elettori sul rischio di conflitto d’interessi in caso di prevalsa di Piñera, nonchè sul ritorno ad una politica economica ultraliberista, peraltro non eccessivamente mutata durante i governi di centro-sinistra.

Limes, autorevole rivista di geopolitica, valuta lo spostamento dell’ago della bilancia a favore di Piñera come un cambiamento nell’opinione cilena relativamente alla concezione della destra, ritenuta maggiormente illuminata e moderata rispetto al passato. I cileni, chiosa la stessa testata periodica, avrebbero “interiorizzato la sua condizione di politico-imprenditore”, insieme all’attribuire alla Concertación uno scarso rinnovamento, tale da riproporre Frei, incarnazione per eccellenza della classe politica che s’è fatta le ossa durante Pinochet ed è stata al potere sino ad oggi.

Il neo inquilino del "Palacio de la Moneda" è ritenuto dagli analisti un’incognita, in quanto nominato democraticamente ma in rappresentanza di due partiti considerati non solo eredi della destra tradizionale cilena, ma anche del regime militare di Augusto Pinochet, sebbene la summa delle loro posizioni politiche sia un intreccio quantomeno singolare di ultraliberismo e corporativismo. Ad ogni modo il nuovo capo dell’esecutivo ha un passato da oppositore di Pinochet, a dispetto del fatto che nel 1989, all’indomani della fine del regime militare, egli abbia diretto la campagna elettorale del candidato più vicino al pinochettismo, Hernán Büchi. Lo stesso Piñera è fratello di Juan Piñera, ministro di Pinochet che inventò il famoso sistema pensionistico poi imitato in tutto il mondo.

La vera sorpresa del primo turno delle elezioni può tuttavia considerarsi Enríquez-Ominami: proveniente dal partito socialista e, candidatosi contro il parere della nomenklatura, ha deciso di correre in solitaria proponendosi quale outsider e criticando i due favoriti alla presidenza, da egli bollati come “le due facce della stessa medaglia, espressione della gerontocrazia”. Il metodo “obamiano” di propaganda mediatica, facente leva sui modernissimi social network, ha permesso a Ominami di raggiungere un ragguardevole 20,13%  al primo turno. Da segnalare, sempre al primo turno, il 6,21% ottenuto da Jorge Arrate, politico socialista di lungo corso sostenuto dalla coalizione di estrema sinistra.

Alessio Stilo

(pubblicato il 20 gennaio 2010)

 
 
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Australia floods cause years of damage

 Australia's flood-stricken coal industry may face months of disruptions as reports emerge of key rail and road links being washed away, while some infrastructure may take years to repair, authorities said on Friday. "There are some aspects of the rebuilding of infrastructure that will take, potentially, years," Major-General Mick Slater, chief of the flood recovery operation in Queensland state, told a news conference in Rockhampton.

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 Accra, Ghana - Ghana's president has said he does not think military force will solve the post-election deadlock in Ivory Coast. John Atta Mills also said Ghana would not take sides in the stand-off between incumbent leader Laurent Gbagbo and his rival, Alassane Ouattara. The international community has recognised Mr Ouattara as the winner of November's presidential election and urged Mr Gbagbo to quit.
 Budapest, Hungary - After a warning from the EU that the controversy over Hungary's broad new media law could undermine the country's six-month presidency of the bloc, Prime Minister Viktor Orban abandoned his fiery language against the law's European critics, emphasizing that he would make changes if the law proved incompatible with European legislation.
 Tokyo, Japan - A U.S. envoy said he had productive discussions with Japanese officials about the crisis on the Korean peninsula, ending a week of meetings in three countries on ending tensions between North and South Korea. Stephen Bosworth, Washington's special envoy for North Korea policy, met with Japanese Vice Foreign Minister Kenichiro Sasae for about 30 minutes. He arrived in Tokyo after holding similar talks in Beijing and Seoul.

 Camberra, Australia - A former inmate at the U.S. military prison at Guantanamo Bay has dropped a lawsuit against the Australian government that accused it of complicity in torture he says he suffered while in detention. Mamdouh Habib reached an out-of-court settlement with the government for an undisclosed sum, both parties said Saturday. Habib, an Australian citizen, was arrested in Pakistan in late 2001 and held for three years without charge before being returned to Australia in 2005.

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