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Maria Grazia Cutuli. Capelli di terra PDF Print E-mail
Written by Martina Castigliani   
Monday, 17 May 2010

Si nasce in una città vera, mosaico di facce viste e riviste, di storie intricate, di fatti che a sentirli due volte diventano scandalo. Si nasce dove si è deciso che si dovesse e si riceve questo bagaglio di responsabilità che, manco a farlo apposta ti piomba addosso, proprio a te.

        

Maria Grazia ha il nome lungo delle donne del sud, il nome composto che ricorda la Maria delle chiese e la grazia delle bambine per bene. Nasce in terra dimenticata del meridione e chissà dove pesca il suo temperamento. Si sceglie il temperamento?

 

Ha capelli lunghi, di quelli che fanno una curva alla fine e che sempre andrebbero domati. Maria Grazia se li arrotola sulla testa, li tiene lì a scaldare i pensieri. Sono quei capelli che lascia sporcarsi, che dimentica di lavare, che attorciglia intorno a alle bic blu smangiucchiate, che si tocca in continuazione.

 

Maria Grazia non si trucca, non si specchia, lei guarda. Osserva. Maria Grazia studia filosofia: vive immersa, spezzettando pensieri ogni giorno a ogni ora. Dove si coglie la voglia di scappare: ne esiste l’essenza?

 

Dicono le pagine ingiallite dei libri dell’università, che di scappare non dovrebbe essercene bisogno, solo il pensiero ha da volare. La filosofia alla Cutuli non basta. Ci sono le barbe incolte dei signori professori, i corridoi stretti dell’università del centro dove si aspetta il proprio turno per fare l’esame e poi la ripetizione ordinata di pensieri e pensatori, in corretto e alfabetico ordine. Questo non è abbastanza: è il chiuso, che puzza e non serve a nulla.

 

Foucault, sceglie Maria Grazia per la sua tesi finale, il filosofo che studia il mondo, che analizza le strutture del reale, che con lucidità si immerge nel caos del quotidiano per demolirne le basi e rivelarne la verità. La verità, pensa Maria Grazia.

 

Cosa fare di una vita di pensiero nella Sicilia del profondo sud, come applicarlo al reale. Questo pensa la bambina nata già grande, con la luna storta ad ogni passaggio di ora. Mai però si negano i sorrisi. Si deve, non si può.

 

A guardarla a ritroso una vita, la si rivede avvoltolare negli interstizi più strani e diversi. Ha un senso la storia. Ci sono le giornate di casa, la mamma al lavoro, ci sono i principi, quelli che guai a toccarglieli al papà: ci sono, sulla bilancia di una storia. Nasci nel piccolo e impari a dare valore a ogni parola: quello che ha detto il vicino e che ha fatto il cugino dello zio. Ci sono i fatti, che nessuno mai va a verificare.

 

Maria Grazia esce dall’università e sa già cosa vuole fare. Non bene in realtà, ma sa che i suoi stivaletti dalla punta di ferro e il giubbotto con le borchie le saranno da scudo. Loro ci saranno e lei non sarà da meno. Vive nel mondo delle ingiustizie silenziose, delle donne al loro posto senza brontolare, ma con i calli alle mani per il duro lavoro.

 

È così che lei fa la cosa diversa: prende quel bagaglio di filosofia e lo cuce sulle spalle, lo accartoccia come a dargli meno importanza. Vuole raccontare Maria Grazia. In un pomeriggio di chissà quale giorno, certo assetato, caldo e raggrinzito, lei decide che vuole scrivere di un giornalismo che vada a scoprire la verità e poi la racconti alla gente, al passante che in fabbrica ci sta tutto il giorno e che tempo non ha da dare alla vita, al dottore chiuso nel salotto bene della città bene, al ragazzino con i libri che escono a brandelli dalla cartella.

 

Lei sceglie la strada, ma in realtà, questo un po’ lo ha sempre saputo, è la strada che ha scelto lei. Sarò gli occhi della gente e ne sarò responsabile, sarò quello che voi dovete vedere e che spesso correte forte per non stare a sentire.

 

Maria Grazia abbandona gli uffici stampa e la vita del sud, corre al nord dove c’è la moda e le donne sono ancora più schiave che nella sua Sicilia, schiave di un mondo di bellezza e compostezza che lei non vorrà mai avere.

 

Maria Grazia è bella, di un bello che quando la si incontra ci si perde nei suoi respiri spessi, nella forza che trapela dalle pieghe delle mani e dagli occhiali scuri. Maria Grazia non ha tempo, il tempo è suo ma lo ha dedicato a cose diverse, frammenti spezzettati che si faticano a distinguere.

 

Il punto è tutto qui: scrivere è la responsabilità dell’aiuto, usare la conoscenza e applicarla al là fuori, salvare la vita che rotola a fiumi. Lo dice la Cutuli, andiamo alla strada. È così che parte e usa le vacanze per fare i reportage, perché non esiste vacanza da una scelta di vita.

 

Parlare di giornalismo militante in questa Italia non è cosa facile e Maria Grazia lo capisce fin dall’inizio, fin dai duri giorni della gavetta: ci sono i soldi, le logiche di mercato e le pubblicità ai margini. Non è quello che lei voleva.

 

Se vedi in faccia la sofferenza, poi è dura tornare a casa e mangiare allo stesso tavolo. È così che si mette a lavorare per l’Onu, che trasforma la sua militanza in partecipazione, che si fa donna nella terra degli altri e che i suoi capelli attorcigliati sul fondo prendono a sapere di sale e terra, di lacrime del vicino.

 

Raccontare e lavorare: è la siciliana dell’inizio, la donna con i calli sulle mani che non conosce altra soluzione di vita se non l’impegno sul campo. Maria Grazia si sporca fino all’altezza del gomito, con la dignità del giovane che ha imparato la lezione prima degli altri.

 

Si sceglie una responsabilità e ce la si appiccica addosso. Non è possibile scamparne, la strada ha scelto Maria Grazia, quella stessa strada che un giorno se l’è inghiottita. È l’arroganza del vivente,di chi davvero può dire che c’è, che fa e che sa cosa ci sta a fare: si finisce per snobbare la vita e per farsi trascinare nel vortice.

 

C’è un paese giù nella Sicilia dell’Italia che ancora attende Maria Grazia. Si scappa, ma solo perché la casa è laggiù forte e stabile ad aspettare. Si muore per poi tornare.

 

Martina Castigliani/LaSpecula.com

 

*Questo articolo ha vinto il primo premio della sezione carta stampata della IV edizione del concorso ‘Una storia ancora da raccontare’, organizzata dal Festival Internazionale del Giornalismo 2010 in onore della giornalista siciliana Maria Grazia Cutuli.

Last Updated ( Monday, 17 May 2010 )
 
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