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Rischio partizione per il Kosovo PDF Print E-mail
Written by Alessio Stilo   
Wednesday, 16 June 2010

In attesa della sentenza della Corte internazionale di Giustizia dell’Aja che dovrebbe pronunciarsi sulla liceità dell’indipendenza del Kosovo secondo il diritto internazionale, nelle cancellerie europee riemerge l’ipotesi della partizione della provincia serba ribelle.

 

Nonostante siano trascorsi più di due anni, la gran parte degli stati Onu – più di 120 su 192 – ha rifiutato di riconoscere il Kosovo quale Stato sovrano. La dichiarazione unilaterale di indipendenza aveva allora palesato, secondo le convinzioni del Cremlino, la pesante ingerenza occidentale – statunitense in particolare – in questioni interne alla Serbia, alleato storico di Mosca, la quale aveva ribadito l’impossibilità de facto di sostentamento economico di Pristina, ritenuto una zona franca per narcotrafficanti e criminali nonché l’area a più alto tasso di disoccupazione in Europa (1760€ pro-capite).

Malgrado l’autoproclamata autonomia, le recenti elezioni amministrative a Kosovska Mitrovica e a Novo Brdo hanno rivelato che le zone a maggioranza serba sfuggono al controllo di Pristina, tenuto conto del regolare svolgimento delle votazioni nonostante il diniego delle autorità kosovare e della missione europea Eulex.

Quanto sarà sancito dalla Corte internazionale di Giustizia, chiamata in causa dalla Serbia per esprimersi sulla legalità della secessione kosovara, non dovrebbe alterare lo status quo: Pristina sembra non voler rinunciare all’indipendenza ottenuta, d’altro canto Belgrado ha bocciato con risolutezza ogni possibilità di riconoscimento di quella che considera una “provincia serba”, conseguenza per la quale l’abdicazione o la rinuncia al Kosovo decreterebbero una sconfitta per Belgrado e Mosca. Coerentemente con la posizione assunta, il governo serbo rifiuta di partecipare a tutte le assisi internazionali nelle quali il Kosovo viene presentato come Stato sovrano.

La sentenza potrebbe parimenti avere un impatto politico rilevante, nella misura in cui ostacolerà o favorirà il riconoscimento della sovranità kosovara da parte della comunità internazionale. Diverse fonti hanno pertanto riproposto l’idea secondo la quale l’esecutivo di Belgrado potrebbe concordare una divisione della provincia kosovara, tale da permettergli di mantenere sotto la sua sovranità almeno le aree settentrionali. In qualche occasione persino il presidente Tadic aveva accennato alla suddetta ipotesi spartitoria, tuttavia è indubbio che la Serbia non accetterà una soluzione della questione che la veda perdente su tutta la linea. Qualora l’eventuale partizione ratificasse l’attuale divisione territoriale, alla Serbia rimarrebbero solo Mitrovica nord, Leposavic, Zvecan e Zubin Potok, un bottino alquanto magro considerata l’esclusione di parecchie località ancora abitate da serbi – Strpce su tutti.

Nel 1991-92 buona parte degli attori della comunità internazionale scelse di riconoscere il diritto all’autodeterminazione delle repubbliche jugoslave, sacrificando ad esso il principio di integrità territoriale dello Stato federale. In seguito, il principio di integrità territoriale dei nuovi stati è stato fatto prevalere sulla volontà di autodeterminazione delle minoranze nazionali che li abitavano.

Nel caso del Kosovo, al contrario, gli Usa e la maggior parte dei paesi europei hanno scelto di far prevalere la volontà separatista degli albanesi sull’integrità territoriale dello Stato serbo, senza curarsi del fatto che la provincia in questione non abbia mai avuto il diritto di secedere, né ai sensi della costituzione serba né di quella jugoslava. Peraltro l’ovvietà del rifiuto serbo di riconoscere l’autodeterminazione agli albanesi del Kosovo è comprensibile nell’ottica in cui lo stesso principio è stato negato ai serbi di Croazia e viene tuttora negato alla Republika Srpska di Bosnia.

Alessio Stilo

(pubblicato il 16 giugno 2010)  

 

Last Updated ( Wednesday, 16 June 2010 )
 
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