| Gli errori di Obama e la negligenza di McChrystal |
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| Written by Giuseppe Lombardo | |
| Saturday, 26 June 2010 | |
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Dopo aver tuonato contro le scelte della Casa Bianca, Stanley McChrystal ha rassegnato le proprie dimissioni. L'ex comandante delle truppe statunitensi in Afghanistan, artefice e responsabile della strategia americana nella regione, ha duramente attaccato il Presidente Obama, reo d'inettitudine nell'attuazione delle scelte. Ha sbagliato, certo, ma le argomentazioni sollevate erano davvero del tutto inconsistenti? Dai tempi di Douglas MacArthur, dall'offensiva sferrata sotto l'egida delle Nazioni Unite al regime nordcoreano nel 1950 in occasione della prima operazione di peace-enforcing, il mondo non assisteva ad un conflitto tanto evidente fra potere politico ed establishment militare all'interno di una democrazia occidentale. Nonostante le smentite, nonostante i ripensamenti ufficiali, Stanley McChrystal – ormai ex comandante in capo delle truppe americane in Afghanistan – ha dovuto rassegnare prontamente le proprie dimissioni nello Studio Ovale, a seguito delle violente critiche lanciate a mezzo stampa contro i piani alti dell'amministrazione. Federico Rampini su Repubblica ha parlato per primo di insubordinazione, ricollegando le frasi incriminate alla tendenza transnazionale allo scarica barile: «McChrystal sa che la guerra sta andando disastrosamente. E allora, nelle peggior tradizione delle burocrazie di tutto il mondo, si sta preparando i suoi alibi, si descrive circondato di imbecilli». Su un punto non possono essere ammesse discussioni né equivoci di sorta: McChrystal è, e resta, un generale degli Stati Uniti d'America in servizio e risponde direttamente delle proprie azioni al potere politico legittimamente eletto. In questa luce, affermazioni estemporanee contro Barack Obama o Joe Biden sono lesive della sua immagine e della sua personale onorabilità come effettivo dell'Esercito. La destituzione era, pertanto, un atto dovuto. Altra questione è però quella che impone un'analisi seria e minuziosa delle obiezioni sollevate da McChrystal, al di là dei toni censurabili, obiezioni che purtroppo non possono essere relegate a semplici boutade. Come responsabile diretto del teatro di guerra, egli è stato infatti costretto in una posizione difficile: da un lato doveva chiedere incessantemente un aumento dei soldati stanziati sul luogo per soggiogare le resistenze del vecchio regime, resistenze che tengono banco da quasi nove anni di conflitto; dall'altro si trovava a fronteggiare l'annuncio squisitamente elettorale di un ritiro celere voluto da Washington. E' tutto legittimo, e sta nelle regole del gioco, ma con quale autorevolezza il deus ex machina della ricostruzione può incutere timore ai signori della guerra, se essi vengono a conoscenza del ritiro dei marines “occupanti” nell'arco di ventiquattro mesi? E' questo il punto: Rampini ha ragione nel definire McChrystal come «l’ufficiale al quale Obama ha affidato la guerra in Afghanistan, lo stratega che l’ha spuntata nell’imporre il “surge”, l’escalation militare con l’invio di 30.000 soldati in più». Epperò l'impressione è che Washington non sia mai stata ferma nelle proprie posizioni, che abbia mutato più volte la propria strategia a seconda del consenso della pubblica opinione. L'impressione, cioè, è che si sia combattuta la guerra con il pallottoliere, valutando gli indici di gradimento dell'eventuale offensiva ed arrestando importanti misure di controllo a seconda del vento elettorale. Non è un caso che il presidente afgano Hamid Karzai, uomo fortemente sponsorizzato a suo tempo dalla stessa Casa Bianca, abbia concordato pubblicamente con le critiche espresse da McChrystal, definendo pienamente giustificato l'approccio adottato dal Generale. Giuseppe Lombardo/LaSpecula.com Foto: eurasia.splinder.com (pubblicato il 27 Giugno 2010) |
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| Last Updated ( Saturday, 26 June 2010 ) |
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Khartoum, Sudan - Opponents of Sudan's president have gathered in the southern capital, Juba, invited by the former rebels of the Sudan People's Liberation Movement. Former enemies were smiling together as a historic conference opened in Juba. But the meeting has been causing a political stir, with President Omar al-Bashir's party a notable absentee. Semi-autonomous southern Sudan has been controlled by the SPLM since a 2005 peace deal ended more than two decades of civil war between north and south.
Lisbon, Portugal - Portuguese voted Sunday in an election that that the ruling Socialists were expected to win but without an absolute majority, producing greater political uncertainty at a time of serious economic challenges. Prime Minister Jose Socrates is expected to win about 38 percent of the vote, meaning his center-left Socialists would be unable to replicate their current majority rule.
Tel Aviv, Israel - Israel says the disclosure that Iran is building a second nuclear enrichment facility proves it "wants to equip itself with nuclear weapons". Foreign Minister Avigdor Lieberman said Israel wanted to see an "unequivocal" Western response to the development. Tehran insists that the site, under construction near the city of Qom, is being built in line with United Nations regulations, though this is contested.
Camberra, Australia - Kevin Rudd's most important diplomatic goal is within reach: having the Group of 20 converted into a permanent decision-making body that gives Australia an influence it has never previously enjoyed. Early reports from the US side from the Pittsburgh summit suggest world leaders have decided to make the G20 the prime global body for economic decision-making. If such impressions are confirmed this is a substantial shift in international power arrangements.