| Ferma agli ormeggi la Flotilla libanese |
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| Written by Alessandro Di Maio | |
| Tuesday, 24 August 2010 | |
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Quasi tre mesi dopo i fatti accaduti sulla Navi Marmara, sembrerebbe fallita ancora prima di iniziare anche l’avventura della Mariam, Flotilla libanese organizzata da un drappello di organizzazioni filo-palestinesi con l’intento di rompere il blocco navale israeliano e giungere al porto di Gaza per fornire prodotti alimentari e medicinali alla popolazione locale. La scorsa settimana la delegazione israeliana all’ONU si è lamentata direttamente con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per il disinteresse internazionale nei confronti della proliferazione del fenomeno delle ‘Freedom Flotillas’ ed in particolare della possibile imminente partenza di una Flotilla libanese diretta a Gaza. “Tutti gli Stati della regione, siano essi con o senza formali relazioni diplomatiche con Israele, dovrebbero capire che queste navi sono negative per gli equilibri di tutta la regione mediorientale”, ha dichiarato lo scorso venerdì il Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman. Più duro il Ministro della Difesa il laburista Ehud Barak, che ha dissociato la questione umanitaria con il fine della Flotilla. “La nave che si sta preparando a salpare dal Libano ha il solo scopo di aiutare le organizzazioni terroristiche attive nella Striscia di Gaza. Se partirà - ha dichiarato il ministro - saremo costretti e fermarla e scortarla fino al porto di Ashdod”. Dopo le lamentele e le proteste israeliane sono giunte le posizioni ufficiali di Beirut e Nicosia. Il governo libanese ha negato alla Mariam l’autorizzazione a salpare e navigare direttamente verso Gaza. Israele e Libano sono infatti due Stati nemici e belligeranti, e poiché la Striscia di Gaza e sottoposta al regime di controllo militare israeliano, la Mariam è obbligata a passare attraverso un terzo Paese - in questo caso Cipro - prima di entrare nelle acque territoriali palestinesi. Ma da Cipro è giunto un altro no. Il governo cipriota ha fatto sapere la propria indisponibilità ad accogliere la Mariam. L’ambasciatore cipriota in Libano, Kyriacos Kouros, ha dichiarato: “Abbiamo deciso che quella nave non avrà l’autorizzazione necessaria per entrare nelle acque territoriali cipriote, e se giungerà in uno qualsiasi dei porti dell’isola i suoi passeggeri verranno deportati nei loro paesi d’origine”. Il no cipriota ha rafforzato la decisione del governo libanese di non concedere l’autorizzazione a salpare. Ghazi Aridi, Ministro dei Trasporti libanese ha infatti affermato che “la nave non salperà, almeno fino a quando essa non otterrà dalle autorità di Nicosia l’autorizzazione ad entrare in territorio cipriota”. Sponsorizza dall’organizzazione ‘Free Palestine Movement’ e dall’associazione libanese ‘Reporters without Bounds’, la Flotilla libanese sarebbe stata composta da due navi: la Mariam con circa 50 passeggeri, tutte attiviste donne libanesi; e la Julia, rinominata Naji al Ali in onore del più importante fumettista palestinese e anch’essa con circa 50 passeggeri, tutti giornalisti. Secondo gli organizzatori, la Flotilla avrebbe dovuto lasciare il porto di Tripoli la scorsa domenica, carica di passeggeri e di prodotti alimentari e medicinali per la popolazione di Gaza, ma la mancanza delle autorizzazioni necessarie obbliga le due navi a rimanere ormeggiate a Tripoli e gli organizzatori a fare il dietro front mediatico. Samar al-Hajj, famosa avvocato libanese e una delle organizzatrici della Flotilla ha dichiarato: “Al momento non partiamo. Stiamo lavorando per cercare un altro porto da cui salpare. Ci sono ostacoli, difficoltà, ma non ci scoraggeremo facilmente”. La portavoce della nave Mariam, Rima Farah, ha invece dichiarato che “il viaggio non è stato cancellato, ma posticipato perché è la realtà delle cose che al momento ce lo impone”. Negando l’autorizzazione a salpare, Beirut compie un gesto di distensione che va sommato alla legge recentemente approvata dal Parlamento libanese che garantirà un permesso di lavoro al mezzo milione di profughi palestinesi ancora presenti nel sud del Libano. Ciò, infatti, potrebbe costituire un possibile prologo alla naturalizzazione libanese dei profughi palestinesi che potrebbe trasformerebbe il diritto al ritorno in Palestina - uno degli ostacoli più importanti al processo di pace - in un diritto più formale che sostanziale. Sono segnali positivi probabilmente attuati in vista della ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi annunciati dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, per il prossimo 2 Settembre a Washington D.C.. Articolo: Alessandro Di Maio (pubblicato il 24 Agosto 2010) |
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| Last Updated ( Tuesday, 24 August 2010 ) |
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Port-au-Prince, Haiti - The plight of Haiti's children has got much worse since the earthquake. But it was also grim for many before the disaster, too. For decades, many children here have been given away to other families, usually ones they do not know, by parents who are too poor to feed and clothe them. Many of these children, known as restaveks, do not go to school, are made to do strenuous chores without pay and are often beaten and abused.
Accra, Ghana - Ghana's president has said he does not think military force will solve the post-election deadlock in Ivory Coast. John Atta Mills also said Ghana would not take sides in the stand-off between incumbent leader Laurent Gbagbo and his rival, Alassane Ouattara. The international community has recognised Mr Ouattara as the winner of November's presidential election and urged Mr Gbagbo to quit.
Budapest, Hungary - After a warning from the EU that the controversy over Hungary's broad new media law could undermine the country's six-month presidency of the bloc, Prime Minister Viktor Orban abandoned his fiery language against the law's European critics, emphasizing that he would make changes if the law proved incompatible with European legislation.
Tokyo, Japan - A U.S. envoy said he had productive discussions with Japanese officials about the crisis on the Korean peninsula, ending a week of meetings in three countries on ending tensions between North and South Korea. Stephen Bosworth, Washington's special envoy for North Korea policy, met with Japanese Vice Foreign Minister Kenichiro Sasae for about 30 minutes. He arrived in Tokyo after holding similar talks in Beijing and Seoul.
Camberra, Australia - A former inmate at the U.S. military prison at Guantanamo Bay has dropped a lawsuit against the Australian government that accused it of complicity in torture he says he suffered while in detention. Mamdouh Habib reached an out-of-court settlement with the government for an undisclosed sum, both parties said Saturday. Habib, an Australian citizen, was arrested in Pakistan in late 2001 and held for three years without charge before being returned to Australia in 2005.