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John Fante, Chiedi alla polvere PDF Print E-mail
Written by Lucia Bartolone   
Sunday, 19 September 2010

“Così l’ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c’è una ragazza ingannata dall’idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro”. Questo è ciò che dice John Fante nella prefazione di Chiedi alla polvere, il più famoso tra i romanzi dello scrittore statunitense.

  Consapevole del fatto che questo libro non è certo uno degli ultimi arrivati tra gli scaffali delle librerie ( la data di pubblicazione risale al 1939), non ho potuto proprio fare a meno di inserirlo tra le mie recensioni, perché ritengo che alcuni romanzi, e credo di parlare a nome di ogni tenace bookworm ( letteralmente, topo di biblioteca), siano senza tempo. La storia di Arturo Bandini,  protagonista del capolavoro di Fante e alter – ego dello scrittore, ha affascinato intere generazioni, quasi permettendo ad ogni giovane lettore di immedesimarsi appieno in questo personaggio così affascinante ed eclettico, a tratti maldestro e crudele.

Come ben dice Alessandro Baricco nell’introduzione di Chiedi alla polvere, questo romanzo è costruito su tre storie: un ventenne che sogna di diventare uno scrittore, un ventenne cattolico che cerca di vivere nonostante il fatto di essere cattolico e un ventenne italoamericano che si innamora perdutamente di una ragazza ispanoamericana. Basta fondere queste tre storie in una per ottenere un unico giovane ventenne: Arturo Bandini. Ambientato in California ai tempi della Grande Depressione, narra le vicissitudini di Bandini alle prese con la sua disperata voglia di diventare uno scrittore di successo: Arturo non scrive per vocazione, ma per denaro. Scrive perché ha fame, perché vuole donne ricche al suo fianco e vuole possedere Los Angeles.

Il Bandini cattolico rappresenta quasi un contro senso di fronte alle ambizioni pretenziose del Bandini scrittore: eppure la matrice cattolica che risiede in lui si deve ad un particolare istinto che lo porta a vedere la vita come una sequenza di colpa e castigo. A volte, il senso di colpa, arriva ancor prima di commettere il peccato. Nel dodicesimo capitolo Arturo finisce a letto con una donna fragile e addolorata, a cui non può che fare del male. La mattina dopo la terra trema a Los Angeles: il Bandini cattolico ritiene sia un castigo divino. Ma la contraddizione più grande si manifesta in Camilla Lopez: lei << che a parte il contorno del viso e il candore dei denti, non era bella >>, è una cameriera messicana di cui Arturo s’ innamora.

Il loro rapporto è costellato di incomprensioni: seppur innamorato disperamene di lei, Arturo non fa altro che schernirla e disprezzarla. E Camilla l’odiava per questo. Bandini, standole accanto, poteva percepire il suo odio e questo lo portava ad amarla ancor di più. Lui che, quando l’ebbe vicino la prima volta che fecero l’amore, credette di essere diventato di legno, << senza più sentimenti, se non il panico e la sensazione che lei fosse troppo bella per me, anzi, più bella e salda di me. Mi rese estraneo a me stesso >>. La sua più grande contraddizione è il “desiderio senza passione”. Camilla, drogata di marijuana, lo abbandonerà sparendo per sempre.

Fante alterna una prosa filante, umoristica e leggera all’uso di un registro dal tono poetico, quasi “cantato”, perfetto per descrivere l’amore fantasma di Arturo per Camilla Lopez.

 

Lucia Bartolone

(pubblicato il 19/09/2010)

Last Updated ( Sunday, 19 September 2010 )
 
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Australia floods cause years of damage

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