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Gazprom e Wintershall tornano a estrarre in Libia PDF Print E-mail
Written by Alessio Stilo   
Sunday, 23 October 2011

Il gigante petrolifero tedesco Wintershall ha ripreso l’estrazione di petrolio in Libia, in un giacimento a sud-est di Tripoli, congiuntamente con il gigante energetico russo Gazprom, che detiene il 49% del suo asset.

 


 

Alla vigilia il ministero dell’energia aveva auspicato il prosieguo della collaborazione in quanto si ritiene che le nuove autorità libiche rispetteranno gli impegni assunti dal precedente regime. Prima della sospensione – avvenuta in febbraio a causa dello scoppio della guerra civile – Wintershall produceva in Libia 100 mila barili di petrolio al giorno sin dal 1958. Secondo una nota della stessa società, le strutture sarebbero uscite indenni dai bombardamenti della Nato e dagli scontri ribelli-lealisti, fattore che ha consentito la ripresa delle estrazioni e la produzione di 20 mila barili al giorno nell’attesa di una stabilizzazione tecnica.

Secondo l’esperto di problemi energetici Serghej Pikin,  il Consiglio nazionale di transizione della Libia dovrebbe seguire una politica pragmatica:

Per il  nuovo governo libico è essenziale dare una accelerazione all’economica. Questo non è il momento per cambiare clienti e fornitori. Quelli del passato hanno esperienza e conoscenze. Adesso bisogna ripristinare la produzione petrolifera e quindi è essenziale che ritornino ai loro posti tutti coloro che hanno già lavorato. Al momento il petrolio rappresenta l’unica voce di entrata”.

Più difficile la situazione sul bacino Elephant, sito a 800 chilometri a sud di Tripoli e la cui denominazione rispecchia le sue gigantesche dimensioni. Gazprom ne possiede una quota acquisita dall’Eni in cambio dell’accesso al progetto “Severenerghja” in Russia. L’accordo è stato formalizzato al Forum economico di Soci. Gli impianti esistenti sono stati tuttavia danneggiati dalla guerra per cui la ripresa non sarà immediata. Boris Zilbermints, numero due di Gazprom Neft, la divisione petrolifera del gigante russo Gazprom, aveva asserito in un’intervista alla Reuters che la società sarebbe tornata in Libia una volta terminato il conflitto.

Prima della crisi la Libia faceva parte dei primi venti produttori di petrolio: l’80% dell’export era diretto in Europa e principalmente in Italia e Francia, ma anche in Cina. La quota di petrolio libico nel mondo è stata però sempre modesta, meno del 2%, per cui la cessazione delle forniture e adesso il loro ripristino non hanno influito considerevolmente sul prezzo del greggio. Gazprom considera alquanto pregiato il suolo libico, ritenuto il più grande detentore di riserve accertate di “greggio dolce” (5,1 miliardi di tonnellate) in Africa e il quinto tra i paesi membri dell’Opec.

Secondo l’Opec la Libia avrà bisogno di 2-3 anni per tornare al livello produttivo pre-bellico di un milione e 600 mila barili. Nondimeno codeste sono previsioni ottimistiche smentite da analoghe realtà come l’Iraq. Il governo russo sta preparando le proposte per la piena ripresa della collaborazione con la Libia, analizzando svariati scenari.

Alessio Stilo

(pubblicato il 23 ottobre 2011)

Last Updated ( Sunday, 23 October 2011 )
 
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