La nuova stazione radar di Kaliningrad e le prospettive militari russe
Written by Alessio Stilo   
Saturday, 03 December 2011

Il comandante delle forze russe della difesa aerospaziale, Oleg Ostapenko, ha annunciato l’inaugurazione della nuova stazione radar “Voronezh-DM” in servizio operativo-sperimentale a Kaliningrad – l’enclave russa sul Baltico – destinata a controllare lo spazio aereo-spaziale dal Polo Nord all’Africa settentrionale. Con un raggio d’azione di 6 mila km, è in grado di individuare gli obiettivi in tutta l’area atlantica e fornire informazioni su minacce missilistiche ai centri di comando. Il placet di Medvedev per la messa in opera della stazione è arrivato il 23 Novembre, come contromisura rispetto alla decisione degli USA di cessare l’adempimento degli impegni verso la Russia nell’ambito del “Trattato sugli armamenti convenzionali in Europa”.

 


 

A differenza delle stazioni della precedente generazione,  la “Voronezh-DM" consuma il 40% di energia in meno e all’occorrenza può essere ridislocata in modo operativo. L’entrata in esercizio della “Voronezh” compensa la perdita della stazione in Lettonia, che nel periodo sovietico teneva sotto controllo tutta l’Europa occidentale e l’Atlantico settentrionale, ossia i territori dai quali sarebbe potuto partire un attacco missilistico contro l’allora URSS. La nuova stazione è in grado di controllare il lancio di qualsiasi missile dal territorio europeo e dai sommergibili strategici nell’Oceano atlantico.

Il suo avvio è un segnale che la Russia è pronta a dare una risposta adeguata alla minaccia da parte del sistema di difesa antimissile degli Usa. È quanto dichiarato dall’inquilino del Cremlino Dmitry Medvedev:

"La Stazione radar “Voronezh-DM"  è uno strumento di controllo dello spazio aereo-spaziale  e come tale non implica nessuna minaccia ai paesi confinanti. La sua installazione non chiude le porte per il dialogo, per la possibilità di portare avanti la discussione dei problemi che conduciamo con i nostri partner. Le sue prestazioni tecniche consentono di usare l’informazione ottenuta nell’interesse del sistema di difesa antimissile paneuropeo. Ma nel caso in commento gli approcci definitivi devono essere formulati dai paesi della Nato, dagli USA e dai partner europei. In ogni caso non ci possono soddisfare più le dichiarazioni ordinarie che il sistema, in fase di creazione, per il passaggio a tappe ed adattivo alla difesa antimissile europea non è puntato contro la Russia. Purtroppo, queste dichiarazioni orali non garantiscono la difesa dei nostri interessi. Se saranno fatti dei passi diversi, naturalmente, siamo pronti a studiarli. Ma le dichiarazioni orali sono insufficienti!  Tuttavia la stazione radar che ha già cominciato a funzionare a Kaliningrad non sarà usata contro di voi, anzi sarà usata sia nel vostro interesse che per la soluzione dei problemi da noi affrontati".

Allo stato attuale solo la Russia e gli Stati Uniti detengono tre segmenti di difesa antimissile:  apparecchi spaziali, stazioni radar  e sistemi missilistici. Peraltro Mosca aveva già reso noto che userà le sue basi nel sud del Paese e la sua enclave in Europa centrale, Kaliningrad, per dislocare "moderni sistemi di difesa" – incluso il dispiegamento dei missili “Iskander” – in risposta alla distribuzione del sistema missilistico che gli Usa intendono sviluppare con basi in Europa.

Nondimeno, il Cremlino aveva minacciato il dispiegamento di missili tattici in Bielorussia e ai suoi confini qualora fossero falliti i colloqui con Washington sui piani di difesa missilistica europea, secondo quanto appreso da fonti diplomatiche dell’Interfax. Conformemente ai dati della stessa fonte, Mosca potrebbe collocare vettori Iskander in Bielorussia e nella regione di Krasnodar in Russia.

Konstantin Kossachev, capo del Comitato Esteri della Duma, ha confermato ai microfoni de “La Voce della Russia” che le asserzioni sulle contromisure russe sono un avvertimento:

"È un segnale ai nostri partner che le possibilità di raggiungere delle intese in questo campo non sono ancora esaurite, che in caso di cambiamento della posizione di Washington si conserva la possibilità di mantenere la collaborazione nel campo della stabilità strategica tra la Russia e gli Usa, tra la Russia e la Nato".

Giorni fa il rappresentante permanente della Russia presso la Nato, Dmitry Rogosin, ha affermato che gli Usa, avviando sistemi difensivi strategici, giocoforza provocheranno una nuova corsa agli armamenti.

In tal senso va inquadrato la recente revoca, da parte di 14 Paesi della Nato, del “Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa” (Cfe), comunicato il 22 novembre scorso all’OCSE. Il Cfe fu ratificato nel 1990 fra i membri dell’Alleanza Atlantica e gli aderenti al Patto di Varsavia per il controllo e l'equilibrio degli armamenti convenzionali tra le nazioni dell'est e quelle dell'ovest. Una volta sciolto il Patto di Varsavia, l'accordo fu esteso a tutti quei territori che prima cadevano sotto il suo protettorato.

Nel 2007 si ebbero i primi attriti: in seguito al breve conflitto russo-georgiano, la Nato accusò Mosca di non aver rispettato i patti stabiliti nell'accordo. Il 26 aprile dello stesso anno Putin chiese una riformulazione del trattato, prontamente rifiutata, motivo per il quale l’allora presidente russo emise un decreto per la sospensione degli obblighi derivanti dal Cfe, effettivo 150 giorni dopo l’emissione, dichiarando il decreto una misura derivante da “circostanze straordinarie che coinvolgono la sicurezza della Federazione Russa e richiedono misure immediate” e notificando l'annuncio tramite un memorandum inviato ai Paesi Bassi e rivolto alla Nato.

Sulla scorta della decisione degli Stati Uniti, altri 14 Paesi hanno scelto di distaccarsi dal Cfe e pare che altri 28 membri siano in procinto di farlo. La revoca del Cfe da parte dei Paesi europei membri della Nato inferirà probabilmente sullo scenario militare del Cremlino, al quale non verranno più riferite informazioni sulle forze convenzionali in Europa.

Alessio Stilo

(pubblicato il 3 dicembre 2011)