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Stefano Bossotto

 

Nigeria, un paese sotto il controllo delle multinazionali
di Stefano Bassotto
La Nigeria è il più popoloso paese dell’Africa, è anche l’ottavo produttore di petrolio al mondo, ma venti milioni di abitanti vivono con un dollaro al giorno.
Le popolazioni vivevano in un ecosistema fluviale fragilissimo, sostentandosi con l’agricoltura e la pesca fino al 1956 quando iniziarono le prime estrazioni petrolifere da parte della Shell. Negli anni sono poi subentrate moltissime altre compagnie e si sono succeduti molti governi dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna avvenuta nel 1960. Oggi invece la foresta è devastata dalle fiamme e dalle esplosioni a causa dall’estrazione del greggio che viene bruciato a cielo aperto senza tenere conto degli effetti disastrosi dell’inquinamento. Questa pratica ha portato all’aumento di tumori e di malattie respiratorie nella popolazione dovute soprattutto alla notevole quantità di benzene immessa nell’atmosfera.
Nel 1993 Ken Saro Wiwa si mobilitò insieme a trecentomila Ogoni per protestare contro la Shell, il 10 novembre 1995 venne impiccato insieme ad 8 suoi connazionali sulla base di un falso processo senza garanzie. Tale processo fu condannato dalla comunità internazionale.
Nel 1999 fini la dittatura, ma la situazione non migliorò, iniziò così un’escalation della protesta, prima pacifica, con l’occupazione di alcune piattaforme petrolifere, e poi via via sempre più dura con sabotaggi, rapimenti, omicidi.
Il Movimento di Emancipazione del Delta del Niger (Mend) richiede alle multinazionali, ma soprattutto al governo la fine del saccheggio indiscriminato del territorio, una più equa ripartizione delle ricchezze petrolifere, risarcimento del debito ecologico e fine della presenza militare, soprattutto delle milizie mercenarie ingaggiate dalle compagnie petrolifere. Le trattative sono sempre fallite data la debolezza del governo nigeriano rispetto a colossi multinazionali come la Shell, Chevron-Texaco ed Eni. Migliaia di persone hanno perso le case e i loro mezzi di sostentamento per “consentire” alle grandi multinazionali di costruire piattaforme di trivellazione e cinquemila chilometri di oleodotti che in molte occasioni attraversano i centri abitati. Il fenomeno del furto di carburante dalle condutture provoca ogni anno centinaia di vittime fra la popolazione che cerca in ogni modo di uscire da una condizione di estrema povertà. Capita che i furti maggiori vengano perpetrati da gruppi organizzati, soprattutto fra lavoratori degli stessi stabilimenti, ma purtroppo chi ci rimette sono i piccoli gruppi che cercano di recuperare quanto possono per arrivare ad una dignitosa condizione di vita.

-- pubblicato il 14 Gennaio 2007 --
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