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La Nigeria è
il più popoloso paese dell’Africa, è anche
l’ottavo produttore di petrolio al mondo, ma venti milioni
di abitanti vivono con un dollaro al giorno.
Le popolazioni vivevano in un ecosistema fluviale fragilissimo,
sostentandosi con l’agricoltura e la pesca fino al 1956
quando iniziarono le prime estrazioni petrolifere da parte
della Shell. Negli anni sono poi subentrate moltissime altre
compagnie e si sono succeduti molti governi dopo l’indipendenza
dalla Gran Bretagna avvenuta nel 1960. Oggi invece la foresta
è devastata dalle fiamme e dalle esplosioni a causa
dall’estrazione del greggio che viene bruciato a cielo
aperto senza tenere conto degli effetti disastrosi dell’inquinamento.
Questa pratica ha portato all’aumento di tumori e di
malattie respiratorie nella popolazione dovute soprattutto
alla notevole quantità di benzene immessa nell’atmosfera.
Nel 1993 Ken Saro Wiwa si mobilitò insieme a trecentomila
Ogoni per protestare contro la Shell, il 10 novembre 1995
venne impiccato insieme ad 8 suoi connazionali sulla base
di un falso processo senza garanzie. Tale processo fu condannato
dalla comunità internazionale.
Nel 1999 fini la dittatura, ma la situazione non migliorò,
iniziò così un’escalation della protesta,
prima pacifica, con l’occupazione di alcune piattaforme
petrolifere, e poi via via sempre più dura con sabotaggi,
rapimenti, omicidi.
Il Movimento di Emancipazione del Delta del Niger (Mend) richiede
alle multinazionali, ma soprattutto al governo la fine del
saccheggio indiscriminato del territorio, una più equa
ripartizione delle ricchezze petrolifere, risarcimento del
debito ecologico e fine della presenza militare, soprattutto
delle milizie mercenarie ingaggiate dalle compagnie petrolifere.
Le trattative sono sempre fallite data la debolezza del governo
nigeriano rispetto a colossi multinazionali come la Shell,
Chevron-Texaco ed Eni. Migliaia di persone hanno perso le
case e i loro mezzi di sostentamento per “consentire”
alle grandi multinazionali di costruire piattaforme di trivellazione
e cinquemila chilometri di oleodotti che in molte occasioni
attraversano i centri abitati. Il fenomeno del furto di carburante
dalle condutture provoca ogni anno centinaia di vittime fra
la popolazione che cerca in ogni modo di uscire da una condizione
di estrema povertà. Capita che i furti maggiori vengano
perpetrati da gruppi organizzati, soprattutto fra lavoratori
degli stessi stabilimenti, ma purtroppo chi ci rimette sono
i piccoli gruppi che cercano di recuperare quanto possono
per arrivare ad una dignitosa condizione di vita.
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