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Filippo Benedetti Valentini

 

 

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Pena capitale per l’assassino di Lusignano

di Filippo Benedetti Valentini

Condannato a morte Karim Zimach, marocchino,  per l’omicidio del diplomatico italiano dell’Unione Europea Alessandro Missir di Lusingano e di sua moglie Ariane Lagaze di nazionalità belga. La condanna è scattata martedì 20 Febbraio dalla Corte d’Assise di Salè, località a nord di Rabat, capitale del Marocco. Le accuse, di omicidio volontario premeditato, furto aggravato, possesso e assunzione di sostanze stupefacenti.

Il 19 settembre Zimach, proprietario di un internet cafè nel quartiere Témara a Rabat, nessun precedente penale, uccise a coltellate Lusingano e la moglie all’interno della loro abitazione, nel quartiere residenziale Hay Riad della città, sotto gli occhi di uno dei quattro figli della coppia presenti in casa. Il bambino aveva potuto così fornire un’identikit dell’assassino permettendo alla polizia marocchina di fermarlo circa ventiquattro ore dopo, nel quartiere Akkari, a bordo della Peugeot 307, sottratta dall’abitazione del diplomatico dopo il duplice omicidio. A bordo dell’autovettura trovati anche un televisore ed un telefono cellulare. Una volta arrestato il giovane marocchino confessò di aver ucciso la coppia dopo essere stato scoperto in casa, all’interno della quale si era introdotto per rubare, sotto effetto di sostanze stupefacenti, inducendo così le autorità ad abbandonare l’idea del reato di matrice terroristica.

A nulla è servito l’intervento del difensore del giovane, Mohamed Hilal, che aveva richiesto alla corte la concessione delle attenuanti appellandosi all’assunsione di sostanze stupefacenti  da parte del suo cliente, nonché all’impossibilità di dimostrare la premeditazione del delitto. È stata così ottenuta da parte della procura la pena capitale per l’imputato.
Il Parlamento Europeo, che il 1 Febbraio scorso aveva approvato a stragrande maggioranza una risoluzione a favore di una moratoria universale sulla pena capitale, costituitosi parte civile nel processo, ha richiesto un risarcimento simbolico di un dirham, moneta locale, allo scopo di denunciare l’accanimento di Zimach sulle due vittime.
La pena di morte, ancora legale in Marocco, non era stata più esercitata dal 1993.

-- pubblicato il 25 Febbraio 2007 --
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