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Il quinto Social
Forum Mondiale si svolge dal 20 al 25 gennaio 2007 a Nairobi
in Kenia.
Per la prima volta dunque l’Africa è al centro
dell’attenzione di un Forum Mondiale il quale si ritrova
quindi immerso nella realtà di uno dei continenti più
martoriati dalla globalizzazione e dal neoliberismo.
I temi centrali del forum saranno la lotta all’AIDS,
il peso del debito, la sovranità alimentare, gli accordi
di commercio imposti dall’Europa e dai paesi più
ricchi, i diritti delle donne e il problema dell’acqua
potabile.
Per quanto riguarda gli accordi economici le tre più
grandi sigle dei contadini africani chiedono una moratoria
di almeno 20 anni prima di varare gli accordi di partenariato
economico (EPA), che dovrebbero entrare in vigore il 31 dicembre
del 2007.
Questi accordi prevedono l’annullamento dei dazi doganali,causando
una perdita di introiti all’agricoltura locale, che
non potrebbe competere con quella europea, infatti il protezionismo
alle frontiere consente, ad oggi, ai produttori africani di
essere tutelati. Le esportazioni avvengono a prezzi concorrenziali,
mentre le importazioni di prodotti europei subiscono un dazio
per favorire i prodotti locali che altrimenti scomparirebbero
per mancanza di finanziamenti.
Molti rappresentanti africani sottolineano come sia essenziale
rendere la gestione dell’acqua pubblica non consentendo
alle multinazionali di prenderne il controllo. Nei paesi nei
quali è avvenuta la privatizzazione si è assistito
ad un intervento dall’esterno dovuto più al forte
indebitamento piuttosto che ad una effettiva valutazione dell’impatto
sulle popolazioni locali, conseguenza del neoliberismo.
Un altro problema centrale del forum è quello dei migranti,
che fuggono una realtà africana che non offre loro
prospettive, lasciando i parenti ed una terra nella quale
sono molto radicati, per cercare un futuro migliore. Purtroppo
con conseguenze traumatiche dovute allo sfruttamento, sia
prima degli estenuanti viaggi verso l’Europa sia sul
suolo europeo, che all’integrazione.
Secondo Patrizia Sentinelli, vice ministro degli Esteri italiano,
“è necessario che l’Europa cambi radicalmente
la sua politica migratoria a favore della cooperazione internazionale.
Poiché la lotta contro la povertà passa attraverso
una politica di aiuti per e insieme agli africani”.
Ora si attendono le risposte dei paesi più industrializzati
per la cancellazione di debiti che strangolano le economie
locali. Ci si auspica che il futuro porti non più a
prestiti, per tenere fede ai quali i paesi devono cedere alle
pressioni della Banca mondiale con liberalizzazioni e privatizzazioni,
ma piuttosto verso donazioni che favorirebbero lo sviluppo
economico senza cadere nella rete delle multinazionali, come
propose in passato Tony Blair.
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