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Dopo 4 anni di lotte
e proteste i boscimani del Botswana vedono riconosciuti i
loro sforzi e restituite le terre abitate da migliaia di anni.
I boscimani avevano accusato il governo, nato nel 1966 dopo
l’indipendenza dal protettorato del Regno Unito, di
averli privati delle forniture d’acqua e di averli costretti
ad allontanarsi dalla regione del Kalahari conducendoli in
abitazioni al di fuori della riserva dove non potevano più
condurre il loro stile di vita.
E’ una sentenza storica perché riconosce i diritti
della popolazione e rappresenta un duro colpo per la De Beers,
compagnia diamantifera sudafricana, che aveva intenzione di
sfruttare la regione del CKGR (Central Kalahari Game Riserve),
riserva naturale del Kalahari.
La riserva naturale fu creata nei primi anni ’60, dal
1997 sono iniziate le intimidazioni ed il trasferimento forzato
dei circa 50000 abitanti in aree attrezzate che secondo le
associazioni che si battono per la difesa dei diritti umani
sono state definite “lager”.
Dall’inizio della deportazione nella regione si sono
insediati i cercatori di diamanti, risorsa della quale il
Botswana è uno dei maggiori produttori mondiale.
Ai boscimani in questi anni è stata vietata la caccia,
unica alternativa alla distribuzione controllata del cibo
da parte delle autorità, e sono stati compiuti arresti
e processi nei confronti dei gruppi che avevano infranto il
divieto.
Fra i boscimani strappati dalla loro terra e isolati in “riserve”
sono aumentati i casi di alcoolismo, la prostituzione e soprattutto
sono entrati in contatto con l’Aids, malattia sconosciuta
fino a poco tempo fa nella comunità boscimane.
Questa sentenza si spera riesca a far rientrare nelle loro
legittime terre una delle popolazioni più antiche della
terra, che altrimenti rischierebbe di sparire.
Tutto questo sperando che la De Beers non si riaffacci rivalendosi
sulla concessione che ha ottenuto per l’estrazione diamantifera
dal momento che non è garantita dal governo nessuna
assistenza alle popolazioni del CKGR.
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