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Carmelo Junior Ingegnere |
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Il paradiso perduto della Virginia Tech University
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| di
Carmelo Junior Ingegnere |
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Sembrava che non potesse mai e poi mai accadere nulla di male, in quello che molti, dall’interno e dall’esterno consideravano un paradiso, per studenti ed insegnanti. Eppure, come dimostrano i fatti, anche nell’apparente meraviglioso mondo dei campus universitari statunitensi, si celano lati oscuri, “mostri” che la pubblicità per le nuove matricole, in visita proprio il giorno in cui si è commesso il delitto, non è riuscita a esorcizzare.
Alle ore 07.15 del 16 Aprile del 2007, nel dormitorio West Amber Johnson dell’università si avvertono i primi spari e, a quanto pare, si raccolgono le prime vittime: a seguito di ciò, nel campus inizia a serpeggiare il terrore; il killer, con lucida freddezza, come affermato da alcuni ragazzi sopravvissuti alla strage, si sposta in direzione di altre aule, alla ricerca, sempre secondo i testimoni, della propria ragazza. Il massacro nella Norris Hall avviene due ore dopo. Entrato nelle rispettive classi , non molto distante da dove era stato commesso il primo omicidio, il killer sembra abbia prima ucciso uno dei professori, seguiti dai ragazzi che tentavano in tutti i modi di salvarsi, scappando all’impazzata in tutte le direzioni. Intervistati dalla televisione nazionale, i ragazzi superstiti hanno quasi tutti affermato che a colpirli di più, oltre la ferocia delle esecuzioni, è stata la freddezza con cui il giovane killer prendeva la mira sui bersagli mobili in fuga. Inoltre, come confermato dalla polizia, oltre alle vittime del fuoco omicida, ci sono da annoverare anche quelle vittime che in preda al panico si sono buttate dalle finestre, andando incontro ad un’altra tragica fine.
Eppure, nessuno avrebbe mai immaginato che una cosa del genere sarebbe successa. Non lì e non in quel modo così brutale. Secondo testimonianze di chi vi studia, proveniente da altri paesi come l’Italia, il Virginia Tech University rappresenta un posto ideale per lo studio, anzi a parere di qualcuno addirittura noioso e monotono, proprio per la mancanza di avvenimenti; questo rende ancor più eclatante ciò che è successo.
Il protagonista di questi delitti, un ragazzo di origine orientale sui vent’anni, tale Cho Seng-Hui, era al campus per studiare inglese. Schivo, molto riservato, sembrava un ragazzo arrivato lì come tanti altri, tanto da non destare nessun sospetto né tantomeno particolari attenzioni nei suoi coetanei. Eppure, c’era n lui qualcosa che non andava, tanto da farlo segnalare al “colloquio psicologico” all’interno dell’università. Sembra, da quello che ha ritrovato la polizia nella sua stanza, che avesse una forte avversione verso i “ragazzi ricchi” che riempivano l’università. A rendere ancora più inquietante l’intera vicenda è stato l’autocontrollo con cui, in sequenza, ha ucciso studenti e professori: secondo una testimonianza, mentre i ragazzi scappavano impauriti, lui prendeva la mira con calma, quasi si trattasse di un’esercitazione.
A sposare la teoria del pazzo omicida, per ragioni di comodo, sono state le multinazionali delle armi, in quanto discolperebbero di per sé l’arma ma accuserebbero i “pazzi” che ne fanno un uso “distorto”. Singolare da questo punto di vista appare la risposta data a chi li accusa di lucrare sulla legge che permette il possesso delle armi senza seri controlli: secondo i produttori se quella mattina ci fossero stati anche le vittime armate, avrebbero risposto a dovere al giovane killer asiatico. In fondo il far west non è poi così lontano.
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pubblicato il 20 Maggio 2007 -- |
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