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Alessandro Di Maio

 

 

Riarmo nucleare asiatico
di Alessandro Di Maio
I recenti sviluppi dei programmi nucleari di Iran e Corea del nord, rievocano l’espressione “axis of evil” (asse del male) che il presidente statunitense G.W. Bush utilizzò durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione del 29 gennaio 2002, riferendosi a un ipotetico complotto internazionale fra nazioni favorevoli al terrorismo e impegnate nello sviluppo di armi di distruzione di massa.
Anche se con una successiva dichiarazione da parte dell’allora sottosegretario di Stato John. R. Bolton, si aggiunsero altri “stati canaglia” – ulteriore bushismo -, l’asse del male era essenzialmente costituito dall’Iraq, dall’Iran e dalla Corea del nord.
Poi, l’anno successivo a quella famosa dichiarazione, Bush fece invadere l’Iraq alla fittizia ricerca della pistola fumante ma più in particolare per dare una dimostrazione di forza ai rimanenti stati canaglia di Iran e Corea del Nord, mediante una guerra-lampo vinta in poche settimane.
Tuttavia, poiché la guerra in Iraq continua e gli Stati Uniti sembrano iniziare a perderla, era logico aspettarsi una reazione difensiva da parte degli altri due stati canaglia che - chiamati in causa dalle dichiarazioni della prima e seconda amministrazione Bush e soprattutto da quanto sta accadendo in Iraq – hanno visto la possibilità di evitare un attacco militare statunitense nello sviluppo di un proprio programma nucleare.
Ma il riarmo nucleare asiatico potrebbe anche non fermarsi qui. Dopo l’ultimo esperimento nucleare nord-coreano, infatti, la Corea del Sud potrebbe sviluppare un proprio arsenale nucleare per rispondere ad un eventuale attacco dei cugini del nord, il Giappone - guidato dal nuovo primo ministro, Shinzo Abe - ha già fatto sapere di volersi preparare a far fronte ad una Corea del Nord provvista di missili nucleari e sembra voler cogliere la palla al balzo per trasformarsi in una potenza nucleare, e Taiwan vorrebbe fare altrettanto per rendersi invulnerabile dalla Cina.
Dunque, si è quasi sviluppata una corsa agli armamenti nucleari che non potrà essere risolta solo dagli Stati Uniti – abbastanza in difficoltà per la situazione irachena - con l’ausilio delle Nazioni Unite, ma dovrà obbligatoriamente vedere l’intervento diplomatico della Cina da cui potrebbero dipendere numerose scelte del governo nord coreano.
-- pubblicato il 18 Febbraio 2007 --
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