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I recenti sviluppi
dei programmi nucleari di Iran e Corea del nord, rievocano
l’espressione “axis of evil” (asse del male)
che il presidente statunitense G.W. Bush utilizzò durante
il suo discorso sullo Stato dell’Unione del 29 gennaio
2002, riferendosi a un ipotetico complotto internazionale
fra nazioni favorevoli al terrorismo e impegnate nello sviluppo
di armi di distruzione di massa.
Anche se con una successiva dichiarazione da parte dell’allora
sottosegretario di Stato John. R. Bolton, si aggiunsero altri
“stati canaglia” – ulteriore bushismo -,
l’asse del male era essenzialmente costituito dall’Iraq,
dall’Iran e dalla Corea del nord.
Poi, l’anno successivo a quella famosa dichiarazione,
Bush fece invadere l’Iraq alla fittizia ricerca della
pistola fumante ma più in particolare per dare una
dimostrazione di forza ai rimanenti stati canaglia di Iran
e Corea del Nord, mediante una guerra-lampo vinta in poche
settimane.
Tuttavia, poiché la guerra in Iraq continua e gli Stati
Uniti sembrano iniziare a perderla, era logico aspettarsi
una reazione difensiva da parte degli altri due stati canaglia
che - chiamati in causa dalle dichiarazioni della prima e
seconda amministrazione Bush e soprattutto da quanto sta accadendo
in Iraq – hanno visto la possibilità di evitare
un attacco militare statunitense nello sviluppo di un proprio
programma nucleare.
Ma il riarmo nucleare asiatico potrebbe anche non fermarsi
qui. Dopo l’ultimo esperimento nucleare nord-coreano,
infatti, la Corea del Sud potrebbe sviluppare un proprio arsenale
nucleare per rispondere ad un eventuale attacco dei cugini
del nord, il Giappone - guidato dal nuovo primo ministro,
Shinzo Abe - ha già fatto sapere di volersi preparare
a far fronte ad una Corea del Nord provvista di missili nucleari
e sembra voler cogliere la palla al balzo per trasformarsi
in una potenza nucleare, e Taiwan vorrebbe fare altrettanto
per rendersi invulnerabile dalla Cina.
Dunque, si è quasi sviluppata una corsa agli armamenti
nucleari che non potrà essere risolta solo dagli Stati
Uniti – abbastanza in difficoltà per la situazione
irachena - con l’ausilio delle Nazioni Unite, ma dovrà
obbligatoriamente vedere l’intervento diplomatico della
Cina da cui potrebbero dipendere numerose scelte del governo
nord coreano. |