L’attività dei corrispondenti
di guerra non è mai stata tanto determinante come
nel caso in cui la Casa Bianca si vide costretta a ritirare
le proprie truppe dal Vietnam. Così determinante
che nell’estate del ’90, alla vigilia della
partenza per il Golfo, il Generale Schwarzkopf fu ricevuto
da George Bush che lo avvertì: “Faccia in modo
che non dobbiamo combattere più con un braccio legato
dietro la schiena”. La corda che legava quel braccio
erano i racconti di chi aveva visto le atrocità della
guerra per poi raccontarle.
Da questa dichiarazione Mimmo Càndito ( corrispondente
de “La Stampa” e presidente di “Reporters
senza frontiere”) prende spunto per il titolo di un
libro che non è solo la raccolta delle esperienze
professionali di alcuni tra i più importanti reporters
italiani che hanno osservato i conflitti armati da vicino
(Luigi Baldelli, Lorenzo Bianchi, Giovanna Botteri, Mimmo
Candito, Toni Capuozzo, Maurizio Chierici, Lorenzo Cremonesi,
Bruno Crimi, Vittorio Dell'Uva, Fabrizio Del Noce, Toni
Fontana, Marco Guidi, Luciano Gulli, Lucio Lami, Monica
Maggioni, Gian Micalessin, Ettore Mo, Claudio Monici, Alberto
Negri, Ferdinando Pellegrini, Giovanni Porzio, Ennio Remondino,
Gigi Riva, Carlo Rossella, Giuliana Sgrena, Gabriella Simoni,
Giorgio Torchia, Ugo Tramballi, Bernardo Valli), ma anche
la testimonianza di chi ha sentito il ferro gelido della
guerra puntato alla nuca, le violenze, le minacce, gli eterni
silenzi che seguono i colpi di mortaio.
Le storie di molti colleghi dei giornalisti qui sopra riportati
non sono mai state raccontate, purtroppo, fino in fondo.
Nelle ultime pagine del libro segue infatti una triste e
sconcertante appendice dedicata alle persone che negli ultimi
dieci anni hanno perso la vita per far sì che noi
tutti potessimo sapere cosa stesse succedendo dall’altro
capo del mondo mentre sedevamo in poltrona, leggendo i giornali
o guardando le immagini dei servizi televisivi, a volte
superficiali, a volte fantasiosi.
Ma questa importante raccolta è anche una interessantissima
riflessione su cosa significhi oggi esercitare la professione
del reporter dopo l’avvento dei giornalisti cosiddetti
“embedded” e le breaking news televisive, che
hanno avuto l’effetto di spettacolarizzare la morte
degli individui mettendo così a repentaglio non solo
la libertà per i professionisti di raccontare, ma
soprattutto quella che è il fine imprescindibile
dell’informazione: la Verità.
Un libro, insomma, che permette di conoscere i problematici
aspetti della professione giornalistica attraverso il racconto
di figure umane spesso rivelate sotto forma di carta stampata
destinata quindi, ad essere presto dimenticata al sopraggiungere
di nuove notizie.
Titolo: Il
braccio legato dietro la schiena
A cura di: Mimmo Càndito
Casa editrice: Baldini Castoldi
Dalai editore
Anno di pubblicazione: Milano,
2004
Pagine: 446
Prezzo: 15.60 €
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