“Il cielo, la terra e quel che sta nel mezzo” non è solo un romanzo, è la descrizione di ciò che fu la c.d. generazione rubata. E’ la narrazione di un dramma australiano, di un dramma umano e sociale, quello dell’allontanamento coercitivo dai propri genitori dei giovani aborigeni vissuti prima dell’inizio della seconda metà del secolo scorso.
Una donna aborigena da alla luce due gemelli, una femmina e un maschio, che gli vengono sottratti per legge per essere affidati alla società dei bianchi.
Il maschio, assegnato ad una famiglia americana, cresce solo e privo d’affetto. La sua diversità gli viene fatta pesare e con l’adolescenza è vittima dell’alienazione che ancora oggi colpisce pesantemente il popolo aborigeno. Alcool e furti causano la sua detenzione in un carcere statunitense.
La bambina viene mandata in un orfanotrofio dove suore poco devote a Dio la detengono fino ai sedici anni, quando, lasciando l’orfanotrofio, trova la crude realtà cittadina. Lavora duro e si rifugia nella lettura. Poi il richiamo di un popolo millenario, di tradizioni risalenti alla Creazione, la conquistano. Lascia la città e diventa Mapyal.
I due non si conoscono e sono convinti di non avere alcun parente, ma l’ostinazione di Mapyal per il riscatto di una popolazione più volte umiliata li farà rincontrare.
Il romanzo di Marlo Morgan intriga, rattrista, fa vergognare e piangere. Si legge d’un fiato e la sua scrittura semplice lo rende a portata di tutti.
E’un libro che, benché narri la storia di <<due gemelli aborigeni separati fin dalla nascita e alla ricerca delle proprie radici nel cuore dell’Australia>>, tocca la coscienza di tutti noi.
Titolo
dell’opera: “Il cielo, la terra e quel che sta nel mezzo”
Autore: Marlo Morgan
Casa editrice: Romanzo Sonzogno
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