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di Carmelo Ingegnere

 

Recensione de “Il peccato originale del novecento”
di Carmelo Ingegnere

Fina dalle prime battute del testo, l’autore mette subito in risalto il parallelo fatto dagli storici e pubblicisti liberali tra comunismo e nazismo. Secondo l’autore, non solo si tenta una quanto mai improbabile equiparazione, ma, rifacendosi alle tesi dello storico tedesco Nolte, secondo la quale il nazismo fu una risposta “difensiva” al comunismo, che iniziava già sul nascere a spargere terrore e morte, si ridimensionerebbe il ruolo avuto dalle nazioni “liberali” nelle colonie o nelle politiche repressive interne. Al di là del suo percorso storico, il comunismo è stato decisivo non solo perché grazie ad esso molte persone godettero di diritti prima impensabili, ma anche per la spinta propulsiva che venne data a tutti quei paesi occupati dalle potenze straniere a liberarsi ed iniziare quel periodo storico denominato “decolonizzazione”. L’autore svela la vera faccia del liberalismo europeo ed americano: da una parte c’è la “democrazia dei signori”, quella dei capitalisti, che non considera il proletariato con diritti di “cittadinanza”. La teoria nazista delle razze trova la sua genesi nelle colonie, dove gli abitanti vengono considerati alla stregua di barbari, da domare e soggiogare. Le politiche razziste vengono portate in Europa, per la prima volta dai nazisti, che hanno dei riferimenti nella politica repressiva espressa dagli Stati Uniti contro gli indiani (le riserve indiane si trasformano in campi di concentramento per gli ebrei e gli oppositori politici), nel colonialismo francese ed inglese. A questo si opposero i rivoluzionari russi, che col loro sforzo fecero rialzare la testa ai popoli sfruttati di ogni continente. Il tentativo rivoluzionario tuttavia trovò seri problemi a realizzarsi, causati da motivi interni (guerra civile) ed esterni (pressioni internazionali), che portarono a scelte autoritarie e repressive. La repressione interna però non può essere assimilata ad un vero e proprio “genocidio di classe”, come viene definito dagli autori de Il libro nero del comunismo, accostandolo così al “genocidio di razza” operato dai nazisti. In realtà, queste ed altre forzature servono agli autori per dimostrare la fallacia di ogni tentativo radicale di cambiamento sociale, operato soprattutto a danno delle classi egemoni. "Il peccato originale del novecento" è un agile libro, ben scritto, che può servire a chi, obnubilato da anni di neo liberismo capitalista, non riesce a vedere nessuna alternativa possibile a questo mondo ed ai miliardi di cittadini del globo che vogliono risposte ad un sistema ingiusto che li condanna ogni giorno di più.

Titolo: “Il peccato originale del novecento”
Autore: Domenico Losurdo
Casa editrice: Laterza
Prezzo: 4,65 Euro
Pagine: 90

 
(pubblicato il 22 Ottobre 2006)
 

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