Fina dalle prime battute del testo,
l’autore mette subito in risalto il parallelo fatto
dagli storici e pubblicisti liberali tra comunismo e nazismo.
Secondo l’autore, non solo si tenta una quanto mai
improbabile equiparazione, ma, rifacendosi alle tesi dello
storico tedesco Nolte, secondo la quale il nazismo fu una
risposta “difensiva” al comunismo, che iniziava
già sul nascere a spargere terrore e morte, si ridimensionerebbe
il ruolo avuto dalle nazioni “liberali” nelle
colonie o nelle politiche repressive interne. Al di là
del suo percorso storico, il comunismo è stato decisivo
non solo perché grazie ad esso molte persone godettero
di diritti prima impensabili, ma anche per la spinta propulsiva
che venne data a tutti quei paesi occupati dalle potenze
straniere a liberarsi ed iniziare quel periodo storico denominato
“decolonizzazione”. L’autore svela la
vera faccia del liberalismo europeo ed americano: da una
parte c’è la “democrazia dei signori”,
quella dei capitalisti, che non considera il proletariato
con diritti di “cittadinanza”. La teoria nazista
delle razze trova la sua genesi nelle colonie, dove gli
abitanti vengono considerati alla stregua di barbari, da
domare e soggiogare. Le politiche razziste vengono portate
in Europa, per la prima volta dai nazisti, che hanno dei
riferimenti nella politica repressiva espressa dagli Stati
Uniti contro gli indiani (le riserve indiane si trasformano
in campi di concentramento per gli ebrei e gli oppositori
politici), nel colonialismo francese ed inglese. A questo
si opposero i rivoluzionari russi, che col loro sforzo fecero
rialzare la testa ai popoli sfruttati di ogni continente.
Il tentativo rivoluzionario tuttavia trovò seri problemi
a realizzarsi, causati da motivi interni (guerra civile)
ed esterni (pressioni internazionali), che portarono a scelte
autoritarie e repressive. La repressione interna però
non può essere assimilata ad un vero e proprio “genocidio
di classe”, come viene definito dagli autori de Il
libro nero del comunismo, accostandolo così al “genocidio
di razza” operato dai nazisti. In realtà, queste
ed altre forzature servono agli autori per dimostrare la
fallacia di ogni tentativo radicale di cambiamento sociale,
operato soprattutto a danno delle classi egemoni. "Il
peccato originale del novecento" è un agile
libro, ben scritto, che può servire a chi, obnubilato
da anni di neo liberismo capitalista, non riesce a vedere
nessuna alternativa possibile a questo mondo ed ai miliardi
di cittadini del globo che vogliono risposte ad un sistema
ingiusto che li condanna ogni giorno di più.
Titolo: “Il
peccato originale del novecento”
Autore: Domenico Losurdo
Casa editrice: Laterza
Prezzo: 4,65 Euro
Pagine: 90