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Vincenzo Currò

 

Recensione de "The Black Parade" dei My Chemical Romance
di Vincenzo Currò

Etichettare un gruppo è una delle cose preferite da quei fantomatici esperti musicali che proliferano nell’etere più fastidiosi delle zanzare estive. Perché diciamo ciò? Perché vogliamo parlarvi dei My Chemical Romance e, in particolare, del loro ultimo lavoro: The Black Parade.
I My Chemical si sono formati nel 2000, ad opera di Gerard Way, frontman e mente lucidissima del gruppo. Nella loro breve storia i My Chemical Romance hanno all’attivo ben tre cd, più un live.
Un successo non indifferente lo hanno ottenuto con la loro seconda opera, “Three cheers for sweet revenge”, lavoro che però non ha soddisfatto i fini palati di qualcuno. Tornando infatti al morbo da etichetta, eccovi sfornata quella che i benpensanti hanno cucito addosso ai MCR: “gruppo emo per ragazzine e sbarbatelli in preda a pruriti adolescenziali”. Beh, complimenti a costoro.
Fermo restando che un abbaglio lo può avere chiunque, ci viene il dubbio che chi prima buttava fango, adesso sarà pronto a salire sul carro del vincitore.
Consigliamo di comprare questo cd (originale) perché è roba che merita. The Black Parade è un capolavoro senza mezzi termini. Non è presunzione, ma non si ammettono repliche. Dalla prima all’ultima traccia il disco non perde mai fiato, si fa ascoltare in un sorso.
Si tratta di un concept album, per essere più chiari, tutte le canzoni, tredici, più una ghost track, ruotano attorno ad una figura ben precisa: un ragazzo malato di cancro che sa di dover morire presto e che, con sensazioni contrastanti, va incontro alla morte. Potrebbe sembrare roba patetica e falsa, ma non lo è. Ogni brano del cd va letto dal punto di vista del protagonista, che rivive la sua vita quasi passata, con la consapevolezza, in questo caso ovvia, di chi sta andando via.
Con il brano “Dead!” il ragazzo ci informa, in maniera anche scanzonata, che sta male ed è destinato a salutarci.
Le altre canzoni si soffermano su tutto ciò che ha caratterizzato la sua esistenza. Basta ascoltare “This is how i disappear”, dove implicitamente viene fuori che l’unica persona che gli è stata vicina è la sua ragazza.
Oppure “Teenagers” e “The sharpest lives”, dove confessa i suoi problemi di alcol e droga. Il concentrato massimo di ogni emozione lo troviamo nel brano “Welcome to the black parade”, in cui il protagonista ricorda, una scena particolare di lui bambino, dalla quale, quasi delirando, butta già la sua rabbiosa storia.
Detto dell’aspetto testuale, qualche parola sulle musiche: “The black parade” è un cd con varie influenze. Ritroviamo del Queen, qualche nota di Green Day, addirittura alcuni sorsi di Radiohead e Guns’n’roses.
“Welcome to the black parade”, il primo singolo estratto, ad esempio, profuma di Queen. Attenzione però a dire puzza al posto di profuma perché i My Chemical non hanno copiato nessuno. Gerard Way, il frontman, ha sfornato roba sublime e bisogna pendere atto di ciò.
Quando canta Gerard Way sembra un camaleonte per la sua capacità di passare da un timbro vocale compassato ad uno più aggressivo, mentre i testi, pur affrontando tematiche a forte rischio retorico, sono ben distesi e affatto funerei.
Ne siamo certi, questo cd è destinato a entrare nel must di ogni fan della musica in generale. Il miscuglio di musiche e suoni è pura magia.
Insomma, l’album sembra aver giustamente stregato molti. Avevano etichettato Gerard Way come cantante da club per ragazzine, ma in realtà è un artista strepitoso, entrato di prepotenza nell’olimpo dei grandi.

Nome del gruppo: My chemical romance
Titolo dell'album: The black parade
Casa editrice: Reprise records
Anno di pubblicazione: 2006
Prezzo: 19.99 euro

-- pubblicato il 14 Gennaio 2007 --
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