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Carmelo Junior Ingegnere

 

Recensione di "Combat"

di Carmelo Junior Ingegnere

“Civilizzate la mente, rendete selvaggio il corpo”:questa del presidente Mao Tze Tung è  una delle frasi  che più colpiscono e meglio descrivono il mondo delle arti marziali, ritratto nelle foto contenute nel libro “Combat”, realizzate da Piero Pompili attraverso la frequentazione di diverse palestre e di diverse discipline praticate in lungo ed in largo per il mondo. Gli atleti ritratti rappresentano la loro disciplina e per ogni foto pubblicata viene affiancata una frase ad effetto, una citazione legata all’immagine da una suggestione tutta particolare che l’autore ha avuto nel momento di scattarla. Il risultato è un album fotografico altamente affascinante, con i lottatori ritratti come moderni gladiatori, guerrieri post moderni che sembrano a volte, come è il caso di alcuni pugili, combattere più la fame che il proprio avversario. Il mondo della lotta infatti rappresenta diverse sfaccettature, che le immagini riescono a rappresentare meglio di molti saggi sull’argomento: c’è la concentrazione che precede l’incontro, una presa di Judo da cui sembra impossibile liberarsi, la contrazione dei muscoli, le fasce bianche che legano le mani di giovani pugili con lo sguardo attento rivolto verso la macchina, lottatori di jujitsu che sembrano i protagonisti di una danza eterna, sospesa dal giudizio di valore tra bene e male, praticanti di kick boxing che si allenano solitari nel chiaroscuro di una palestra. Le sensazioni che trasmettono le foto sono le più diverse, così come diversi sono i volti dei protagonisti: pugili neri dal corpo muscolosissimo, teso e sudato; manager sornioni appoggiati alle spalle dei loro campioni; combattenti stravolti e corpi in procinto di andare al tappeto. Emerge dalle foto del libro anche la differenza tra l’agonismo vero, sentito e vissuto dei protagonisti che vivono, sudano e combattono nelle palestre e quello finto, plastificato dello spettacolo e delle scommesse, dei grossi impresari, ritratti anche questi con cellulare in mano e sigaro, seduti nei posti d’onore mentre, come ricorda la frase a lato, si comportano poco onorevolmente durante gli incontri,  riducono la lotta a puro mercato e rischiano di uccidere uno sport e la sua materia prima, la passione.
L’agonismo dei protagonisti non sembra sfociare in odio, anzi come molte discipline insegnano, si trascende chi si ha di fronte, si lotta dimenticando di sapere con chi si sta lottando, “oscurando” nella propria mente il volto dell’avversario. Il sano agonismo sembra una scintilla, una fiamma che divampa e che produce conflittualità, che è confronto, puro misurare se stessi e migliorarsi, mai competizione. Questo concetto sembra sintetizzato dalla frase di autore anonimo “per imparare i colpi non ci vuole molto. Per imparare a combattere non basta una vita.”
La lotta diventa scuola di vita, maestra che insegna a combattere per qualcosa per cui vale realmente la pena: la dignità, l’amicizia, l’amore, le proprie idee e, anche, la propria vita. La lotta e la vita si intrecciano, diventano strettamente legati, fino a proseguire anche oltre e fuori il tatami delle palestre o il ring con i suoi perfidi angoli, ma lungo le strade che vengono percorse ogni giorno. Ricordando Muhammad Alì potremmo dire:”I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.”

Titolo del libro: Combat
Autore: Piero Pompili
Casa editrice: Mondatori
Prezzo: 18.00 Euro

-- pubblicato il 15 Aprile 2007 --
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