Per tutta la prima parte del XX°
secolo, <<le cosiddette nazioni democratiche avevano
ceduto al fascismo a ogni piè sospinto. Ai giapponesi
era stato lasciato fare quello che volevano in Manciuria.
Hitler era arrivato al potere senza ostacoli e si era messo
a massacrare oppositori politici d’ogni colore. Mussolini
aveva bombardato gli abissini…>>.
Nel 1936, quando i ribelli di Francisco Franco (detti “nazionalisti”
o “fascisti”) attuarono il colpo di stato contro
il legittimo governo repubblicano del Frente Popular,
il mondo pensò che la Spagna fosse prossima ad affiancarsi
ai paesi già fascisti, ma così non fu.
I nazionalisti occuparono buona parte del paese, ma importanti
città come Barcelona, Valencia e Madrid rimanevano
legittimiste: era l’inizio della guerra civile.
L’inaspettata resistenza popolare diede speranza al
mondo, il quale, però, non reagì mai in modo
decisivo per la vittoria popolare.
Nonostante ciò, la Spagna fu la meta per numerosi
antifascisti giunti da ogni dove per solidarietà
al popolo spagnolo. Tra questi vi era un certo Eric Arthur
Blair, un inglese conosciuto come George Orwell e giunto
in Spagna nel dicembre del 1936.
“Omaggio alla Catalogna” è il
suo personale resoconto sull’esperienza spagnola,
il più appassionato libro sulla Guerra Civile Spagnola,
uno dei migliori documenti su quella che fu vista come “la
lotta tra fascismo e democrazia”.
Scritto in prima persona e composto da dodici capitoli narrativi
affiancati da due appendici in cui l’autore descrive
le lotte politiche interne ai partiti antifascisti, “Omaggio
alla Catalogna” si apre con tante speranze per
una società migliore e si chiude con la scoraggiante
idea che chiunque avesse vinto la guerra - nazionalisti
o repubblicani - avrebbe guidato il paese con un governo
a tendenza totalitaria.
L’aiuto militare stalinista alla causa repubblicana
comportò la forte influenza sovietica sul legittimo
governo spagnolo che, una volta guidato dagli uomini di
Stalin, annientò politicamente e fisicamente tutti
quei combattenti anarchici e troskisti che da mesi lottavano
contro Franco e che, oltre ad aver offerto la prima e fondamentale
resistenza all’avanzata nazionalista, erano stati
gli unici ad aver effettivamente tentato una rivoluzione
sociale in tutta la Catalogna.
Queste le conclusioni dell’autore che visse di persona
quei drammatici momenti, dai quali ricavò il sentimento
di un limpido e organico rifiuto ad ogni forma di totalitarismo
e l’idea che, come scrive Orwell all’inizio
del X° capitolo, <<ogni guerra subisce una
sorta di progressiva degradazione (…), perché
cose come la libertà individuale e una stampa veritiera
sono semplicemente incompatibili con l’efficienza
militare>>.