In aumento tra i giovani europei il consumo sistematico di alcool, con percentuali che variano da paese a paese.
In Italia il 74 % dei giovani ha bevuto almeno una volta alcolici o superalcolici negli ultimi tre mesi. In poche parole nel nostro Paese ci sono oggi 870.000 bevitori giovani in età legale (16 anni). Tuttavia già a 12 anni in Italia si inizia a bere, l’età più bassa in Europa. Ciò è dovuto anche alla facilità con cui è possibile reperire i drinks, con i venditori che non si rifiutano, molto spesso, di fornire alcolici ai minori come sarebbe loro dovere.
L’alcool, sostanza legale, produce un’alterazione dello stato psicofisico analogo a quello causato da sostanze proibite, quali i cannabinoidi benché non sia infrequente l’abitudine di mischiare alcol con sostanze stupefacenti illegali. Spesso si ha l’iniziazione in famiglia, con il bicchiere di vino in più durante i pasti tollerato dai genitori (spesso i genitori stessi non sono il miglior modello per i loro figli); poi, una volta fuori, magari a scuola, nelle università o nei fine settimana, i ragazzi si avvezzano al bere per disinibirsi, trasgredire, affogare le tensioni quotidiane, come stampella nei momenti di crisi e nei momenti dolorosi, come rito di socialità.
Le conseguenze sono allarmanti: il 9% della spesa sanitaria è causato dall’alcool. I danni ricollegabili a questa sostanza sono problemi al fegato, al cuore e l’ipertensione, solo per citarne alcuni. A questo si aggiunge che numerosi incidenti stradali, crimini e suicidi sono in qualche modo da addebitare al consumo di alcolici.
Interessante come uno studioso, Kreitmann, abbia notare il paradosso che gli alcoldipendenti siano per la collettività meno onerosi che i bevitori occasionali.
Ma vi sono conseguenze che pur se non costituiscono immediatamente un grave problema, alla lunga possono rivelarsi dannose. Ad esempio tristezza, depressione, ansia, attacchi di panico, personalità antisociale, disturbi della personalità. Tali effetti sono al contempo tra le cause presenti tra i soggetti candidati al maggior rischio di diventare consumatori di alcol. Infatti vengono annoverati tra costoro quelli appartenenti alle classi economiche medio – basse, soggetti con ritmi di lavoro usuranti e la cui attività sia poco gratificante; soggetti con disturbi dell’affettività, problemi di socializzazione e di relazione e scarsa autostima e, appunto, depressi, ansiosi, persone con problemi di relazione.
È bene intervenire con i divieti e la dissuasione, ma un’attenta analisi del fenomeno - che qui s’è solo accennata - lascia intendere che la strada maestra da seguire non è (o, a seconda dei punti di vista, non è solo) nel proibizionismo, ma nella profonda comprensione del fenomeno, la quale deve condurre alla riduzione dei fattori di rischio insiti nella società contemporanea. Si tratta di fornire alternative serie - e non solo sermoni e divieti- ai soggetti a rischio, tra cui i giovani occupano un posto preminente.