Epicuro
di Carmelo Ingegnere
Epicuro nasce a Samo,
nel 341 a.C. Figlio di un insegnante ateniese, si interessa
precocemente alla filosofia, seguendo le lezioni dei filosofi
platinici e traendo insegnamento dal lascito teorico di
Aristotele( quando quest’ultimo morì, Epicuro aveva
appena venti anni). Dopo aver appreso le varie filosofie
che si diffondevano nella nascente età ellenica ed
in particolare quella antecedente di Democrito, Epicuro
fondò, nel 306 ad Atene, il Kepos (Giardino), che
rappresentava, dopo l’accademia platonica ed il liceo aristotelico,
una nuova ed originale scuola di pensiero. C’è subito
da dire che il giardino epicureo non si trovava al centro
della Città, dove invece era presente la contemporanea
scuola di Zenone, la Stoa Pecile(il portico dipinto). La
collocazione non era affatto casuale: mentre Zenone insegnava
la virtù nel senso più pubblico e “politico”
del termine, Epicuro, insieme ad un gruppo di amici, viveva
in comune con schiavi e donne una vita frugale, lontana
dalla vita politica del tempo. Le attività predilette
dalla comunità epicurea erano lo studio e la lettura
delle opere del maestro, che intratteneva rapporti epistolari
anche con discepoli lontani. Il Giardino epicureo non era
assolutamente una scuola come quelle sopra citate, in quanto
non venivano formati futuri funzionari pubblici, governanti,
né tanto meno una scuola con pure finalità
di ricerca e speculazione astratta; La filosofia diventava
una terapia morale per i mali dello spirito.
Tralasciando volutamente il carattere puramente fisico della
sua filosofia, che sicuramente potrebbe apparirci desueto,
Epicuro pose come scopi della sua filosofia tre punti cardine,
che sono: 1) vincere la paura della morte;2) ottenere la
tranquillità dell’anima;3)vincere passioni e desideri
al fine di vivere felici.
Ia filosofia non tenta più di sovrapporsi alla vita,
tentando di imprigionarla in un districato e pernicioso
sistema morale, ma cerca di porre rimedio ai mali che turbano
la vita degli individui. In tal senso va inquadrata la ricerca
della felicità, che non è separata dalla virtù;
infatti, per il filosofo di Samo, la virtù non và
contrapposta al piacere, come veniva suggerito da alcuni
stoici, bensì doveva aiutare l’uomo a raggiungere
la felicità.
Molto spesso, la teoria del piacere di Epicuro viene fraintesa
con l’edonismo, ma bisogna precisare che sono due filosofie
del tutto distinte: mentre l’edonismo è la ricerca
del piacere da un punto di vista meramente fisico, la dottrina
epicurea insegna a liberarsi dai mali dell’anima, caratterizzandosi
quindi come filosofia morale;il piacere epicureo è
l’eliminazione del dolore.
Esempio di ciò era il fatto che lo stesso Epicuro
non prediligeva il massimo dei piaceri fisici, ma solo il
necessario appagamento dei sensi in vista dell’affrancamento
da tutte le incombenze materiali.
Fine ultimo dell’uomo è quello di possedere l’atarassia,
consistente in una predisposizione serena e tranquilla dell’anima,
raggiunta una volta che l’individuo riesce a fruire in maniera
stabile il piacere ed eliminato tutte le vane paure che
minavano la serenità del vivere.
In conclusione, bisogna dire che per Epicuro il piacere
è la vita stessa, in quanto essa rappresenta per
l’uomo il sommo bene, mentre il dolore è contrariamente
la sua limitazione.
Alcuni aforismi
di Epicuro
non dobbiamo temere
la morte: quando ci sarà lei, non ci saremo più
noi, e finché ci siamo noi, non c'è lei.
non dobbiamo temere
gli dei, che si disinteressano di noi, vivendo negli "intermundia".
non dobbiamo temere il dolore: c'è infatti una proporzionalità
inversa tra durate e intensità del dolore; dura se
è leggero, e se è intenso smette presto, oppure
conduce alla morte, che, come si è detto, non va
temuta.
non dobbiamo temere
di non disporre del piacere necessario: il vero piacere
di cui abbiamo bisogno non è quello (intenso e breve)
"cinetico", che potremmo anche non trovare in
quantità abbondante, ma quello (meno intenso, ma
prolungato) "katastematico", che è piuttosto
uno stato d'animo di non-turbamento e di serenità,
da ottenersi con una vita equilibrata e piuttosto sobria.
Niente basta a
chi non basta ciò che è sufficiente.
Non bisogna rovinare
il bene presente col desiderio di ciò che non si
ha, ma occorre riflettere che anche ciò che si ha
lo si è desiderato.
Il diritto secondo
natura è il patto dell'utilità che consiste
nel non fare alcun danno né riceverlo.
Per approfondimenti:
Epicuro, Opere, a cura di F. Arrighetti, Einaudi, Torino
1973
Opere critiche:
Karl Marx, differenza tra le filosofie della natura di Democrito
e quella di Epicuro, Bompiani, Milano 2004
J.Fallot, Il piacere e la morte nella filosofia di Epicuro,
Einaudi, Torino 1977
(pubblicato
il 20 Novembre 2005)