Sono passati circa
trent’anni da quando dei “pionieri” olandesi
decisero di mettere insieme energie ed esperienze al fine
di creare attività economiche di appoggio e sostegno
concreto ai produttori del sud del mondo. Quel progetto,
che oggi si chiama in maniera ampia “commercio equo
e solidale”, ma che in realtà riguarda nello
specifico tante piccole attività ad esso collegate,
è sorprendentemente andato avanti, facendosi strada
tra mille difficoltà e, addirittura, annuncia favorevoli
sviluppi futuri.
Questo progetto è nato dalla riflessione di alcuni
operatori economici che, di fronte ad un mercato che regola
i suoi rapporti in maniera diseguale tra produttori del
sud e distributori del nord, in cui i secondi dettano le
regole, i tempi, ed i costi di produzione, si sono impegnati
nella creazione di una forma alternativa di commercio, partendo
dal presupposto di globalizzare i diritti e l’inclusione
piuttosto che lo sfruttamento e la prevaricazione del grande
capitale.
Partendo da ciò, si decise di creare rapporti diretti
coi produttori del sud del mondo, stabilendo con loro i
costi ed il mercato in cui i prodotti venivano commercializzati,
e la relativa commercializzazione di questi prodotti in
apposite botteghe, denominate “botteghe del mondo”.
Le organizzazioni del commercio equo e solidale devono sottoscrivere
una speciale “carta dei criteri” in cui sono
stabiliti modi e finalità dello scambio. In questa
carta,fra le altre cose, c’è scritto che, oltre
a promuovere una economia equa e sostenibile, da questo
commercio devono rimanere fuori tutte quelle associazioni
con fini di lucro o contrari ai principi di giustizia sociale.
Inoltre, ciò che contraddistingue il commercio equo
e solidale dal commercio “tradizionale”, è
la trasparenza dei costi, della produzione, dell’origine
del prodotto e del fatturato. Gli acquirenti che transitano
nelle Botteghe del Mondo sono molto spesso consumatori critici,
esaminatori attenti di ciò che consumano o comprano.
Infatti, una delle caratteristiche di questo commercio è
anche la genuinità del prodotto, che, anche se a
volte costa leggermente di più, garantisce una qualità
in altri posti non ottenuta. Il consumo critico di questi
prodotti, ha portato ad uno sviluppo che sembra destinato
a crescere, come dimostrano le statistiche annuali di “AltroMercato”
, la maggiore organizzazione del commercio equo e solidale
in Italia e la seconda nel mondo. Questo sviluppo ha permesso
una maggiore capacità decisionale nei processi economici
da parte di chi, in parti svantaggiate del pianeta, ne era
tenuto fino ad ora lontano. Anche se non risolve tutte le
contraddizioni economiche presenti nel nostro sistema, la
promozione del commercio equo e solidale offre una strada
diversa, per il produttore ed il consumatore.