La filosofia è in realtà nostalgia di casa: desiderio di essere a casa ovunque (1)
di Carmelo Ingegnere

Che cos’è la specula? La specula – termine che deriva dal latino e significa “osservatore” – è una particolare torre, predisposta sul finire del ‘700 come torre atta all’osservazione astronomica. Molte di queste torri, in origine, erano state costruite con uso del tutto diverso: infatti, alcuni castelli di origine medievale, adibivano la torre più alta – che in seguito diventerà “specola”- come luogo di efferate torture o prigione. In seguito, col susseguirsi delle nuove scoperte in campo scientifico, sorsero – o si riconvertirono – torri di osservazione astronomica, legate alle università, dove futuri astronomi esercitavano la loro scienza. L’astronomo, moderno scienziato, guardava le stelle con distacco, col piglio di chi è cosciente che la sua materia di studio non era affatto, nel bene e nel male, quella dei poeti. Ogni volta che osservava le stelle, nella sua mente apparivano numeri, distanze, formule matematiche che avevano sostituito, in maniera irreversibile, la catasteria (2) dei marinai greci.
Ma la specula è anche qualcosa di diverso, che va oltre il significato letterale e storico della “specola”; qualcosa che affonda le radici nell’uomo, nel suo desiderio mai pago di esplorare, di osservare e conoscere realtà lontane, terre sconosciute da battezzare col proprio nome, in nome del progresso o, semplicemente, dell’avventura. Naturalmente, la volta celeste non poteva fare eccezione.
Il mito, spesso rivisitato in base ai tempi, che riassume questa volontà umana della scoperta è quello di Ulisse; finita la battaglia di Troia, si trova per volontà divina a vagare per i mari, per le isole del Mediterraneo, fino a far ritorno alla sua Itaca dopo una ventennale epopea. Secondo Dante, Ulisse riprese a viaggiare in cerca dell’avventura anche dopo la riconquista della sua terra, Itaca, in nome dell’intelligenza umana e della curiosità, tentando nell’impresa di varcare le colonne d’Ercole, limite invalicabile per gli uomini:

"... Non vogliate negar l'esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente
Considerate la vostra semenza
fatti non foste per viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza"
(3)

Con queste parole incitò i compagni, prima di fare quel “folle volo” che lo condannò, secondo Dante, all’inferno, per aver violato il limite che separa il creatore dalle creature, punendo così chi si volle rendere simile a lui.
Non sempre, però, il mito dell’uomo della scoperta è visto in maniera così negativa e deprecabile.
E’ il caso di Baudelaire, che fece del viaggio, immaginario e reale, verso l’Ignoto, uno dei suoi temi in versi più interessanti

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:

c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d’una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.

Per non esser mutati in bestie, s’inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!
(4)

Ogni volta che viaggiamo, incontriamo realtà lontane ma che, in fondo, hanno molti elementi comuni a noi, che sono dentro di noi; esperienze lontane di mondi vicini che aspettano soltanto di essere narrate. Nel volto degli uomini del mondo, negli sguardi innocenti dei bambini che vivono la guerra e l’indigenza, che abitino a Baghdad o a Gela, noi ci specchiamo per capire, come quei bambini, com’è che va il mondo.
I mezzi tecnologici ci forniscono la possibilità di ridurre le distanze e di comunicare con persone fisicamente distanti da noi, riuscendo a mettere in comune le diverse esperienze personali e storiche che contraddistinguono i popoli della terra; popoli ricchi di storia e cultura che una globalizzazione mercantilistica sta selvaggiamente cancellando. Il luogo di questo incontro è la specula, sito che si propone di osservare i fatti del mondo visti con occhi diversi, da diverse angolature, con diverse lingue e linguaggi.
Ritornando alla domanda iniziale – Che cos’è la specula? – possiamo ora rispondere che è un osservatorio politico, culturale e sociale sul mondo, che da moderno “centro di osservazione” tenta di fornire notizie, cultura ed informazioni sul mondo in cui viviamo, di cui siamo parte attiva e che tentiamo di capire nei suoi mutamenti. Tentando di rimanere fedeli al metodo scientifico dell’astronomo ed alla sensibilità artistica del poeta.

Note:


(1) Novalis
(2) termine composto da Kata – verso - e aster – stella - . Secondo una tradizione che è tutt’ora oggetto di studio e di dibattito, è il processo secondo la quale gli Dei trasformavano i mortali particolarmente lodevoli – o particolarmente sfortunati – in stelle immortali come guida, orientamento ed insegnamento morale per gli uomini.
(3) Dante, Divina Commedia, Inferno XXVI, 116-120
(4) Charles Baudelaire, I fiori del male, il viaggio.

(pubblicato il 27 Novembre 2005)

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