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Lucio
Garofalo |
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| L’aziendula |
| di
Lucio Garofalo |
Ormai sono cosciente di lavorare in un’azienda!
Quando, anni fa, decisi di fare l’insegnante e fui
assunto nella scuola in quel ruolo, non immaginavo certo
di dover operare in un’azienda. Anzi, ero convinto
che il mondo della scuola fosse totalmente estraneo ed immune
da ogni logica capitalista. Anche per questo scelsi l’insegnamento,
che reputavo una professione creativa e pensavo offrisse
molto tempo libero, un bene più prezioso del denaro!
A distanza di anni dal mio esordio lavorativo, eccomi catapultato
in un ingranaggio di fabbricazione industriale, con la differenza
che nella scuola non si producono merci di consumo. Del
resto, non mi pare di aver ricevuto una preparazione idonea
ad un’attività manifatturiera - ma si sa, viviamo
nell’era della “flessibilità”!
Ormai sento sempre più spesso adoperare un lessico
tipicamente imprenditoriale: termini e locuzioni come “economizzare”,
“profitto”, “utenza”, “competitività”,
“produttività”, “tagliare i rami
secchi” e via dicendo, sono diventati di uso assai
comune, soprattutto tra i cosiddetti “dirigenti scolastici”
che non sono più esperti di psico-pedagogia e didattica,
ma pretendono di essere considerati “presidi-manager”!
Perlomeno, in tanti si proclamano e si reputano “manager”,
ma sono in pochi a saper decidere abilmente come e perché
spendere i soldi, laddove ci sono.
Inoltre, anche nella Scuola Pubblica si sono ormai affermati
tipi di organigramma e metodi di gestione mutuati dalla
struttura manageriale dell’impresa neocapitalista.
All’interno di questo assetto gerarchico sono presenti
vari livelli di comando e subordinazione. Si pensi, ad esempio,
al “collaboratore-vicario” che, stando all’attuale
normativa, viene designato dall’alto, direttamente
dal dirigente ( prima, invece, era il Collegio dei docenti
che eleggeva democraticamente, cioè dal basso, i
suoi referenti, a supportare il preside nell’incarico
direttivo ).
Si pensi alle R.S.U., ossia i rappresentanti sindacali che
sono eletti dal personale lavorativo, docente e non docente.
Si pensi alle “funzioni strumentali”, ossia
le ex “funzioni-obiettivo”.
In altri termini, si cerca di emulare, in maniera comunque
maldestra, la mentalità economicistica, i sistemi
ed i rapporti produttivi, i comportamenti e gli schemi psicologici,
la terminologia e l’apparato gerarchico, di chiara
provenienza industriale, all’interno di un ambiente
come la Scuola Pubblica, cioè nel contesto di un’istituzione
statale che dovrebbe perseguire come suo fine supremo “la
formazione dell’uomo e del cittadino” così
come detta la nostra Costituzione (altro che fabbricazione
di merci! ). E’ evidente a tutte le persone dotate
di buon senso o di raziocinio, che si tratta di uno scopo
diametralmente opposto a quello che è l’interesse
primario di un’azienda, cioè il profitto economico
privato.
La Mor-Attila e i vari “manager” della scuola,
in buona o in mala fede confondono tali obiettivi, alterando
e snaturando il senso originario dell’azione educativa,
una funzione che è sempre più affine a quella
di un’agenzia di collocamento o, peggio ancora, a
quella di un’ area di parcheggio per disoccupati permanenti.
Ma perché nessuno mi ha avvertito quando feci il
mio ingresso nella scuola?
Probabilmente, qualcuno potrebbe obiettare: “Ora che
lo sai, perché non te ne vai?”.
Ma questa sarebbe un’obiezione aziendalista e come
tale la rigetto!
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| (pubblicato
il 29 Maggio 2006) |
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