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Lucio
Garofalo |
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| La
paura: nuovi spettri s’aggirano per l’Europa |
| di
Lucio Garofalo |
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La
paura è antica quanto il genere umano, è
un istinto primitivo, preesistente ad ogni forma di
intelligenza, razionalità e cultura. La paura
nasce con la comparsa della vita animale e si lega intimamente
all’istinto di auto-conservazione di ogni specie
vivente. Essa discende anzitutto dalla paura più
naturale e fisiologica che è la paura della morte.
In tal senso, la paura è una pena che si sconta
e si vince vivendo.
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Breve storia della paura
Sin dai suoi primordi l’umanità ha imparato
a convivere con la paura, con lo sgomento scatenato dalla
furia della natura e dalle sue più terrificanti manifestazioni:
fulmini, tuoni, terremoti, eruzioni vulcaniche e altri cataclismi.
Nel corso dei lunghi millenni dell’età preistorica
l’uomo ha tentato di esorcizzare le sue paure, spiegando
i fenomeni naturali come eventi soprannaturali, di origine
mitica o divina. In tal modo è nata la religione
che affonda le sue radici storiche e la sua ragion d’essere
nelle paure più ancestrali e remote dell’umanità.
Anche oggi, in un’epoca dominata dall’ultra-razionalismo
scientistico e da un delirio di onnipotenza tecnico-utilitaristica,
la paura è un elemento costante della nostra esistenza
di creature fragili e mortali. Essa assume innumerevoli
manifestazioni, si insinua nei meandri più oscuri
e reconditi dell’animo umano, come un virus subdolo
e letale che provoca più danni di qualsiasi epidemia
e di qualsiasi morbo infettivo.
E’ indubbio che la paura sia uno dei tratti più
tipici e peculiari della natura animale che è insita
nell’umanità, ma non può e non deve
farsi un’ossessione. Eppure la nostra realtà
è sempre più assillata dalle paure, a cominciare
dalla paura di morire per giungere alla paura di vivere.
Non a caso il lugubre primato dei suicidi, soprattutto tra
le giovani generazioni, spetta alle nazioni più opulente
dell’occidente, Giappone in testa. Non a caso le società
da sempre sono governate anche mediante il ricorso alle
paure, e tuttora gli Stati più avanzati sotto il
profilo tecnologico-produttivo si servono delle paure per
esercitare un controllo sociale sempre più esteso
e capillare. Non a caso il “Napoleone” nazionale
ha vinto le elezioni politiche del 1994 e del 2001 giocando
soprattutto la carta dell’idiosincrasia anticomunista,
che rappresenta tuttora una delle paure collettive più
intense ed ossessive della borghesia italiana, e non soltanto
italiana. Lo spettro del comunismo, dopo il fallimento del
“comunismo reale”, ossia dopo il fatidico 1989,
dopo la caduta del muro di Berlino e il tracollo dell’Unione
Sovietica, è agitato e strumentalizzato più
che in passato per conquistare e conservare il potere!
Occidente e Oriente, Nord e Sud
Nell’Europa post-secolarizzata e post-illuminista
s’aggirano nuovi démoni e nuove ossessioni,
a cominciare dal terrore proveniente dal Medio Oriente,
laddove imperversano gli estremismi islamico-religiosi e
politico-nazionalisti. Sempre dai paesi arabi proviene una
preoccupazione più concreta, che è tra le
concause dell’odierna crisi economico-energetica,
cioè lo spauracchio della crisi petrolifera. E dall’Est
asiatico-europeo, precisamente dalla Russia, scorre lungo
i metanodotti lo spavento provocato dalla penuria di rifornimenti
di gas metano, da cui il nostro Paese dipende in maniera
vitale.
Parimenti nel mondo islamico, dove dilagano le tendenze
più integraliste e oltranziste (da sempre incoraggiate
da chi, in occidente, ha interesse a creare e alimentare
il terrorismo per finalità economico-affaristiche),
in quei Paesi dove si è manifestato con fanatico
furore contro la blasfemia delle vignette su Maometto, in
quei luoghi che sembrano essersi arrestati al più
buio Medioevo, si diffondono la paura e la diffidenza verso
la “modernità”, verso la “libertà”,
verso la “democrazia”, verso tutti quei valori
secolarizzati della “civiltà occidentale”.
Oggi tali principi generano sgomento e avversione tra quelle
genti che hanno sofferto l’aggressione colonialista
e imperialista dell’occidente ed hanno conosciuto
l’ipocrisia di un sistema di rapina e di espropriazione
economico-materiale, in quanto tante guerre e violenze hanno
contribuito a infangare i “valori occidentali”,
sbandierati come cause nobili e di altissimo valore morale
che in realtà servivano a dissimulare gli sporchi
interessi affaristici collegati all’establishment
militare-industriale dell’economia e del mercato capitalistico.
E dall’Estremo Oriente abbiamo importato una nuova
paura, incarnata in un virus, l’Aviaria, meglio nota
come “influenza dei polli”, che ha suscitato
timori oltremodo infondati e irrazionali, prefigurando scenari
apocalittici di stragi e pandemie paragonate alle peggiori
pestilenze del passato. Invece, come è già
successo in altre occasioni il panico si è rivelato
più terribile e pericoloso della patologia “ornitologica”.
Che polli!...
I veri “polli” siamo noi, miseri utenti e spettatori
passivi della disinformazione di regime.
L’aviaria si è dimostrata una vera bufala!
Già alcuni anni fa, nel 1998/99, numerosi polli perirono
a causa di un contagio influenzale, ma i mass-media non
ne parlarono affatto, e così tutti continuarono a
mangiare il pollo senza alcun problema sanitario. Al contrario,
oggi lo spavento provocato dall’aviaria ha messo in
ginocchio un’intera economia, incrementando i già
colossali profitti delle multinazionali farmaceutiche. Questa
vicenda è l’ennesima conferma della straordinaria
importanza dei mass-media, la cui influenza (questa sì)
è notevolmente decisiva e determinante. Aveva ragione
Goebbels, il ministro della propaganda hitleriana, quando
asseriva: “Una bugia, benché enorme, se ripetuta
continuamente, prima o poi viene accettata dal popolo come
una verità incontestabile”. Berlusconi docet...
Negli anni ’80 il virus HIV seminò una gigantesca
psicosi in tutto il mondo occidentale, ma fu presto scongiurato,
mentre oggi rappresenta la principale malattia infettiva
nel Sud del mondo, in modo particolare nel continente africano,
un morbo ancor più letale e pernicioso della tubercolosi
e della malaria che pure sono causa di spaventosi stermini
di massa.
Infatti, mentre da noi in occidente il virus dell’AIDS
è ormai vinto grazie ai risultati conseguiti nel
campo della ricerca medico-farmacologica, nei paesi del
Terzo e Quarto mondo esso uccide più di ogni altra
malattia a causa degli esorbitanti prezzi imposti dalle
multinazionali farmaceutiche, che risultano potenti e distruttive
quanto le multinazionali petrolifere e quanto quelle legate
all’industria bellica, ossia sono i veri padroni del
pianeta!
Anche nei secoli scorsi il terrore suscitato dalle epidemie
causava più danni dello stesso morbo.
Così, ad esempio, nell’Europa medievale la
paura degli untori era più deleteria e nociva della
peste che pure sterminava milioni di vite umane.
I padroni del mondo
Da sempre il mondo è soggiogato e dominato dalle
paure e con le paure viene controllato e governato. Chi
ha paura è suddito e la sudditanza psicologica e
culturale è il frutto della paura, è la conseguenza
di uno stato di soggezione, di dipendenza e di ricattabilità
sia materiale, sia anche mentale e interiore.
Il potere, in ogni sua forma, si regge soprattutto sulla
paura e sulla superstizione, ossia sull’ignoranza.
Si pensi al dominio instaurato sulle menti degli uomini
da parte di potenti organizzazioni malavitose quali mafia,
camorra e ‘ndrangheta, le quali hanno costruito la
propria supremazia territoriale e politica sul clima di
omertà e di intimidazione generato con il terrore
e con la violenza fisica. Parimenti i regimi teocratici,
come pure quelli falsamente democratici dell’occidente,
si reggono e sopravvivono grazie all’angoscia e alla
sudditanza delle masse, e così avviene ovunque i
popoli sono messi sotto assedio, sono ossessionati e spaventati
da una minaccia più o meno oscura, da un nemico più
o meno reale o immaginario.
L’esempio storico più efficace in tal senso
è rappresentato dal potere temporale dei papi, che
si instaurò duemila anni or sono e sussiste ancora
oggi in altre forme. Esso incarna alla perfezione il potere
politico-materiale di tutte le religioni e di tutte le ideologie
totalitarie, anche di quelle laiche. Il fanatismo politico-religioso,
da quello islamico a quello cattolico, si serve dell’ignoranza
e dell’angoscia che attanagliano gli esseri umani,
nella misura in cui ogni paura deriva dall’ignoranza
e dalla superstizione, ossia dalle false credenze.
Neppure lo straordinario progresso compiuto dalla scienza
moderna negli ultimi 3 secoli è riuscito a scardinare
ed abbattere le superstizioni e i timori degli individui,
che hanno origine nell’oscurità e nel mistero
della psiche umana, che è estremamente fragile ed
influenzabile.
La scienza, intesa e vissuta come conoscenza critica e come
cultura emancipatrice, trasformatrice e rivoluzionaria dell’esistente,
pur con tutti i suoi limiti oggettivi, può e deve
contribuire ad estendere l’area della coscienza e
della libertà, osteggiando l’oscurantismo,
il fanatismo e la barbarie che opprimono i popoli, condannati
in tal modo a un destino di arretratezza, di dipendenza
e sudditanza materiale e morale rispetto allo strapotere
di pochi, ovvero di quei gruppi economici, politici o religiosi,
che mirano ad accrescere le paure, le menzogne e le false
credenze, proprio al fine di riprodursi e perpetuarsi all’infinito.
Non a caso il potere dell’oppressore risiede sempre
e soprattutto nella mente degli oppressi, cioè si
alimenta e si rafforza attraverso le paure che gli oppressi
nutrono verso i loro carnefici.
Il “Terrore rivoluzionario”
Non c’è dubbio che la paura sia un istinto
naturale, vale a dire un comportamento insito nella natura
animale, primordiale, degli uomini, come si è già
detto in precedenza.
La paura è un impulso congenito che è assai
utile e indispensabile alla sopravvivenza e all’auto-conservazione
delle specie viventi. Senza questo istinto tutti gli esseri
viventi, animali e uomini, non avrebbero alcuna possibilità
di scampo di fronte agli innumerevoli pericoli e alle terribili
insidie presenti nell’universo.
Ma proprio in quanto comportamento istintivo e primitivo,
la paura è un elemento irrazionale che ha dunque
bisogno di essere controllato e regolato dall’intelligenza
razionale, per evitare che essa prevalga, divenendo la parte
dominante e determinante delle azioni umane.
In particolare la paura può scatenare una forza estremamente
pericolosa e devastante soprattutto quando si fa strumento
di lotta politica, quando viene usata per influenzare e
condizionare le scelte e gli orientamenti delle masse che,
una volta prese dal panico, impazziscono, trasformandosi
in una furia cieca e incontenibile. Infatti non esiste al
mondo nulla di peggio, di più deleterio e impetuoso
di una folla inferocita o terrorizzata, al pari di una mandria
di bufali in fuga, impazziti e assaliti dalla paura suscitata
dai loro predatori.
Il terrore provoca più disastri di un cataclisma
naturale, è più devastante di un terremoto
o di un’eruzione vulcanica, è più catastrofico
del più furioso evento causato dalla natura.
Il “Terrore” per antonomasia nella storia dell’occidente,
è rappresentato dalla violenza delle rivoluzioni
popolari, quindi esso è la madre di tutte le paure
collettive che affliggono le classi sociali dominanti. La
paura suscitata dalla minaccia di una “catastrofe
sociale”, che rischia di sovvertire l’ “ordine
costituito” e di mettere a repentaglio la sicurezza
del proprio status di classi ricche, agiate e possidenti,
è all’origine di tante angosce che tormentano
la società contemporanea. Ecco dunque risorgere lo
spettro della rivoluzione sociale, ecco rinascere lo spauracchio
della rivolta di massa, in Francia come nel resto d’Europa.
Da quando l’umanità ha creato le prime forme
di proprietà privata, accumulando il surplus economico
originario, derivante dall’espropriazione violenta
del prodotto del lavoro collettivo, la paura più
forte, più costante e ricorrente nella storia millenaria
della lotta di classe nelle diverse società umane
(dallo schiavismo del mondo antico al feudalesimo medievale,
al capitalismo moderno) è appunto quella di perdere
ciò che si possiede, è il terrore di vedersi
espropriare con la forza le ricchezze estorte (sempre ingiustamente)
ai lavoratori, siano essi gli schiavi, i servi della gleba
o i salariati. Non è un caso che più si è
ricchi e più si ha paura e, probabilmente, si è
infelici in quanto si è tormentati dall’insicurezza.
Da qui è nata l’esigenza di un potere forte,
violento, atto a garantire la sicurezza e l’ordine
della società divisa in classi.
La “Rivoluzione” è il più grande
spauracchio degli odierni stati occidentali, in particolare
delle classi dominanti nelle società neocapitalistiche
del Nord del pianeta, sempre più angosciato dall’
“assalto” crescente, pressante ed inevitabile,
esercitato dalle masse dei migranti, sempre più impaurito
dalla rabbia e dall’ansia di riscatto di quei popoli
e di quelle classi socialmente più povere e più
emarginate che vivono nelle aree sottosviluppate del Terzo
e del Quarto mondo.
La paura verso la democrazia e la libertà
Una paura molto attuale, molto diffusa e presente nelle
società occidentali, sembra essere proprio la paura
verso la democrazia più autentica, che si estrinseca
nelle libertà concrete degli individui, per cui può
diventare fonte di conflittualità, di antagonismi
e di vertenze sociali.
La democrazia, non subìta passivamente, ma vissuta
attivamente, da protagonisti e non da sudditi o spettatori,
il dissenso e la libertà del pensiero, la libertà
intesa e praticata come partecipazione diretta ai processi
politico-decisionali, tutto ciò infonde ed incute
un’angoscia profonda nell’animo di chi governa
e di chi detiene il potere e la ricchezza sociale. Da tali
paure scaturiscono un fenomeno e un sentimento antidemocratico
ed antisindacale, che tende a criminalizzare le idee di
libertà e i loro portatori, fino a condurre alla
demonizzazione e alla repressione di ogni dissenso democratico
e di ogni vertenza sociale, che vengono recepiti e perseguitati
come un pericolo e un’insidia per l’ordine costituito,
che a sua volta si è storicamente determinato attraverso
la violenza di precedenti rivolgimenti sociali.
Basti pensare, infatti, che gli stati moderni, le cosiddette
“democrazie liberal-parlamentari”, le odierne
società capitalistiche, hanno avuto origine da terribili
rivoluzioni sociali compiute in gran parte dalle masse contadine
e proletarie guidate dalle avanguardie rivoluzionarie della
borghesia, che oggi teme di perdere il proprio potere e
i propri privilegi di classe dominante.
Il ruolo storico, politico e culturale della borghesia,
che un tempo era stata sovversiva, progressista e rivoluzionaria,
provocando l’abbattimento dei regimi aristocratico-feudali,
con le loro sovrastrutture ideologiche oscurantiste e barbariche,
si è progressivamente trasformato in senso conservatore
e misoneista, divenendo un serio ostacolo alla piena realizzazione
del progresso scientifico, culturale e sociale, della democrazia
partecipativa e della liberazione effettiva degli individui
da ogni forma di oppressione, di sfruttamento, di schiavitù
e di paura.
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| (pubblicato
il 12 Giugno 2006) |
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