L'attuale modello
di sviluppo capitalistico-borghese, imposto per secoli dall'occidente
con la violenza delle armi, del ricatto alimentare, della
propaganda mediatica, attraversa una fase di profonda crisi
strutturale e ideologica, per cui non riesce più
a convincere, essendo incapace di sedurre e attrarre la
gente che abita sul nostro pianeta, in modo particolare
i giovani e i popoli del Sud del mondo. Basti pensare a
quanto sta accadendo negli ultimi anni in un vasto continente
come l'America Latina, scosso e rinvigorito da forti spinte
rivoluzionarie anticapitaliste ed antimperialiste. Si pensi
a quanto accade altrove, in Africa, in Medio Oriente, nell'Estremo
Oriente, in Nepal.
Io sono un insegnante. Francamente, auspico che un giorno,
anche nelle scuole pubbliche italiane si approdi finalmente
all'adozione di un autentico spirito laicista, ossia ad
un approccio di tipo relativistico e interculturalistico
nell'interazione dialettica tra docenti e discenti, vale
a dire nel processo didattico-educativo che dovrebbe costituire
il rapporto centrale e privilegiato all'interno delle dinamiche
socio-relazionali esistenti nella scuola, sebbene prevalgano
sempre più altri interessi e altre mansioni professionali,
dunque altri momenti relazionali. Come, ad es., gli incarichi
legati all'esecuzione delle "attività aggiuntive",
delle "funzioni strumentali", dei "progetti
di arricchimento" (ma arricchimento per chi?). Tutti
elementi e ruoli organizzativi che nell'attuale stato degli
stipendi retribuiti agli insegnanti italiani (i più
miserabili d'Europa), emanano un osceno fascino seduttivo
derivante dal profumo-fetore dei fondi economici aggiuntivi,
che attraggono i docenti distraendoli dal loro compito primario,
ossia la crescita e l'educazione delle giovani generazioni.
Questo spirito di apertura e di tolleranza etico-civile,
rappresenta una preziosa linfa vitale, una forma mentis
estremamente proficua per la formazione culturale e per
la piena emancipazione intellettuale e morale della personalità
umana.
Cominciamo ad adottare leggi diverse, ma soprattutto un
diverso atteggiamento verso i migranti, che formano le moltitudini
del Terzo Mondo giunte in casa nostra. Iniziamo a considerarli
non più come disprezzabile forza-lavoro a buon mercato,
ossia come merci da sfruttare, tantomeno come potenziali
e pericolosi criminali da perseguitare e segregare in ghetti,
carceri o lager (cosa sono i CPT se non questo?), bensì
come persone in carne ed ossa, dotate di risorse, bisogni
e diritti concreti, come esseri umani portatori di altre
culture e di altri valori, con cui è possibile confrontarsi
e convivere pacificamente, traendo reciproci vantaggi da
eventuali contaminazioni che ci farebbero senz'altro progredire.
Dobbiamo prendere atto della necessità di una rivoluzione
culturale e sociale da attuare in casa nostra, per imparare
a conoscere ed appoggiare la causa dei popoli oppressi del
Sud del mondo, che si stanno ridestando ed emancipando dal
secolare giogo imposto dalla società bianca occidentale.
Non dobbiamo pensare o temere che saremo assaliti da orde
inferocite di migranti clandestini, terroristi o delinquenti.
Invece, dovremmo sforzarci di comprendere le loro ragioni,
in quanto solo così potremmo salvarci e potremmo
tutelare i nostri interessi e le nostre ragioni. In tal
modo, potremmo liberarci da quei sensi di colpa che inavvertitamente
straziano la nostra coscienza sporca di bianchi occidentali.
E' inutile e controproducente agitare spettri e spauracchi
che servono solo a scatenare guerre tra poveri e ad esasperare
la contraddizione tra Nord e Sud del mondo.
Pertanto, io credo che non arrecherebbe alcun danno ai nostri
studenti se cominciassimo a far conoscere ed analizzare
le ragioni degli altri, ossia di quelle genti e quelle culture
a noi estranee e distanti, in particolare di quei popoli
convenzionalmente reputati "inferiori", "arretrati",
"incivili", "sottosviluppati", ecc.,
per dimostrare e far comprendere che invece non lo sono
affatto e che avrebbero molto da insegnarci. Come, ad es.,
avrebbero potuto trasmetterci preziosi insegnamenti i popoli
precolombiani degli Aztechi, dei Maya, degli Incas, in tanti
ambiti dello scibile umano, come la matematica, l'astronomia,
l'architettura, eccetera. Purtroppo, quei popoli sono stati
sterminati e annientati brutalmente, la loro cultura e il
loro sapere sono stati irrimediabilmente cancellati e sepolti
nell'oblio dall'uomo bianco occidentale.
Un simile progetto educativo sarebbe attuabile mediante
l'introduzione nel curricolo formativo di una disciplina
basata sull'insegnamento storico e antropologico-culturale
delle principali confessioni religiose presenti nel mondo,
mediante le quali sarebbe possibile far conoscere e studiare
adeguatamente le altre culture e gli altri popoli della
Terra. E non, invece, quella noiosa "pizza" che
viene imposta ed inculcata ai nostri allievi, assai più
simile ad un insegnamento confessionale e neocatechistico
affidato a figure pseudo-specialistiche nominate direttamente
dalle curie vescovili (un fatto gravissimo e vergognoso!)
all'interno di un contesto pubblico nazionale che dovrebbe
avere il segno della laicità, ossia un'impronta di
totale autonomia da qualsiasi forma di intrusione e di ingerenza
esercitata dalle gerarchie vaticane nella sfera delle istituzioni
statali.
Sono convinto che questa sia l'interpretazione più
corretta e accettabile dell'Umanesimo laico, che formerebbe
la spina dorsale della cultura e della storia della cosiddetta
"civiltà occidentale", se davvero esistesse
(e se davvero è mai esistita) una "civiltà
occidentale", la cui storia è comunemente (ed
erroneamente) concepita come una linea di crescente progresso
che muove dalla filosofia e dalla civiltà greco-romana
classica e giunge sino ad oggi, attraversando in particolare
due momenti storici che hanno segnato e generato una rivoluzione
culturale della società: la rivoluzione culturale
umanistico-rinascimentale del 1400-1500 e la rivoluzione
culturale illuministica realizzatasi nel XVIII secolo.
Questa visione è quella di uno sviluppo idealistico-spiritualistico
che tradisce una grave mistificazione storica, mentre cela
e sottintende un altro tipo di sviluppo e di espansione,
di tipo economico-colonialista, compiuto dal mondo occidentale,
un sistema eurocentrico e cristianocentrico.
Mi riferisco al processo di affermazione violenta e imperialistica
delle principali culture e potenze europee nel corso della
storia universale. Si pensi alla Grecia ellenistica di Alessandro
Magno e alla Roma imperiale, nell'antichità; si pensi
ai regni romano-barbarici (in primo luogo il regno dei Franchi)
nell'Alto Medioevo, da cui sono successivamente scaturiti
i primi stati nazionali europei, la Francia, l'Inghilterra,
la Spagna e il Portogallo, nell'epoca moderna, imitati più
tardi dall'Olanda, dalla Russia, dall'Austria e dalla Prussia,
che hanno figurato e partecipato con le altre potenze all'opera
di spartizione economico-territoriale dell'Europa e del
mondo durante il 1600 e il 1700, fino alla nascita e alla
costituzione della Germania e dell'Italia nel XIX secolo,
che è stato il secolo d'oro del colonialismo europeo,
in modo particolare dell'imperialismo britannico, e via
discorrendo, fino a giungere alle forme più contemporanee
di imperialismo e colonialismo e alle tragiche esperienze
del totalitarismo nazi-fascista del XX secolo.
Mi riferisco inoltre a quello stato federale-imperiale che
è oggi il diretto discendente dello strapotere economico-imperialistico
europeo, vale a dire gli Stati Uniti d'America, la cui giovane
storia è contrassegnata da orrendi crimini contro
l'umanità, a cominciare dal genocidio più
efferato e dimenticato della storia: gli eccidi perpetrati
contro i pellerossa. Senza voler ignorare o sminuire le
atroci brutalità, le scelleratezze e gli infami delitti
consumati a danno dei popoli dell'Africa (quando l'America
bianca necessitò di forza-lavoro a bassissimo costo
ebbe inizio la più spaventosa tratta di schiavi della
storia) e, successivamente, a danno degli Afroamericani,
nonché degli altri popoli oppressi e sfruttati dai
bianchi occidentali.
Per tali ragioni, il razzismo è insito e istituzionalizzato
nella storia, nella cultura e nella società dei bianchi
occidentali. In tal senso, il razzismo è non solo
e non tanto un comportamento individuale, quanto soprattutto
un fenomeno sociale e istituzionale, che appartiene alla
storia e alla cultura del mondo bianco occidentale. Una
storia che è un crescendo di violenze, di misfatti,
di raggiri, di ruberie, di mistificazioni, poste in essere
contro il resto dell'umanità. Finché la nostra
società si ostinerà ad ignorare il razzismo
istituzionalizzato in essa latente, le tragiche colpe dell'occidente
non saranno giammai espiate, né svaniranno i sensi
di colpa che turbano la coscienza sporca dell'occidente.
Ma è pur vero che il rifiuto o la rinuncia a fare
qualcosa di concreto contro il razzismo istituzionalizzato
nella nostra società, si spiega chiaramente col fatto
che la società bianca occidentale trae la sua opulenza
economica proprio dall'esistenza del razzismo stesso, che
serve a legittimare e giustificare lo sfruttamento materiale
dei popoli del Terzo Mondo. Senza questo razzismo istituzionalizzato
e questo sfruttamento economico, la società bianca
occidentale scomparirebbe. Oggi la società bianca
occidentale sta tramontando proprio perché sta venendo
meno il suo predominio storico nel mondo. Non a caso, stanno
emergendo nuove potenze economico-politiche sulla scena
globale, quali la Cina e l'India, destinate a sconvolgere
gli equilibri e i rapporti di forza internazionali.
Con questo articolo mi piacerebbe lanciare una proposta:
così come avviene ogni anno per richiamare l'olocausto
compiuto dal regime nazista (non solo a danno del popolo
ebreo, ma anche contro zingari, slavi, omosessuali, portatori
di handicap, comunisti, anarchici e dissidenti vari) si
potrebbe fissare, simbolicamente, un "giorno della
memoria" riservato al genocidio perpetrato dagli U.S.A.,
ossia un'intera giornata del calendario da dedicare alle
rievocazioni, ai dibattiti e alle riflessioni su ciò
che è stata un'operazione di estinzione cruenta e
sanguinosa del popolo dei nativi nordamericani, ferocemente
massacrati, stuprati e cancellati dall'esercito yankee,
sia fisicamente che culturalmente, in seguito alle cosiddette
"guerre indiane" combattute nella seconda metà
del XIX secolo.
Come spesso è accaduto in passato (si pensi a Roma
nei confronti di Cartagine) i vincitori scrivono, o meglio,
riscrivono la storia, falsificandola e rettificandola a
proprio vantaggio. Così si è verificato nel
caso dei pellerossa del Nord America, la cui storia è
stata raccontata e divulgata attraverso il cinema western,
che ha celebrato ed esaltato la conquista del West, ossia
degli sterminati territori occidentali del continente nordamericano,
sottratti con la forza delle armi e con mille trucchi ed
inganni ai legittimi abitanti indigeni, le tribù
dei pellerossa (appunto), da parte dei pionieri, dei colonizzatori
e dei soldati bianchi, mistificando e alterando la verità
storica. Da questi scippi, massacri e raggiri, abilmente
occultati e distorti, hanno tratto la loro origine i miti
e i cliché, ovviamente fallaci, legati alla cosiddetta
"epopea western": dallo stereotipo del cowboy
solitario, onesto e coraggioso, al luogo comune dell'indiano
selvaggio e crudele. La mitologia cinematografica hollywoodiana
ha riproposto lo schema manicheo di sempre, vale a dire
la facile e semplicistica equazione "bianco = buono"
e "indigeno = selvaggio = malvagio", un modello
che si rinnova da secoli in tutte le occasioni in cui i
bianchi occidentali si sono incontrati e scontrati con gli
esponenti di altre culture e di altri popoli, considerati
"inferiori" o "sottosviluppati", per
cui sono stati sottomessi con la forza delle armi, con astuti
stratagemmi o con altri strumenti coercitivi.
L'occidente bianco è sempre stato sconvolto e turbato
dall'idea della violenza, quando ad usarla sono gli altri,
ossia i pellerossa, i Cinesi, i Cubani, i Vietnamiti, i
negri, gli Arabi, gli islamici, e via discorrendo. Ma le
violenze e le atrocità delittuose dei bianchi occidentali,
dove le mettiamo? Il punto è questo: chi detiene
il potere detta legge e decide chi sono i "buoni"
e chi sono i "cattivi". E' sempre stato così,
sin dai tempi più antichi. I Romani furono maestri
molto esperti in questo campo, come ci insegnano Giulio
Cesare e gli altri storici e conquistatori latini. La violenza
della guerre, delle stragi, delle rapine, dei falsi trattati
di pace, ecc., è sempre stata camuffata sotto vesti
ipocrite, sbandierando nobili ideali assolutamente inesistenti,
quali ad es. i principi della "fede religiosa"
(si pensi all'epoca delle Crociate in Palestina), della
"civiltà" e del "progresso" (si
pensi alle conquiste coloniali nel Nuovo Mondo, cioé
nelle Americhe, in Africa, in Asia), oppure ai valori della
"libertà" e della "democrazia"
in tempi più noti e recenti. Ogni riferimento alla
guerra in Iraq, o alle altre guerre in corso nel mondo,
è puramente casuale... amen!