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Lucio Garofalo

 

 

Mala Tempora Currunt
di Lucio Garofalo

L'attuale modello di sviluppo capitalistico-borghese, imposto per secoli dall'occidente con la violenza delle armi, del ricatto alimentare, della propaganda mediatica, attraversa una fase di profonda crisi strutturale e ideologica, per cui non riesce più a convincere, essendo incapace di sedurre e attrarre la gente che abita sul nostro pianeta, in modo particolare i giovani e i popoli del Sud del mondo. Basti pensare a quanto sta accadendo negli ultimi anni in un vasto continente come l'America Latina, scosso e rinvigorito da forti spinte rivoluzionarie anticapitaliste ed antimperialiste. Si pensi a quanto accade altrove, in Africa, in Medio Oriente, nell'Estremo Oriente, in Nepal.

Io sono un insegnante. Francamente, auspico che un giorno, anche nelle scuole pubbliche italiane si approdi finalmente all'adozione di un autentico spirito laicista, ossia ad un approccio di tipo relativistico e interculturalistico nell'interazione dialettica tra docenti e discenti, vale a dire nel processo didattico-educativo che dovrebbe costituire il rapporto centrale e privilegiato all'interno delle dinamiche socio-relazionali esistenti nella scuola, sebbene prevalgano sempre più altri interessi e altre mansioni professionali, dunque altri momenti relazionali. Come, ad es., gli incarichi legati all'esecuzione delle "attività aggiuntive", delle "funzioni strumentali", dei "progetti di arricchimento" (ma arricchimento per chi?). Tutti elementi e ruoli organizzativi che nell'attuale stato degli stipendi retribuiti agli insegnanti italiani (i più miserabili d'Europa), emanano un osceno fascino seduttivo derivante dal profumo-fetore dei fondi economici aggiuntivi, che attraggono i docenti distraendoli dal loro compito primario, ossia la crescita e l'educazione delle giovani generazioni. Questo spirito di apertura e di tolleranza etico-civile, rappresenta una preziosa linfa vitale, una forma mentis estremamente proficua per la formazione culturale e per la piena emancipazione intellettuale e morale della personalità umana.

Cominciamo ad adottare leggi diverse, ma soprattutto un diverso atteggiamento verso i migranti, che formano le moltitudini del Terzo Mondo giunte in casa nostra. Iniziamo a considerarli non più come disprezzabile forza-lavoro a buon mercato, ossia come merci da sfruttare, tantomeno come potenziali e pericolosi criminali da perseguitare e segregare in ghetti, carceri o lager (cosa sono i CPT se non questo?), bensì come persone in carne ed ossa, dotate di risorse, bisogni e diritti concreti, come esseri umani portatori di altre culture e di altri valori, con cui è possibile confrontarsi e convivere pacificamente, traendo reciproci vantaggi da eventuali contaminazioni che ci farebbero senz'altro progredire. Dobbiamo prendere atto della necessità di una rivoluzione culturale e sociale da attuare in casa nostra, per imparare a conoscere ed appoggiare la causa dei popoli oppressi del Sud del mondo, che si stanno ridestando ed emancipando dal secolare giogo imposto dalla società bianca occidentale. Non dobbiamo pensare o temere che saremo assaliti da orde inferocite di migranti clandestini, terroristi o delinquenti. Invece, dovremmo sforzarci di comprendere le loro ragioni, in quanto solo così potremmo salvarci e potremmo tutelare i nostri interessi e le nostre ragioni. In tal modo, potremmo liberarci da quei sensi di colpa che inavvertitamente straziano la nostra coscienza sporca di bianchi occidentali. E' inutile e controproducente agitare spettri e spauracchi che servono solo a scatenare guerre tra poveri e ad esasperare la contraddizione tra Nord e Sud del mondo.

Pertanto, io credo che non arrecherebbe alcun danno ai nostri studenti se cominciassimo a far conoscere ed analizzare le ragioni degli altri, ossia di quelle genti e quelle culture a noi estranee e distanti, in particolare di quei popoli convenzionalmente reputati "inferiori", "arretrati", "incivili", "sottosviluppati", ecc., per dimostrare e far comprendere che invece non lo sono affatto e che avrebbero molto da insegnarci. Come, ad es., avrebbero potuto trasmetterci preziosi insegnamenti i popoli precolombiani degli Aztechi, dei Maya, degli Incas, in tanti ambiti dello scibile umano, come la matematica, l'astronomia, l'architettura, eccetera. Purtroppo, quei popoli sono stati sterminati e annientati brutalmente, la loro cultura e il loro sapere sono stati irrimediabilmente cancellati e sepolti nell'oblio dall'uomo bianco occidentale.

Un simile progetto educativo sarebbe attuabile mediante l'introduzione nel curricolo formativo di una disciplina basata sull'insegnamento storico e antropologico-culturale delle principali confessioni religiose presenti nel mondo, mediante le quali sarebbe possibile far conoscere e studiare adeguatamente le altre culture e gli altri popoli della Terra. E non, invece, quella noiosa "pizza" che viene imposta ed inculcata ai nostri allievi, assai più simile ad un insegnamento confessionale e neocatechistico affidato a figure pseudo-specialistiche nominate direttamente dalle curie vescovili (un fatto gravissimo e vergognoso!) all'interno di un contesto pubblico nazionale che dovrebbe avere il segno della laicità, ossia un'impronta di totale autonomia da qualsiasi forma di intrusione e di ingerenza esercitata dalle gerarchie vaticane nella sfera delle istituzioni statali.

Sono convinto che questa sia l'interpretazione più corretta e accettabile dell'Umanesimo laico, che formerebbe la spina dorsale della cultura e della storia della cosiddetta "civiltà occidentale", se davvero esistesse (e se davvero è mai esistita) una "civiltà occidentale", la cui storia è comunemente (ed erroneamente) concepita come una linea di crescente progresso che muove dalla filosofia e dalla civiltà greco-romana classica e giunge sino ad oggi, attraversando in particolare due momenti storici che hanno segnato e generato una rivoluzione culturale della società: la rivoluzione culturale umanistico-rinascimentale del 1400-1500 e la rivoluzione culturale illuministica realizzatasi nel XVIII secolo.

Questa visione è quella di uno sviluppo idealistico-spiritualistico che tradisce una grave mistificazione storica, mentre cela e sottintende un altro tipo di sviluppo e di espansione, di tipo economico-colonialista, compiuto dal mondo occidentale, un sistema eurocentrico e cristianocentrico.

Mi riferisco al processo di affermazione violenta e imperialistica delle principali culture e potenze europee nel corso della storia universale. Si pensi alla Grecia ellenistica di Alessandro Magno e alla Roma imperiale, nell'antichità; si pensi ai regni romano-barbarici (in primo luogo il regno dei Franchi) nell'Alto Medioevo, da cui sono successivamente scaturiti i primi stati nazionali europei, la Francia, l'Inghilterra, la Spagna e il Portogallo, nell'epoca moderna, imitati più tardi dall'Olanda, dalla Russia, dall'Austria e dalla Prussia, che hanno figurato e partecipato con le altre potenze all'opera di spartizione economico-territoriale dell'Europa e del mondo durante il 1600 e il 1700, fino alla nascita e alla costituzione della Germania e dell'Italia nel XIX secolo, che è stato il secolo d'oro del colonialismo europeo, in modo particolare dell'imperialismo britannico, e via discorrendo, fino a giungere alle forme più contemporanee di imperialismo e colonialismo e alle tragiche esperienze del totalitarismo nazi-fascista del XX secolo.

Mi riferisco inoltre a quello stato federale-imperiale che è oggi il diretto discendente dello strapotere economico-imperialistico europeo, vale a dire gli Stati Uniti d'America, la cui giovane storia è contrassegnata da orrendi crimini contro l'umanità, a cominciare dal genocidio più efferato e dimenticato della storia: gli eccidi perpetrati contro i pellerossa. Senza voler ignorare o sminuire le atroci brutalità, le scelleratezze e gli infami delitti consumati a danno dei popoli dell'Africa (quando l'America bianca necessitò di forza-lavoro a bassissimo costo ebbe inizio la più spaventosa tratta di schiavi della storia) e, successivamente, a danno degli Afroamericani, nonché degli altri popoli oppressi e sfruttati dai bianchi occidentali.

Per tali ragioni, il razzismo è insito e istituzionalizzato nella storia, nella cultura e nella società dei bianchi occidentali. In tal senso, il razzismo è non solo e non tanto un comportamento individuale, quanto soprattutto un fenomeno sociale e istituzionale, che appartiene alla storia e alla cultura del mondo bianco occidentale. Una storia che è un crescendo di violenze, di misfatti, di raggiri, di ruberie, di mistificazioni, poste in essere contro il resto dell'umanità. Finché la nostra società si ostinerà ad ignorare il razzismo istituzionalizzato in essa latente, le tragiche colpe dell'occidente non saranno giammai espiate, né svaniranno i sensi di colpa che turbano la coscienza sporca dell'occidente. Ma è pur vero che il rifiuto o la rinuncia a fare qualcosa di concreto contro il razzismo istituzionalizzato nella nostra società, si spiega chiaramente col fatto che la società bianca occidentale trae la sua opulenza economica proprio dall'esistenza del razzismo stesso, che serve a legittimare e giustificare lo sfruttamento materiale dei popoli del Terzo Mondo. Senza questo razzismo istituzionalizzato e questo sfruttamento economico, la società bianca occidentale scomparirebbe. Oggi la società bianca occidentale sta tramontando proprio perché sta venendo meno il suo predominio storico nel mondo. Non a caso, stanno emergendo nuove potenze economico-politiche sulla scena globale, quali la Cina e l'India, destinate a sconvolgere gli equilibri e i rapporti di forza internazionali.

Con questo articolo mi piacerebbe lanciare una proposta: così come avviene ogni anno per richiamare l'olocausto compiuto dal regime nazista (non solo a danno del popolo ebreo, ma anche contro zingari, slavi, omosessuali, portatori di handicap, comunisti, anarchici e dissidenti vari) si potrebbe fissare, simbolicamente, un "giorno della memoria" riservato al genocidio perpetrato dagli U.S.A., ossia un'intera giornata del calendario da dedicare alle rievocazioni, ai dibattiti e alle riflessioni su ciò che è stata un'operazione di estinzione cruenta e sanguinosa del popolo dei nativi nordamericani, ferocemente massacrati, stuprati e cancellati dall'esercito yankee, sia fisicamente che culturalmente, in seguito alle cosiddette "guerre indiane" combattute nella seconda metà del XIX secolo.

Come spesso è accaduto in passato (si pensi a Roma nei confronti di Cartagine) i vincitori scrivono, o meglio, riscrivono la storia, falsificandola e rettificandola a proprio vantaggio. Così si è verificato nel caso dei pellerossa del Nord America, la cui storia è stata raccontata e divulgata attraverso il cinema western, che ha celebrato ed esaltato la conquista del West, ossia degli sterminati territori occidentali del continente nordamericano, sottratti con la forza delle armi e con mille trucchi ed inganni ai legittimi abitanti indigeni, le tribù dei pellerossa (appunto), da parte dei pionieri, dei colonizzatori e dei soldati bianchi, mistificando e alterando la verità storica. Da questi scippi, massacri e raggiri, abilmente occultati e distorti, hanno tratto la loro origine i miti e i cliché, ovviamente fallaci, legati alla cosiddetta "epopea western": dallo stereotipo del cowboy solitario, onesto e coraggioso, al luogo comune dell'indiano selvaggio e crudele. La mitologia cinematografica hollywoodiana ha riproposto lo schema manicheo di sempre, vale a dire la facile e semplicistica equazione "bianco = buono" e "indigeno = selvaggio = malvagio", un modello che si rinnova da secoli in tutte le occasioni in cui i bianchi occidentali si sono incontrati e scontrati con gli esponenti di altre culture e di altri popoli, considerati "inferiori" o "sottosviluppati", per cui sono stati sottomessi con la forza delle armi, con astuti stratagemmi o con altri strumenti coercitivi.

L'occidente bianco è sempre stato sconvolto e turbato dall'idea della violenza, quando ad usarla sono gli altri, ossia i pellerossa, i Cinesi, i Cubani, i Vietnamiti, i negri, gli Arabi, gli islamici, e via discorrendo. Ma le violenze e le atrocità delittuose dei bianchi occidentali, dove le mettiamo? Il punto è questo: chi detiene il potere detta legge e decide chi sono i "buoni" e chi sono i "cattivi". E' sempre stato così, sin dai tempi più antichi. I Romani furono maestri molto esperti in questo campo, come ci insegnano Giulio Cesare e gli altri storici e conquistatori latini. La violenza della guerre, delle stragi, delle rapine, dei falsi trattati di pace, ecc., è sempre stata camuffata sotto vesti ipocrite, sbandierando nobili ideali assolutamente inesistenti, quali ad es. i principi della "fede religiosa" (si pensi all'epoca delle Crociate in Palestina), della "civiltà" e del "progresso" (si pensi alle conquiste coloniali nel Nuovo Mondo, cioé nelle Americhe, in Africa, in Asia), oppure ai valori della "libertà" e della "democrazia" in tempi più noti e recenti. Ogni riferimento alla guerra in Iraq, o alle altre guerre in corso nel mondo, è puramente casuale... amen!

-- pubblicato l'11 Febbraio 2007 --
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