Nobel a Pinter
di Edgardo Tufo

Harold Pinter nato nel sobborgo povero di Hackney (Londra) nel 1930, secondo le enciclopedie dello spettacolo, è autore drammatico, attore, regista e sceneggiatore.
Se poi a ciò si aggiunge che non si è limitato a scrivere per il teatro, ma che ha creato testi anche per la radio e la tv, allora si può definire Harold Pinter un “ uomo di spettacolo “ nel senso più completo ed esaustivo del termine.
Per i critici però, Pinter è sempre stato un “ uomo di teatro “ – ricordiamo alcune tra le sue opere più famose come “The room” ( ’57), “The caretaker” (’60), “Monologue” (’73), “No man’s land” (’75)- non è stata mai presa seriamente in considerazione la sua pur vasta produzione cinematografica.
Eppure , lo studio delle sceneggiature Pinteriane, dimostra come il suo lavoro cinematografico sia tutt’altro che casuale ed approssimativo, tutte le sue opere denotano una cura ed una attenzione a tratti quasi maniacale.
Di notevole importanza nell‘ opera complessiva dell’autore, è stata la collaborazione con Joseph Losey con il qual condivideva i temi – il tempo , il passato, il sesso e la memoria (intesa come unica strada per possedere il tempo) – che furono al centro delle loro opere , “The servant”, “The go-between”, “ The accident” e “The Proust Screenplay”, quest’ultima sceneggiatura non è stata mai realizzata.
Filo conduttore di tutta l’opera Pinteriana, teatrale o cinematografica che sia, è il concetto di “economia” .
Con questo termine si vuole indicare un modo di lavorare, un modo di rappresentare. Eliminazione di inquadrature superflue, così come di discorsi inutili che possono meglio essere resi con giochi di sguardi e precise gestualità.Il discorso per lo sceneggiatore londinese è sullo stesso piano del “silenzio “, hanno lo stesso valore, sono capaci di produrre le medesime tensioni. Quindi “economia” nel senso stretto di soppressione del superficiale a vantaggio del diretto, del semplice, della linearità.
La produzione teatrale, influenzata da Kafka , Beckett, e dal teatro dell’assurdo, è tutta costruita intorno alla nevrosi, all’ambiguità con un uso magistrale di sospensioni e silenzi. Alcune delle sue più memorabili rappresentazioni sono “Il guardiano” (’60), “Ritorno a casa” (’75) e “Tradimenti” (’78).
Tutta la sua opera, il contributo dato al teatro e alla cinematografia in termini di innovazione e originalità hanno portato, l’oggi settantacinquenne autore, a ricevere quest’anno il Nobel per la Letteratura.
Premio che purtroppo non ha potuto ricevere sabato 10 dicembre a Stoccolma in occasione della cerimonia di consegna,a causa di un ennesimo ricovero in ospedale per un tumore all’esofago che lo costringe a sottoporsi a cure continue ormai dal 2002.
Non potendo partecipare nemmeno alla tradizionale conferenza stampa dei vincitori avvenuta mercoledì 7, il commediografo non ha voluto esimersi dal registrare in ospedale un video e inviarlo in quella sede.
Nel suo discorso - durato ben 46 minuti – oltre a ringraziare per l’onorificenza ricevuta, ha voluto parlare di un tema che gli è sempre stato molto a cuore, la guerra. Riferendosi nello specifico al conflitto in Iraq, il premio nobel ha parlato di <<.. atto banditesco,un atto volgare di terrorismo di stato, l’invasione - ha proseguito Pinter - è stata un ‘ azione militare arbitraria ispirata da una serie di bugie e da una grandiosa manipolazione dei mezzi di informazione e quindi del pubblico..>> e ancora <<…abbiamo portato in quei posti morte e distruzione ,miseria e degrado e tutto questo lo abbiamo chiamato “portare libertà e democrazia”…quante persone Blair e Bush dovranno uccidere prima di essere considerati “criminali di guerra?..>>.
Parole forti quelle di Pinter che conclude inneggiando alla determinazione intellettuale di ognuno per definire ciò che è vero nella nostra società, altrimenti non avremo alcuna speranza di recuperare ciò che stiamo perdendo : la dignità dell’ uomo.

(pubblicato il 12 Dicembre 2005)

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