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Carmelo Junior Ingegnere

 

 

Quale futuro per il pianeta Terra?
di Carmelo Junior Ingegnere

Quali provvedimenti prendere per il clima dopo gli accordi di Kyoto? È quello che si sono chiesti i ministri di una cinquantina di stati, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative, riunitesi a Parigi in una conferenza che punta ad una governance ecologica mondiale. Impossibile? Per molti partecipanti e promotori, con in testa il presidente uscente della Repubblica francese Jacques Chirac, è una soluzione non solo possibile, ma necessaria. Lo scenario delineato dagli studiosi delle organizzazioni non governative prevede, se entro breve non si riusciranno ad attuare delle scelte in controtendenza con le politiche fino ad ora adottate di sfruttamento dell’ambiente per fini privati, una catastrofe ecologica di proporzioni bibliche, a cui il nostro pianeta, visti i ritmi di sviluppo, sembra destinato.
Il tema che ha dominato più di altri la discussione sul clima è quello dell’emissione di gas serra nell’atmosfera, ad opera di grandi agglomerati industriali che, irrispettosi degli accordi internazionali, che ne prevedono un utilizzo sempre più limitato, surriscaldano l’ambiente.
Si calcola che in media in circa cento anni la terra si riscalderà di tre gradi in più, con sconvolgimenti degli attuali ecosistemi. Oltre alle cause, ai vari analisti e studiosi è chiaro anche chi sia il principale responsabile: gli Stati Uniti d’America. Gli Usa, infatti, sono il paese che ha meno rispettato i protocolli di Kyoto, ritenuti lesivi dell’interesse nazionale e, soprattutto, delle multinazionali fiancheggiate dal governo a stelle e strisce.
Una di queste, la ExxonMobil ha pagato per anni campagne di disinformazione volte a non far credere, all’opinione pubblica, che ci sia un legame tra la produzione in larga scala di gas serra proveniente dai loro stabilimenti ed il relativo surriscaldamento climatico, per gli scienziati che hanno recentemente studiato il caso, con la relativa campagna di disinformazione a cui hanno partecipato anche noti divulgatori scientifici con pochi scrupoli, il metodo adottato dalla compagnia ricorda quella adottata anni or sono dalle grandi industrie del tabacco, che per molto tempo sono riusciti a non far ricondurre un legame tra il fumo ed il cancro.
Tuttavia, i partecipanti della conferenza, che si è trasformata in appello corale per prendere serie misure preventive anti catastrofe naturale, spingono affinché l’attuale programma dell’Onu per l’ambiente si trasformi in una vera e propria “Onu ambientale”, con la partecipazione ed il consenso di molti stati membri che ne consentano il forte valore e l’incidenza sopranazionale, in grado di controllare e regolare gli attuali squilibri ambientali. L’Onue, questo sarà il nome di tale organismo, dovrà fissare, secondo i partecipanti, il principio che chi inquina paga, e costringere i paesi che commettono più reati contro l’ambiente a collaborare. La dichiarazione d’intenti lascia ben sperare chi ha sempre sostenuto, anche al di là dei posizionamenti politici, che l’ambiente è un bene di tutti e che va tutelato con lo sforzo comune di tutti i paesi coinvolti. Ma nonostante ciò, la conferenza di Parigi apre uno spaccato, purtroppo non inedito: da una parte, buona parte dei paesi europei, che sostengono il progetto di “Onu ambientale”, dall’altro gli Usa, che difendono i loro interessi di parte, con il finanziamento ed il sostegno privato delle multinazionali che vanno ad inquinare per il mondo.
La logica mercantilistica delle multinazionali dimostra ancora una volta un limite: quello di pensare al profitto quotidiano a tutti i costi e non solo sull’ambiente. Intanto, i guasti climatici porterebbero nel giro di pochi anni alla desertificazione dell’area Euromediterranea, con conseguenze gravissime, come la siccità che, accompagnate alla privatizzazione del servizio idrico locale, porterebbe a delle vere e proprie scorrerie a danno delle popolazioni. Il mondo rischia di diventare instabile, e non solo per il clima, ma anche per ciò che ne potrebbe seguire. Ciò nonostante sono evidenti gli sforzi messi in campo da parte di organizzazioni governative e non per fermare ed invertire ciò, contribuendo a vario libero a cambiare modi di vita e di consumo delle persone, così come dovrebbero cambiare i modi di produzione economica esistenti. Come sarà il nostro domani, dipende molto da come tratteremo il nostro pianeta oggi.

-- pubblicato l'11 Febbraio 2007 --
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