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Alessandro Di Maio

 

 

Ragionare per slogan
di Alessandro Di Maio

Quanti in Italia e nel mondo vivono la politica per slogan? Tanti. Sono i giovani che riducono la politica ad una astratta e quanto mai inesistente divisione tra comunisti e fascisti, quelli che non conoscono la vera essenza di anarchia, comunismo, fascismo, capitalismo, democrazia, e che non credono in entità politiche meno marcate e più diplomatiche rispetto ai punti più radicali.
Da qualche anno la società regredisce ed un tipo di cultura avanza rispetto ad un’altra, mentre la politica è debole e si lascia vincere da sentimenti astratti.
L’uomo inizia a non credere nelle proprie capacità e si rivolge all’ignoto per chiedere e supplicare, che i fatti e gli elementi della vita gli si rivolgano favorevolmente.
Chi - spinto da motivi caratteriali, che lo portano a distinguersi dalla massa o ad uniformarvisi, o da ragioni di carattere sentimentale che pubblicizzano il ritorno agli anni settanta – svolge la sua attività politica, spesso, lo fa per slogan, semplificando contenuti e definizioni, e arricchendo l’esteriore in una concezione della società che è contraddittoria e causa di violenza perché basata sul seme della guerra civile.
Che non esiste ancora una vera democrazia sostanziale è fuori da ogni dubbio, ma un comportamento iperpartigiano non è democratico e divide il popolo, poiché la persona con determinati desideri politici non può essere esautorata nemmeno verbalmente.
Nonostante le dichiarazioni di preti che ripetono continuamente “i giovani, i giovani, i giovani”, la maggioranza dell’attuale gioventù mondiale vive nel vuoto, nel baratro culturale, nell’esteriorità, in una realtà dimostrabile dalle risposte di chi - indossando una maglietta di Ernesto Che Guevara o tenendo caro il calendario di Benito Mussolini, senza validi motivi - insulta leaders e partiti politici; di chi, ancora, richiedendo la legalizzazione delle droghe leggere, le consuma mentre sono vietate, incrementando così l’attività illecita di organizzazioni mafiose insultate, poi, dalle stesse persone che, indirettamente e involontariamente, le hanno appoggiate mediante il consumo del prodotto stupefacente. Giovani che, con meri slogans, sporcano edifici appena restaurati - disegnando falci e martelli, doppie “S”, “A” cerchiate e croci celtiche – accrescono il semplicismo di cui viviamo oggi.
Giovani che, da entrambe le parti, non riescono a comprendere di essere pilotati, guidati dai capi machiavellici che stanno dietro le quinte: quelli che, benché un po’ egocentrici, lasciano alle “mani” il divertimento della manifestazione - divenuta esibizionismo con rumori, sudore, simboli ed etichette - prospettando un futuro tutto loro.

(pubblicato il 18 Giugno 2006)
 

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