La
Santeria cubana
di Carmelo Ingegnere
La Santeria
cubana nasce come incontro sincretico tra culture
diverse che, per fattori storici e geografici, si
trovarono a fondersi in un'unica, originale cultura.
Nel XVII° secolo, dopo la quasi totale eliminazione
della popolazione autoctona delle isole caraibiche,
gli allora dominatori spagnoli vi decisero di trasferire
in maniera forzata gli schiavi dell’area centro africana,
in particolare schiavi di origine Nigeriana. Questi
schiavi praticavano un culto, denominato Yoruba, caratterizzato
dalla credenza in varie divinità, denominate
Orishas e dal culto dei morti. Tale culto, nel nuovo
mondo, dovette fare i conti con l’intolleranza religiosa
degli spagnoli che, oltre a proibire e bollare come
eretico qualsiasi culto “Altro”, “Diverso”, imposero
la religione Cattolica come unica Fede allora praticabile,
dai padroni bianchi così come dagli schiavi
neri. Questa imposizione però fece in modo
di sviluppare, in maniera involontaria, una contaminazione
culturale unica al mondo. Questa contaminazione, che
porterà alla nascita della Santeria come noi
oggi la conosciamo, è da leggere in due maniere
differenti: essa è si l’incontro tra Cattolicesimo
e culto Yoruba, ma è soprattutto il tentativo
“istrionico” da parte della numerosa comunità
nera di camuffare il proprio culto sotto le insegne
della religione del più forte; in questo caso
del dominatore spagnolo.
Struttura
Religiosa
La Santeria
è caratterizzata dalla presenza di diverse
divinità, denominate Orishas o Santos, che
compongono un variegato pantheon non dissimile a quello
greco classico. Gli Orishas, infatti, come le divinità
greche, hanno i loro pregi e difetti, tanto da assomigliare
in questo agli uomini. Ogni Orishas ha, per quel fenomeno
sincretico di cui parlavo prima, un suo corrispettivo
nei santi cattolici; solo per fare alcuni esempi,
Elegguà è associato a San Rocco, Changò
è associato a Santa Barbara ecc. Gli Orishas
si distinguono per due ragioni: ognuno di loro ha
una sua peculiarità ben specifica e tutti indistintamente
sono degli intermediari tra gli uomini da una parte
e Olofin, la divinità suprema, dall’altra.
Secondo la mitologia santera infatti, sopra gli Orishas
risiede Olofin, divinità creatrice del tutto,
indifferente alle sorti del creato ma che al contempo
conserva la dipendenza del creato con esso. Attraverso
le orazioni i devoti esortano gli Orishas ad intercedere
con Olofin oppure chiedono direttamente a loro di
ottenere benefici di ogni genere, che variano dalla
salute psicofisica al benessere materiale. A tal proposito
è opportuno evidenziare due aspetti: come detto
ogni Orishas ha degli elementi preferiti che variano
in base alla pertinenza; grazie a ciò si è
formato nel tempo una farmacopea tutta interna al
rito dove particolari cure lenitive sono state associate
alle divinità. Il secondo aspetto è
quello rituale legato alle possessioni: i sacerdoti
sono attori principali ma non sempre esclusivi di
una cerimonia in cui l’Orisha “entra nella loro testa”
con lo scopo di rivelare le proprie volontà;
il protagonista di questo episodio viene definito
“caballo”, che è qualcosa di molto simile ad
un medium.
L’elemento Magico della Santeria
Un aspetto
che affascina molti e che è al contempo poco
conosciuto è quello della magia praticata all’interno
del culto. I riti più conosciuti sono quelli
per fare legature (amarramientos), dove si vuole legare
a se una persona o al contrario allontanarla, offerte
(ebbòs) con cui si tenta di aggraziarsi i benefici
del dio di turno, placarne la collera o chiedere aiuto,
purificazioni (limpiezas ) per liberarsi da un dolore
fisico e infine i malefici (maleficios). Il carattere
dei riti ci porta ad un altro sincretismo, stavolta
parallelo a quello religioso, cioè quello da
una parte della stregoneria medievale europea praticata
dai coloni bianchi e dall’altra dalla magia Africana
di origine animista. E’ presente nella Santeria una
magia bianca (trabajos buenos) ed una magia nera (trabajos
malos): la magia bianca è relativa a tutte
quelle pratiche per fare del bene (para hacer bien)
attraverso l’uso di apposite piante adoperate a tale
scopo; inversamente la magia nera, che viene spesso
rifiutata dai sacerdoti, viene usata in casi estremi
e per scopi tutt’altro che positivi. La magia nera
rappresenta un mondo parallelo che viene spesso combattuto
sia dai Santeros (praticanti) che dai Babalawos (sacerdoti
di alto grado) . E’ bene precisare ciò perché
molto spesso si confonde la Santeria con altri riti
come il Vudù praticato ad Haiti o la Regla
de Palo Monte Mayombe, quest’ultimo particolarmente
temuto perché si dice basato su un patto fatto
fra i praticanti ed i defunti. Questi ultimi per le
loro caratteristiche negative vengono soprannominati
col termine dispregiativo di “brujos” (stregoni).
Il
sistema divinatorio
Accanto ad
un sistema che potremmo definire “magico” sopra descritto
esiste un sistema divinatorio molto variegato. I sistemi
più conosciuti sono: Obì, consistente
nella divinazione attraverso pezzi di cocco; Caracoles,
consistente nella divinazione attraverso conchiglie
marine. Questi rituali di divinazione sono molto semplici
e praticati, ma insieme ad essi ne esistono di più
complessi e destinati esclusivamente all’interpretazione
dei sacerdoti o Babalawos: due di questi sono il tavolo
di Ifà e il Ekuele o Collar de Ifà,
fatto con conchiglie marine e frammenti di cocco.
Il bene e il Male secondo la Santeria
Secondo La
Regla de Ocha o Santeria non esistono in maniera definitiva
e netta Bene e Male. Infatti, ciò che è
bene ora potrebbe trasformarsi in un male e viceversa.
Anche la natura si sottrae a questa dicotomia e tutti
gli elementi correlati non appartengono ad uno dei
due campi in maniera assoluta. Questo aspetto è
ricavato dalla religione Yoruba che non ha una propria
etica o principi basati su comandamenti universali
ma si basa invece su un principio semplice e diretto
che è quello della ricerca del piacere, del
benessere e della salute e l’allontanamento di tutto
ciò che ci fa soffrire. Potremmo in questo
dire che è bene ciò che ci rende felici,
male ciò che ci arreca danno o dispiacere.
Ma questo non significa naturalmente ricerca egoistica
del piacere individuale a scapito di quello degli
altri; secondo la Santeria uno dei principali obiettivi
dell’individuo è quello di entrare in armonia
con gli altri, con i propri e altrui pensieri, desideri
ecc. in maniera da formare un equilibrio stabile,
un quadro dove il religioso e il naturale convergano
in maniera armoniosa.
(pubblicato
il 15 Ottobre 2005)