Il Taoismo
di Carmelo Ingegnere


Le origini e lo sviluppo
Le origini del Taoismo si perdono nel tempo del mito, rendendo difficile stabilire una vera e propria data di origine della dottrina. Di sicuro, però, si sa che fu Lao Tzu il fondatore, nel IV° secolo A.C., del culto e del complesso sistema filosofico taoista, attraverso la stesura e pubblicazione del Tao te ching, o come venne tradotto in occidente, “Libro dei mutamenti”. Insieme alla figura semi divina di Lao tzu, si affiancarono altri personaggi meno conosciuti, ma non per questo meno importanti, che diedero organicità e continuità all’opera del maestro, diffondendo in Cina quella che stava diventando una religione popolare: Chuang tzu e Lieh tzu. C’è da precisare, però, che mentre per i pensatori e fondatori del corpus taoista si trattava solo di una filosofia, un modo di intendere la vita e la natura, per i più il taoismo era una religione totalizzante, che includeva dentro se tutti gli aspetti interiori ed esteriori dell’uomo, della politica e del mondo. Ad accentuare tale aspetto fu Chang tao ling, nel II° secolo D.C., che rese più comprensibile al popolo alcuni aspetti oscuri della dottrina racchiusa nel Tao te ching, molto spesso però storpiandoli e snaturando il vero senso della dottrina che molto spesso influenzerà anche le interpretazioni occidentali.

Struttura del Taoismo
Secondo il Taoismo, gli elementi naturali sono regolati da una comune armonia. Ma questa armonia, a differenza di altri principi di natura orientale, non è qualcosa di statico ed immobile; infatti, alla base di questa armonia c’è il Tao, termine di difficile traduzione ed interpretazione, per alcuni versi indefinibile proprio per il suo carattere di eterno movimento ed universale presenza negli elementi. Il Tao è origine di tutto, muta continuamente con gli elementi ma rimane sempre se stesso; esso è costituito da due principi, opposti e complementari, che sono lo Yin e lo Yang. Questi due elementi – iconograficamente diffusissimi eppur così sconosciuti – rappresentano l’alternarsi del giorno e della notte, del maschile e del femminile, che regolano la vita dinamica della natura, in quanto il loro alternarsi determina tutte le cose. I due elementi non sono però così distinti come si potrebbe credere, visto che entrambi rispondono alla natura unica del Tao di cui fanno parte.
Prendendo coscienza del perenne cambiamento delle cose, del continuo evolversi degli elementi che trapassano da una natura ad un'altra in maniera incessante, all’uomo non resta che adeguarsi ai principi del Tao, ricercando la santità attraverso la meditazione e la purificazione fisica e spirituale. Nel taoismo infatti esistono diverse pratiche ascetiche legate alla purificazione e perfezione che, attraverso una originale interpretazione della natura umana e dell’energia vitale – il ch’i – portano l’uomo a quella che i maestri hanno definito “via degli immortali”: questa via consiste nel distacco da tutti gli elementi mutevoli della realtà ed in una vita ascetica di meditazione e sintonia con i principi del Tao.

La filosofia del Tao
In occidente il termine Tao è stato tradotto come movimento, Via, Dio, Ragione (forse pensando ad un accostamento col Logos di Eraclito) ma, come dice lo stesso Lao tzu, “il Tao che si può definire a parole non è il vero Tao”, invalidando qualsiasi tipo di traduzione e di fossilizzazione in un termine che delimita la natura dinamica del Tao. L’uomo che si dispera del mutamento è un uomo stolto, perché credeva immutabile ciò che non lo è, mentre ciò che nella sua mutabilità rimane immutabile è la Legge del Tao; per non far nascere attrito e quindi trovare armonia e stabilità bisogna muoversi in sintonia con il Tao.
Alcune interpretazioni distorte del taoismo hanno visto nei suoi principi un certo fatalismo, un laissez faire della natura e del suo principio regolatore, legato al concetto mal interpretato di “wu wei”. Il wu wei è il principio secondo la quale bisogna dominare le circostanze senza opporvisi, che è alla base di una tra le più letali ed efficaci tra le arti marziali che è il ju-jitsu, che significa letteralmente “via delle cedevolezza”, in quanto si adegua alle circostanze proprie di ogni tipo di lotta. L’interpretazione corrotta invece vede il wu wei come non azione, quando invece è l’applicazione pratica della flessibilità propria che occorre ad affrontare ogni situazione, sul campo di battaglia come nella vita.
Al wu wei si oppone il concetto di “yu wei”, che significa “afferrare la luna”, tipico di tutti quelli che tentano inutilmente di afferrare tutto ciò che è elusivo – la luna come la vita – imponendo il proprio Io come principio supremo ed eterno.
Ma il taoismo, attraverso il wu wei, non solo accetta il fatto che tutto è elusivo, ma asseconda tale principio attraverso un opera di svuotamento da tutti i falsi concetti, accetta i mutamenti e camminando di pari passo con essi, arriva al dominio flessibile degli eventi della natura.

(pubblicato il 18 Dicembre 2005)

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