integrazione politica
e culturale mai realizzato. Telesur, televisione con base
a Caracas, ma con una utenza che va dal nord al sud di tutta
l’America, punta principalmente su due obiettivi:
rompere il monopolio dell’informazione, oggi in mano
a media finanziati dagli Usa, trasmettendo spesso la versione
dei fatti da un punto di vista Nord Americano, e integrare
un continente, unito per cultura e tradizione, ma non dall’informazione.
In tal senso, la nuova emittente si pone come costruttrice
di una identità unitaria, fino ad ora filtrata dalla
lente dei network stranieri.
Il progetto Telesur nasce grazie all’apporto di alcuni
governi Sud Americani come Cuba, Venezuela, Uruguay e Bolivia,
ma che ha visto più impegnati i governi di Castro,
Morales e Chaves. Oltre al contributo sostanziale di questi
paesi, un altro e decisivo punto ha permesso la nascita
e diffusione dell’emittente: lo sviluppo di imponenti
movimenti sociali che si oppongono alla politica neoliberista.
Questi movimenti, oltre che con i governi che seguivano
queste politiche, molto spesso con risultati tragici, hanno
puntato il dito contro i media che ne appoggiavano l’operato,
nascondendo ciò che in realtà stava succedendo.
Da qui l’esigenza di media alternativi che dessero
spazio alle ragioni della gente. Durante le manifestazioni
in Argentina, ad esempio, il punto di vista di chi scendeva
in piazza era espresso tramite network indipendenti come
Indymedia, con straordinari risultati di partecipazione.
Oggi, ad un anno dall’inaugurazione della messa in
onda di Telesur, l’esperimento sembra riuscito: il
26 % delle spese di gestione è stato coperto e, a
detta del vicepresidente Aram Aharonian, entro la fine dell’anno
sarà raggiunta la piena autosufficienza. Risultati
che, per una televisione non commerciale e senza pubblicità,
fanno ben sperare.
Il cammino delle emittenti e dei canali di informazione
indipendenti è stato favorito dalla diffusione di
internet su larga scala a dal rinascere di movimenti sociali
globali. Tale è il caso di Indymedia, network indipendente
formato da attivisti e giornalisti, nato inizialmente per
seguire il movimento No Global. Le novità introdotte,
che rispecchiano una struttura non gerarchica scelta dai
curatori del sito, è l’introduzione di due
elementi: il newswire, un “luogo” in cui chiunque
può pubblicare informazione, e la nascita nei vari
paesi di Indymedia locali, organizzati, come nel caso di
Indymedia Washington, in redazioni autogestite o partecipate.
Anche se molti analisti, pure interni allo stesso network,
ne sottolineano i limiti, come la presenza di “gerarchie
di fatto”,dovuti alla gestione dei server ed al controllo
dei contenuti, Indymedia rappresenta tutt’oggi un
interessante laboratorio.
In Italia, per far fronte al monopolio televisivo e dare
risposta a quella fetta di opinione pubblica che vorrebbe
un tipo di televisione del tutto diversa, interattiva e
piena di contenuti, è stata realizzata Arcoiris.
Creata per la fruizione esclusiva su internet, Arcoiris
è una televisione con un palinsesto liberamente scelto
dai fruitori, che ne votano anche il contenuto. Legata a
Telesur, di cui ne cura la diffusione in Italia, tramite
internet e satellite, Arcoiris si pone, oltre che come televisione
della società civile, emittente alternativa al sistema
televisivo attuale; la mancanza di pubblicità e la
scelta del palinsesto la avvicinano di più alla gente
che, come per la prima volta, è libera di scegliere
senza subire un palinsesto avulso di qualsiasi spessore
culturale. Di pari passo allo sviluppo tecnologico ed all’avanzare
di movimenti sociali, in Sud America come in Europa, crescono
le esigenze dei cittadini di un nuovo modo di fare ed usufruire
informazione ed intrattenimento. Adesso, interagendo anche
con esso.