Dagli all’untore!
di Francesco Lipari

Durante le molteplici epidemie di peste che hanno colpito l’Europa nel corso dei secoli, caratteristico era lo scagliarsi contro l’untore, termine con il quale si indicava una persona accusata di diffondere il morbo. Si scatenavano, allora, dei veri e propri atti di violenza, talvolta gravi, di cui erano vittima gli appartenenti ad una qualche minoranza religiosa o etnica.
Per la coscienza collettiva il male viene da fuori, è “straniero”; oppure non è inquadrato in categorie ampie, è minoranza. Secondo detta logica, la causa dei propri mali è da attribuire, in generale, al “diverso”.
Si pensi alla fortuna di certe posizioni politiche che hanno fatto della lotta alla diversità il loro cavallo di battaglia. Ad incominciare dal nazismo, che si prefisse di eliminare sistematicamente ebrei, zingari, omosessuali, perché considerati elementi estranei e pericolosi per la razza ariana.
Oggi, alcune forze politiche - più o meno estremiste - che nei loro programmi hanno come priorità la lotta all’immigrazione, riscontrano un certo successo perché fanno leva sulle paure ancestrali dell’umanità verso tutto ciò che è estraneo al branco.
Numerosi esponenti del clero (o laici di ispirazione fortemente cristiana) temono il rischio di un’invasione islamica dell’Europa, benché pacifica, destabilizzante per le conquiste della nostra civiltà.
Guardando i telegiornali, si ravvisano degli accostamenti di notizie che possono fomentare la suddetta paura. Se, per fare un esempio, si apre con un attentato kamikaze in Iraq, focalizzandosi sulle vittime occidentali e tacendo i dati sui morti civili sotto i bombardamenti americani; di seguito si parla di sbarchi di immigrati clandestini provenienti da paesi islamici; segue la cronaca sulle ultime rapine e violenze nelle nostre città, avendo cura di sottolineare la nazionalità straniera di chi delinque; infine, si chiude il capitolo con la dichiarazione di un qualche uomo di stato che, nell’esaltare i provvedimenti del proprio governo per rendere le città più sicure, cita soprattutto l’espulsione di immigrati clandestini… se ne deduce che, chi ascolta, può formarsi l’opinione per cui immigrato vuol dire criminale.
Chi, nel nostro Paese, ricopre posizioni di comando, dimostra spesso l’incapacità di rendere effettivi i principi di legalità a cui si ispira, tra i tanti, il nostro ordinamento. Così, per dimostrare agli elettori di avere a cuore la loro incolumità, anziché reprimere la criminalità organizzata, fa valere la propria forza sui deboli, coloro che fuggono dalle loro miserie alla ricerca di un’esistenza dignitosa.
Può definirsi criminale chi lascia la propria terra, spendendo i guadagni di una vita, mettendosi in mano a gente senza scrupoli, per raggiungere, con mezzi precari, il mondo ricco? E’ un criminale chi rischia, pur senza saperlo, di rimanere vittima di traffici di organi e prostituzione?
Chi ci governa ha dimostrato già, con la legge che prevede l’arresto per le lucciole che si prostituiscono in strada, di non essere in grado di sconfiggere il male alla radice e di essere semplicemente buono a prendersela coi soggetti deboli del sistema, facendo credere ai propri sottoposti, che siano quelli il male da combattere.
Così, quando sarà tempo di elezioni, i governanti potranno presentarsi nei salotti televisivi e dire, a gran voce: abbiamo ridotto la criminalità. Le città sono più sicure. Abbiamo rimpatriato migliaia di immigrati clandestini.

(pubblicato il 12 Dicembre 2005)

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Webmaster "Radio Itauspes" & Francesco M. / Admin Alessandro Di Maio
© 2005 "la specula" - Political, cultural and social obervatory on the world Osservatorio politico, culturale e sociale sul mondo Observatorio politico, cultural y social sobre el mundo
In ottemperanza con la nuova legge sull'editoria italiana, si segnala che laspecula.com non è' un periodico. Qualunque testo vi appaia non ha alcun tipo di cadenza predeterminata nè predeterminabile. Non essendo una testata giornalistica, non esiste editore. Tutti i contenuti sono a responsabilità e copyright dei siti linkati o di chi li ha scritti. I dati sensibili relativi alla legge sulla privacy sono tutelati in ottemperanza alla legge 675/96 e dal dpr 318/99. Il contenuto del sito può essere liberamente citato, linkato ed anche copiato (a patto si citi laspecula.com come fonte). Per qualunque altra informazione scrivere alla redazione.
We advice to visualize the web site with 1024 x 768 pixels and with a "middle" character Consigliamo una risoluzione 1024 x 768 pixels e un carattere "medio" Consejamo una risoluciòn 1024 x 769 y un caracter "medio"