Il cambio di guardia alla presidenza dei vescovi italiani, con l’insediamento di Bagnasco al posto di Ruini, ha lasciato inalterata la posizione delle gerarchie ecclesiastiche sui Dico.
In una nota della Cei Bagnasco dichiara che senza una visione oggettiva del bene comune «non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male» e, di conseguenza «l'unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell'opinione generale, o dell'opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia». Prosegue duro e sarcastico: «Perchè dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano?». Perorazione conclusiva: se «il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l'uomo nella sua libertà di scelta ma nel suo dato di natura».
Non tardano le reazioni. Se per Fassino «la Cei è andata oltre al buon gusto», secondo Amato per costruire il bene comune bisogna farsi carico della visioni altrui del bene comune e non imporre la propria visione unilateralmente come «nelle società che noi critichiamo in quanto islamizzate».
Rosy Bindi considera la nota una «sollecitudine pastorale» che serve ad arricchire il dialogo in materia. Secondo Bertinotti «bisogna avere grande rispetto per tutti i fenomeni religiosi» ma si deve lavorare per la costruzione della laicità dello stato che «è un valore fondativo delle nostre istituzioni». Tra i politici cattolici Casini afferma che la Chiesa è libera di esprimere la sua opinione poiché «uno Stato basato sulla laicità, che nega il principio di libertà per la Chiesa» porterebbe a «tornare alle catacombe».
Ma una notizia che colpisce è l’appello su Micromega, di undici sacerdoti “dissidenti”:
“Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale un fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle
influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell'8 per mille IRPEF.
Invitiamo tutti i cittadini italiani i quali, nonostante le intrinseche contraddizioni rispetto al principio di laicità, desiderassero comunque devolvere l’otto per mille a una espressione religiosa, a fare la scelta della “Unione delle chiese metodiste e valdesi” che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere sociali e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
Firmato don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino.
È al senato - come ogni provvedimento di questa legislatura - che si attendono risposte per trarre le conclusioni del caso.