Domenica 22 aprile si terrà in Francia il primo turno delle presidenziali con un distacco minimo fra i due maggiori candidati all’Eliseo, Segolene Royal del partito socialista (Ps) e Nicolas Sarkozy dell’Unione per un movimento popolare (UMP), segnando la fine della lunga presidenza di Jacques Chirac durata 12 anni. Dalle stime degli ultimi giorni ci sono ancora fra il 30 e il 40% di indecisi, che la lunga campagna presidenziale non è riuscita a convincere. I francesi si attendono un cambiamento dalla nuova maggioranza anche se secondo uno studio del Centre d’Etude de la Vie politique francaise il 60% degli elettori è convinta che nessuna maggioranza, ne di destra ne di sinistra, avrà le capacità di dare una svolta al paese. I principali nodi da sciogliere sono la forte disoccupazione, mai scesa sotto l’8% negli ultimi anni con punte del 20% fra i giovani, e l’aumento del precariato. Le situazioni peggiori si riscontrano nelle periferie dove nell’autunno del 2005 è iniziata la guerriglia delle banlieues. Proprio sul problema dell’immigrazione e dell’integrazione Sarkozy rompe con il recente passato, da ministro degli Interni ha aumentato i rimpatri e fatto evacuare le zone occupate abusivamente, adesso propone, d’accordo con Le Pen, la creazione di un ministero dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale. In seguito alle polemiche nate dalla sua proposta Sarkozy risponde che “bisogna spiegare la Francia a chi vuole diventare francese. La Francia non è una razza, non è un'etnia, è un po' più di una democrazia, è una Repubblica". In merito alla politica estera Sarkozy vorrebbe riavvicinarsi agli USA, accentuando così la mancanza d’indipendenza dell’Ue rispetto agli Stati Uniti, mentre in politica interna ha promesso una "conferenza sociale" con l'obiettivo di ridurre lo scarto salariale fra uomini e donne. Le ultime battute della campagna presidenziale di Sarkozy sono incentrate sul recupero di voti al centro, avendo già ampiamente raccolto le simpatie della destra.
Segolene Royal ha invece concentrato la sua campagna su un programma in cento punti che comprende soprattutto l’innalzamento del salario minimo a 1.500 euro al mese, l’aumento delle pensioni più basse del 5 per cento, l’abolizione dei nuovi contratti flessibili introdotti dal governo di centrodestra a favore delle piccole imprese, la creazione di 500mila posti di lavoro con sussidio per i giovani laureati, il pagamento per un anno di tutte le spese sociali e previdenziali dei contratti che le aziende faranno a giovani non qualificati, la costruzione di 120mila abitazioni l’anno per l’edilizia popolare, e l’aumento degli investimenti in ricerca e università. Sostenendo di reperire i fondi necessari per il suo programma diminuendo gli sprechi e non alzando le tasse, al contrario del suo avversario Sarkozy che punta sulla riduzione delle tasse soprattutto quelle che colpiscono i redditi alti (come la tassa di successione). Il programma della Royal, molto articolato, propone anche un tetto agli affitti pari al 25% del guadagno delle famiglie meno abbienti, un provvedimento in caso di licenziamento che garantirà il 90% del salario netto percepito per un anno, con diritto a corsi di formazione, un rimborso degli aiuti pubblici che le imprese che licenziano o trasferiscono del personale pur con profitti elevati, la creazione di una polizia di quartiere e di centri di recupero per giovani delinquenti, prestazioni sanitarie speciali per anziani, diversamente abili e giovani e la contraccezione gratuita fino ai 25 anni. Per il prossimo autunno la Royal vorrebbe proporre un referendum per introdurre le giurie cittadine, il diritto di voto agli stranieri nelle elezioni locali e il matrimonio ed adozione per le coppie omosessuali. Proprio per la complessità del programma proposto dalla Royal i consensi non sono stati altissimi perché viene vista poca concretezza nelle strategie. Al meeting conclusivo della campagna della Royal, ha partecipato anche Zapatero sostenendo vivamente la candidata con parole di elogio e confermando l’importanza che per la prima volta si trovi una donna nella condizione di accedere alla presidenza della Repubblica francese. La Royal si rivolge nella sua campagna sentitamente alle donne inserendo nel suo programma la costituzione di "un servizio pubblico per la prima infanzia" e allargando l’obbligo scolastico dai tre anni (contro gli attuali sei) per costringere le scuole materne, che spesso lamentano ragioni di organico per rifiutare molte iscrizioni, ad accettare un numero maggiore di bambini. Anche Sarkozy in caso di elezioni introdurrebbe un “diritto all’asilo dei bambini”, permettendo alle donne di scegliere se lavorare o meno.
Il terzo candidato nelle intenzioni di voto è Francois Bayrou, di posizione centrista, che ha cercato nella sua campagna appoggi sia dalla sinistra che dalla destra ottenendo da ambo le parti una risposta negativa. Inizialmente molto europeista, durante la campagna si è concentrato maggiormente sul ruolo dello Stato Nazionale per far fronte alla globalizzazione. Al secondo turno quindi potrebbe diventare la sua coalizione essenziale per la vincita di uno dei due maggiori partiti.
La rivista britannica Nature ha dedicato uno speciale alle elezioni francesi, interrogando i tre principali candidati in materia di ricerca. Un punto sul quale concordano Royal, Sarkozy e Bayrou è sull’aumento dei fondi per la ricerca. Sarkozy promette un incremento di 4 miliardi di euro per la ricerca e di 5 miliardi di euro per l'istruzione superiore, la Royal si impegna ad aumentare i finanziamenti del 10% l'anno per cinque anni, mentre Bayrou propone un aumento del bilancio del 5% l'anno per dieci anni.
Secondo gli ultimi sondaggi Sarkozy è in leggero vantaggio con il 29% dei voti rispetto alla Royal 25% e Bayrou al 15%, con Le Pen attestato intorno al 13% che non gli consentirebbe di ripetere l’exploit di 5 anni fa quando estromise dal primo turno il leader socialista Lionel Jospin.