Il governo presenterà un disegno
di legge per giungere a una normativa che regolamenti le
unioni di fatto entro il 15 febbraio.
La strada imboccata sembra quella di una certificazione
anagrafica delle convivenze, indicando, nella scheda anagrafica,
un legame affettivo da cui scaturiscono una serie di diritti.
Da decidere il periodo di tempo minimo da trascorrere per
parlare di convivenza stabile e godere di tutti i benefici
connessi: alcuni indicano tre anni, altri cinque, altri
ancora propongono un tempo maggiore.
Tuttavia, il cammino per giungere alla legge non si presenta
privo di ostacoli per il governo, per le posizioni contrarie
provenienti da gruppi di ispirazione cattolica all’interno
della stessa maggioranza.
Primo tra tutti Clemente Mastella: “Sono favorevole
all'ampliamento dei diritti individuali, anche per gli omosessuali,
ma non accetto l'omologazione delle coppie di fatto con
la famiglia” ha dichiarato il guardasigilli.
La Chiesa Cattolica ha fatto sentire la sua voce di dissenso
in più occasioni, tra le quali spicca quella del
segretario generale della Cei, Betori: “I pacs scardinano
i valori sociali”, afferma il monsignore e precisa:“Se
noi pensiamo di poter mettere accanto a quello della famiglia
monogamica (composta da un uomo e una donna che si mettono
insieme per la vita perché vogliono il bene reciproco
e della società) altri modelli che non hanno in sé
tutti questi elementi, noi scardiniamo […] i valori
che presentiamo ai giovani e alla società”.
Propone poi una politica di appoggio alla famiglia, soprattutto
in materia di incentivo alla natalità, come quella
che si è applicata in Francia.
Un’osservazione critica su questo specifico punto
giunge dalla penna di Marco D’Eramo de “Il Manifesto”:
“In tv il nuovo segretario della Conferenza episcopale
italiana (Cei) ci ha consigliato d'imparare dalla Francia,
quanto a politica familiare: è vero che monsignor
Giuseppe Betori si riferiva agli incentivi alle nascite,
ma […] la Francia incentiva tutte le nascite”
e “in Francia la maggioranza dei figli nasce da genitori
non sposati e le convivenze superano di gran lunga i matrimoni”.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da Madrid,
prova a far da arbitro auspicando che un legge sulla regolamentazione
delle coppie di fatto venga fatta con la mediazione del
Vaticano. Romano Prodi, da Addis Abeba, approva le parole
del capo dello Stato e ascolterà la Chiesa.
Ottimista il leader dei Ds Fassino: “Si possono realizzare
convergenze. Quando siamo stati noi all' opposizione, non
sempre abbiamo votato no. I pacs sono una legge di civiltà
e come tale il provvedimento non ha colore”.
Opinione analoga del presidente del Senato, Marini: si tratta
di “una risposta positiva ad una richiesta di diritti,
è un fatto di civiltà”. Per Grillini
(Ds): “Una buona legge sulle coppie non tradizionali
deve avere al centro due punti secondo noi decisivi”
cioè “l'esplicita menzione nella definizione
di conviventi delle coppie dello stesso sesso”e “l'opponibilità
a terzi ovvero i diritti pubblicistici come la pensione
di reversibilità, il diritto a rimanere nell'abitazione
comune, l'accesso ai bandi di edilizia popolare, il diritto
dovere di assistenza ospedaliera”, ecc.
Critica l’opposizione. Maroni (Lega): “Siamo
radicalmente contrari a qualsiasi proposta che snaturi il
ruolo centrale che la famiglia naturale fondata sul matrimonio
ha nella nostra società”. Bertolini (FI): “Prodi
vuole distruggere la famiglia e i pilastri della nostra
civiltà. Calpesta i dettami del Santo Padre e però
si definisce cattolico”. Cesa (Udc): “Ci auguriamo
che i teodem che militano nel centrosinistra ma che la pensano
come noi siano coerenti nell'unirsi all'Udc che si opporrà
al provvedimento del governo sulle coppie di fatto”.
Qualche spiraglio dal leader di AN, Gianfranco Fini, che
invita l’opposizione a “deporre la spada dell’integralismo”
precisando che “ci sono delle realtà di fatto
che non possono essere equiparate alle famiglie ma se determinano
discriminazione devono essere affrontate in modo sereno”.
Cossiga, senatore a vita il cui voto potrebbe essere determinante
considerata l’esigua maggioranza dell’Unione
a Palazzo Madama, dichiara che voterà secondo le
indicazioni della Chiesa Cattolica.
Critiche arrivano dal Prc, per ragioni opposte a quelle
dei cattolici. Titti De Simone afferma che “il paese
è pronto ad una legislazione sul riconoscimento delle
coppie di fatto, anche omosessuali, ma purtroppo questo
Parlamento, così come quello della passata legislatura,
è caratterizzato da una arretratezza inaccettabile”.