Due contrapposte manifestazioni si sono svolte in contemporanea a Roma il 12 maggio.
La prima, il cosiddetto Family day, organizzata dalle associazioni cattoliche, è iniziata alle 15 a Piazza San Giovanni, luogo di incontro storico per le manifestazioni sindacali e politiche e dove si svolge per altro il concerto del primo maggio. Numerosi i partecipanti; le stime parlano di più di un milione di persone.
Per l’evento sono stati organizzati treni speciali, clown per intrattenere i bambini venuti al seguito delle famiglie, forni scalda-pappe, gazebo.
L’ex segretario Cisl Pezzotta spiega il senso della manifestazione: «Premiamo perché il Parlamento non introduca, per legge e in via surrettizia, i Dico».
Presenti alla manifestazione i ministri Mastella e Fioroni, che hanno creato disagio all’interno del governo.
Dopo qualche perplessità ha deciso di partecipare anche Silvio Berlusconi. Presente il senatore a vita Giulio Andreotti, che afferma di non avere mai partecipato ad una manifestazione e che quindi è stata la prima volta.
Compatta l’adesione del centrodestra.
L’altra manifestazione, partita allo stesso orario da Piazza Navona, introdotta dal presentatore Cecchi Paone, meno consistente numericamente (appena diecimila presenze), ha visto numerose bandiere e componenti di Verdi, Radicali e Sinistra radicale.
Gli organizzatori sostengono che c’è stata un’usurpazione dei laici, perché proprio nel 1974, in questa data si svolse il referendum per il divorzio, in cui si chiedeva ai cittadini l’abrogazione dell’istituto inserito nel nostro ordinamento nel 1970. Prevalsero i no, dopo una campagna elettorale che vide contrapporsi in modo forte, laici e cattolici.
Tra i presenti a Piazza Navona, il ministro Emma Bonino, che afferma: «Di famiglie oggi ce ne sono tante e non solo quella del Family Day o quella del volantino della Conferenza sulla famiglia con il papà con il marsupio e la mamma incinta. Io che non sono sposata, per esempio, non so se sono ancora una cittadina italiana».
L’altro ministro presente, Fabio Mussi, motiva così la sua scelta di partecipare: «Andrò a piazza Navona dove da radicali a Rifondazione siamo tutti a difendere la laicità dello Stato, che è il fondamento delle libertà, anche di quella religiosa».
Colonna sonora dell’orgoglio laico, Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi, presente sul palco.
Per Fassino occorre che le motivazioni che hanno spinto entrambe le manifestazioni a non scontrarsi ma a trovare un punto d’incontro.
Romano Prodi invita a finirla con «le lotte tra guelfi e ghibellini» che «hanno rovinato l’Italia per secoli».
Risponde indignato Volontà dell’Udc: «Il solo paragonare il popolo di San Giovanni che difende la Costituzione laica della Repubblica, con la combriccola dei desideri anticostituzionali di Piazza Navona, è indegno di un premier».
Ma reagiscono anche quelli che stanno con lui al governo, come Fioroni: «Quelle sulla famiglia sono istanze che non devono essere fuorviate dallo sport di chi c'è e chi non c'è in piazza».
Più tardi giunge lo scontro Berlusconi – Prodi. «I cattolici di sinistra» sortisce l’ex premier «sono in una contraddizione insuperabile. Non si può essere allo stesso tempo cattolici, e come tali riguardosi della dottrina della Chiesa e dei suoi insegnamenti su varie questioni, e stare invece con chi è frontalmente dall'altra parte». Risponde da Stoccarda il premier attuale: «Essere cattolico o meno è cosa seria». Chissà se i dico risentiranno di questa giornata.