La rimozione di una statua dell’Armata Rossa da una piazza di Tallinn ha fatto precipitare i rapporti fra Russia ed Estonia. La statua era stata eretta a memoria dei soldati russi caduti nella lotta contro il nazismo nella Seconda guerra mondiale. Tale rimozione ha portato anche a proteste, da parte di quella minoranza russa risiedente in Estonia stanca delle continue vessazioni, culminate in scontri con la polizia che hanno portato anche ad un morto; si pensi che molti cittadini di origine russa aspettano ancora la cittadinanza estone.
Il problema sorto con la demolizione ripropone lo scontro ideologico fra due opposte visioni degli avvenimenti susseguenti all’occupazione nazista dell’Estonia. Da parte russa l’ingresso dell’esercito dell’Armata Rossa è visto come una liberazione di Tallinn dall’oppressione nazista. Da parta Estone invece i soldati russi arrivarono per occupare le terre del Baltico e consegnarle nelle mani del governo dell’URSS. Il presidente estone, Toomas Hendrik Ilves ha dichiarato che “gli estoni sono solo colpevoli di aver osato rammentare la storia. Il problema è che sinora da parte russa non è ancora stato riconosciuto il fatto che il regime sovietico di Stalin assassinava e terrorizzava la gente in paesi come l'Estonia; e parlando della liberazione dai nazisti, Mosca si dimentica che per gli estoni, cosi come per i lituani, lettoni e polacchi, tutto ciò non rappresenta altro che centinaia di migliaia di deportati ed uccisi. Per noi l'Unione Sovietica significa proprio questo e non la liberazione dal fascismo".
Secondo il governo estone la motivazione per la demolizione del monumento è rappresentata dalla crescente minaccia per l’ordine pubblico, in quanto il monumento rappresentava un polo sia per i nazionalisti russi sia per quelli estoni. Ad aumentare le tensioni fra Russia ed Estonia ci sono anche le denunce fatte da alcuni sopravvissuti alle deportazioni in Siberia del 1949 contro ex agenti locali della polizia segreta sovietica per le repressioni contro la popolazione estone nei primi anni di occupazione.
A Mosca sono state chiuse l’Ambasciata e il Consolato estoni a causa delle proteste per la paura di un livello insufficiente di sicurezza. Angela Merkel, primo ministro tedesco e presidente di turno della comunità europea, interpellata da Vladimir Putin si è pronunciata “per la soluzione rapida della situazione e per un atteggiamento moderato da ambo le parti”.