| Editor's
Profile |
| |
| Alessandro
Di Maio |
|
 |
Dossier Aborigeni: estranei in terra propria - Parte Prima |
| di
Alessandro Di Maio |
|
Camberra, Australia - Non solo un paese continente posto nell’emisfero australe, ma un vero e proprio mondo specializzato in contrasti e caratteristiche uniche: la più grande barriera corallina, la più intensa colorazione rossa della terra, marsupiali, foreste pluviali, numerosi fusi orari e climi, un’estensione territoriale sproporzionata alla quantità di popolazione e una delle più drammatiche storie di discriminazione al mondo.
In un conflitto in armi o in uno scontro culturale, vi è sempre una diversità, una differenza più o meno marcata tra i soggetti interessati. Differenza difesa non solo nell’atto dello scontro, ma anche nella trascrizione dell’andamento e del risultato di quanto avvenuto. La “Storia” comunemente detta, è scritta dal vincitore e non di certo chi dallo scontro è uscito perdente.
Per tal motivo, continuiamo a dire che nel 1492 Cristoforo Colombo scoprì il continente americano e che nel 1770 il Capitano della Marina Inglese James Cook fece lo stesso nei confronti dell’Australia.
In entrambi i casi vige il punto di vista del conquistatore europeo, mentre quello dell’indio americano o dell’aborigeno australiano risulta fortemente in minoranza e limitato geograficamente.
Le cronache europee della prima parte dell’attuale Storia Moderna, parlavano dell’arrivo della civiltà in un mondo di “poveri diavoli senza Dio”, ma quale poteva essere la cronaca degli indios e degli aborigeni?: |
“mentre ci accingevamo a pescare nel sacro fiume donatoci dagli dei, una grossa imbarcazione si avvicinava alla costa. Uomini dal viso e dalle mani bianche, da vestiti metallici e lucenti, sbarcarono baciando la sabbia che da millenni ci difende dalle onde del mare. Il loro arrivo fu come una maledizione. Cominciammo a morire uno dopo l’altro per strane febbri. I loro strani bastoni neri lanciavano palle di fuoco che ci intimorivano. Cominciarono a tagliare gli alberi che la terra ci offriva come frutti, a farci lavorare per loro, a metterci in catene. Gli dei ci castigano, altrimenti, se non fosse così, come spiegare l’invasione della nostra amata terra da questi diavoli?” |
Ai nativi australiani, gli inglesi non riconobbero diritti, per questo, oggi, questo grande paese chiamato Australia ha una bandiera così diversa dai colori tipici delle popolazioni locali e una cultura così poco rispettosa nei confronti di coloro che migliaia di anni prima del 1770, scoprirono l’Australia e che oggi vivono come profughi ai margini della società europea costituita, prima, e globalizzata, oggi.
Gli aborigeni (*), come vengono chiamati gli abitanti originari, giunsero in Australia dall’Asia circa 40.000 anni fa. In base agli ultimi studi effettuati con le più sofisticate e varie tecniche su alcuni resti archeologici, gli studiosi hanno affermato che la cultura aborigena è la più antica tuttora vivente sul pianeta. Infatti, le indagini conoscitive hanno spostato indietro nel tempo l’inizio della presenza degli aborigeni in Australia ad almeno 60.000 anni fa. Se fosse così, gli aborigeni sarebbero stati spettatori delle trasformazioni climatiche del continente e delle grandi fluttuazioni del livello del mare - che, causando il distacco della Tasmania e della Nuova Guinea, determinarono la configurazione attuale dell'Australia - e i primi al mondo costruire attrezzi appuntiti in pietra levigata, a cremare i loro morti ed a incidere e dipingere figure che rappresentavano loro stessi e gli animali.
La capacità di adattamento alle differenti condizioni ambientali permise la crescita della popolazione, che all’epoca del primo insediamento europeo contava tra i 300.000 e il milione di abitanti che si diffusero rapidamente su tutto il continente, seguendo dei percorsi tribali definiti. Nella zona intorno all'attuale Sydney si stanziarono tre tribù principali, i ku-ring-gai, i dharawal ed i dharug, che, nonostante dialetti e tradizioni comuni, possedevano lingue, usi e costumi propri e si muovevano per percorsi diversi che si sovrapponevano raramente.
Quasi tutte le popolazioni indigene hanno forti legami con la terra e il passato, per gli Aborigeni la terra è determinante in ogni azione e il passato influenza la vita quotidiana mentre le complesse strutture familiari sono alla base di ogni relazione sociale. |
La creazione del mondo
Ci è stato raccontato, come ai nostri padri prima di noi, che esisteva una terra, ma essa era una pianura bassa e nuda. Non vi correvano animali. Non si sentiva nessun uccello cantare, nessun albero o siepe vi cresceva. Non si poteva ascoltare rumore di acqua. Non c'era né uomo né donna. Baiame, o il Creatore di molte cose come viene chiamato, portò gli antenati dell'era del sogno dal profondo della terra e dal mare. Con essi la vita arrivò sulla piatta e nuda terra. Alcuni dei primi abitanti dell'Era del Sogno rassomigliavano agli uomini e alle donne. Altri ad animali o creature che da essi discendevano. Ma spesso essi potevano cambiare la loro forma. Perciò l'antenato del pesce spada poteva avere le sembianze di un pesce spada o di un uomo o di una donna. Mentre gli antenati vagavano sulla terra ebbero molte disavventure: si incontravano con gli altri antenati e nascevano molte dispute tra di loro e quindi ognuno se ne andava per la propria strada. Essi incontravano strane creature e combatterono battaglie contro di esse. Ogni volta che accadeva qualcosa, la forma di quella parte della terra cambiava. Si sollevavano delle colline e delle piante crescevano. Dove nuotava l'antenato del pesce Barramudi apparvero dei fiumi. Quando gli esseri umani, gli antenati o gli animali, facevano cose sbagliate, il serpente Arcobaleno si scagliava contro di loro e li affogava, costruendo così baie e fiumi, o li inghiottiva. Dopo sputava fuori le ossa per formare montagne e colline. Ma il serpente Arcobaleno non è solo vendicativo. Per alcuni è una vecchia che nell'Era del Sogno insegnò ai suoi figli- gli uomini- a parlare e a capire, a scavare per cercare cibo e ciò che si poteva mangiare. e il sole, la luna e le stelle? Questi pure furono creati nell'Era del Sogno. Infatti un giorno l'antenato Emù e l'antenato Aquila stavano combattendo. L'Aquila prese un uovo di Emù e lo scagliò in aria. Volando in alto esso scoppiò in fiamme. Baiame alimentò la fiamma con la legna. Così fu creato il sole che ogni giorno viene alimentato con la legna. Gli antenati insegnarono ai loro gruppi come fare le cerimonie segrete. Dopo gli antenati sprofondarono nella terra o volarono nel cielo, ma sono sempre presenti. Ma l'Era del Sogno non è ancora finita. Infatti durante le cerimonie sacre, ricompare tra quelli che celebrano che imparano a vedere la terra viva come il Sogno la vede. |
 |
|
La collocazione geografica del paese - riassunta nella parola “Outback” con cui l’Australia è ulteriormente definita - lo rendeva difficilmente raggiungibile, ma è ormai certo che mercanti provenienti dall’attuale Indonesia e navigatori provenienti dall’Oriente abbiano raggiunto l’Australia settentrionale rispettivamente prima del XVII secolo e dopo il XV secolo, senza interferire mai con la vita delle popolazioni indigene.Nonostante l'Australia fosse sconosciuta all'Occidente, essa esisteva nel pensiero e nella mitologia del tardo Medioevo europeo: si riteneva infatti, che dovesse necessariamente esistere una grande terra meridionale, o Terra Australis, che bilanciasse il peso dell'Europa e dell'Asia. |
Sulle antiche carte europee la Terra Australis appariva come una grande massa sferica, situata piuttosto correttamente rispetto alla sua posizione reale.
La scoperta europea propria fu tuttavia molto tarda, e il completamento dell'esplorazione richiese ben tre secoli: fu così che il continente più vecchio dal punto di vista geologico fu l'ultimo ad essere scoperto e colonizzato dagli europei.
Nel corso del XV secolo la spinta espansionistica del Portogallo lungo la costa occidentale dell'Africa, motivata dalla ricerca di una via di commercio verso l'India, riaccese l'interesse europeo per la Terra Australis.Per diverse ragioni, tuttavia, la scoperta europea dell'Australia venne ulteriormente ritardata. Successivamente anche la Spagna, che aveva stabilito il suo impero in America centrale e meridionale, iniziò una serie di spedizioni dal Perù nel Pacifico meridionale, incoraggiate dalla scoperta delle isole Salomone (a nord-est dell'Australia) da parte di Alvaro de Mendaña nel 1567. |
In seguito all'insuccesso dei viaggi del 1595 e del 1605, che non procurarono né minerali preziosi né nuove terre, la Spagna abbandonò il progetto di nuove spedizioni. Nel corso del XVII secolo la Repubblica delle Province Unite (poi diventate Paesi Bassi), potenza europea emergente, approfittò dell'impegno portoghese in India per stabilire una fascia di scali commerciali dal capo di Buona Speranza alle Indie |
|
|
Orientali Olandesi (Indonesia). La scoperta dell'Australia fu resa possibile proprio dagli olandesi che, muovendo dai loro insediamenti nei porti indonesiani di Bantam e Batavia (Giacarta), affrontarono il Pacifico meridionale. All'inizio del 1606 Willem Janszoon raggiunse l'attuale stretto di Torres e avvistò parte della costa australiana, precisamente capo Keer-Weer, sul versante occidentale della penisola di capo York. Nell'ottobre del 1616 l'Eendracht, guidata dal comandante Dirk Hartóg, fu la prima nave a portare degli europei in terra australiana. Tra il 1626 e il 1627, Peter Nuyts esplorò circa 1600 km della costa meridionale dell'Australia. Il maggior contributo alla scoperta del continente, tuttavia, si deve a Abel Tasman, che nel 1642 navigò nelle acque dell'Australia meridionale, avvistando la costa occidentale dell'isola oggi conosciuta come Tasmania, e che nel 1644, dopo aver esplorato la Nuova Zelanda, intraprese una seconda spedizione verso la costa settentrionale australiana.
Gli olandesi non procedettero ad un'occupazione del continente appena scoperto (cui diedero il nome di Nuova Olanda), ritenendolo di scarso valore per il commercio europeo e lasciando così libero spazio all'arrivo degli inglesi.
L'arrivo della prima flotta britannica nel XVIII secolo pose fine alla millenaria indipendenza comunitaria degli aborigeni. La struttura sociale egalitaria delle popolazioni locali ostacolò i tentativi di opporsi agli invasori e gli inglesi si rifiutarono di riconoscere i diritti degli aborigeni sul territorio.
Gli aborigeni residenti a Sydney furono scacciati con la forza, assassinati dagli invasori o uccisi da malattie sconosciute ai loro sistemi immunitari.
La flotta - che approdò presso la Botany Bay (Sydney) nel gennaio del 1788 su suggerimento del capitano Cook, che era stato in Australia nel 1770 - portò con sé 759 condannati ai lavori forzati presi dalle sovraffollate prigioni inglesi e diversi militari sotto il comando del capitano Arthur Phillip. Gli inglesi si stabilirono definitivamente a Sydney Cove, a nord della baia, da dove si sviluppò la città di Sydney e si iniziò la conquista del resto d’Australia.
Gli insediamenti dei bianchi ebbero un impatto immediato sullo stile di vita degli indigeni, in quanto i coloni si assicurarono le migliori sorgenti d'acqua, le posizioni più riparate e l'accesso alla pesca.
Gli aborigeni reagirono in vari modi alla presenza straniera, ma l'ostilità crebbe quando gli europei cominciarono a trasformare il territorio abbattendo alberi, costruendo steccati e introducendo animali che resero inutilizzabili le fonti d'acqua e che mutarono le caratteristiche della fauna e della flora. Privata della terra e colpita dalle malattie infettive trasmesse dagli europei, la popolazione fu decimata; i modi di vita tradizionali furono sovvertiti e i sopravvissuti cominciarono a vivere ai margini delle nuove comunità europee.
|
| |
(*) Il termine "Aborigeno" derivante dall'antichità classica latina (ab origine, "sin dalle origini") che, inizialmente riferito ai popoli dell'Italia centrale, venne poi utilizzato, soprattutto nel mondo anglosassone, per definire popolazioni autoctone.
|
--
pubblicato l'8 Aprile 2007 -- |
Per
commentare l'articolo sul forum clicca qui |
|