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Dossier Aborigeni: estranei in terra propria - Parte Seconda |
| di
Alessandro Di Maio |
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Camberra, Australia - L'arrivo della prima flotta britannica nel XVIII secolo pose fine alla millenaria e indipendente vita degli aborigeni. La struttura sociale egalitaria delle popolazioni locali (caratterizzati dal “rispetto reciproco”), non costituì un incentivo all’opposizione agli invasori, i quali si rifiutarono di riconoscere i diritti dei nativi. Gli aborigeni residenti a Sydney furono llontanati con la forza e assassinati dalle truppe di Sua Maestà e uccisi da malattie prima sconosciute.
La flotta inglese approdò presso l’attuale Botany Bay (Sydney) nel gennaio del 1788 su suggerimento del capitano Cook (che era stato in Australia nel 1770); essa portò con sé 759 condannati ai lavori forzati presi dalle sovraffollate prigioni inglesi e diversi militari sotto il comando del capitano Arthur Phillip.
Gli inglesi si stabilirono definitivamente a Sydney Cove, a nord della baia, dove ebbe inizio lo sviluppo della città di Sydney e da dove si partì per la conquista del resto d’Australia.
Gli insediamenti dei bianchi ebbero un impatto immediato sullo stile di vita degli indigeni, in quanto i coloni si assicurarono le migliori sorgenti d'acqua, le posizioni più riparate e l'accesso alla pesca. Gli aborigeni reagirono in vari modi alla loro presenza, ma l'ostilità crebbe quando gli europei cominciarono a trasformare il territorio abbattendo alberi, costruendo steccati e introducendo animali che resero inutilizzabili le fonti d'acqua e che mutarono le caratteristiche della fauna e della flora.
Gli inglesi, infatti, attaccarono il carattere distintivo della cultura aborigena: l’essere tutto unico con la natura. Nella credenza tradizionale, il paesaggio e la natura sono paragonabili come importanza alla Bibbia nella cultura cristiana: rocce sporgenti, canyon, fiumi, cascate, isole, spiagge e tutto ciò che appartiene alla natura - come il sole, la luna, le stelle visibili e gli animali - possiedono storie di creazione tra loro collegate ed un’essenza sacra.
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-- la prima abitazione inglese in Australia --
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Private della terra, colpite da malattie e decimate dagli stermini di massa, le popolazioni aborigene vennero travolte e sovvertite nella loro vita tradizionale. La frammentazione dei gruppi tribali fu inevitabile quanto la successiva perdita del patrimonio culturale e delle conoscenze del territorio.
Benché il sistema legale inglese avesse già maturato l’istituzione di contrattazioni eque con le popolazioni locali delle nuove colonie, le confische operate dall'impero britannico in Australia furono sì eseguite sotto l'ala delle leggi britanniche, ma senza l’applicazione delle normative stilate per i rapporti con i nativi.
L’invasione ed il palese furto dell’Australia da parte degli inglesi – per utilizzare termini ancora in uso - furono giustificati dall'incredibile finzione giuridica della "res nullius”, basata sulla mancanza di un sistema di gestione della proprietà della terra paragonabile alla proprietà privata dell’ottica europea e quindi utilizzata per dare credibilità all'idea della Terra di Nessuno: “non era possibile derubare la popolazione aborigena di qualcosa di cui non fossero proprietari”, dicevano i giuristi inglesi di quel tempo.
Per oltre due secoli, il popolo aborigeno fu espropriato del grande continente. I coloni avanzarono rapidamente su tutto il territorio, appropriandosi della stragrande maggioranza dell'Australia sia per usi privati che in nome della Corona Inglese.
Infine, quando nel 1901 l’Australia si dichiarò indipendente dalla Madre Patria, agli aborigeni s’impediva ancora di diventare cittadini dalla costituzione australiana stipulata nel 1902. |
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pubblicato il 15 Aprile 2007 -- |
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