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Alessandro Di Maio

 

 

Australia, meno diritti per tutti
di Alessandro Di Maio

Canberra, Australia – Lo scorso 27 Marzo è entrata in vigore la nuova legge sul lavoro varata dal governo conservatore di John Howard. La nuova normativa, frutto dell’intensa collaborazione tra l’esecutivo australiano e il Fondo Monetario Internazionale, risulta essere ben più radicale rispetto alle recenti e contestate riforme del mercato del lavoro intraprese da numerosi paesi europei.
Il primo ministro Howard - aiutato dalla debolezza dei sindacati australiani, da sempre sottoposti ad un’economia liberista, e dalla mancanza di una valida opposizione capace di proporre programmi economici alternativi e di guidare le masse - cerca di minimizzare le ripercussioni della riforma sulle condizioni dei lavoratori, ma dopo meno di un mese, sono già molti gli australiani che condividono la visione di una realtà ben diversa da quella resa pubblica dal primo ministro.
Da Perth a Darwin, da Adelaide a Brisbane, passando da Sydney e Melbourne, decine di rappresentanti sindacali e centinaia di lavoratori hanno già vissuto sulla propria pelle la diminuzione dei diritti sul lavoro, intendendo di avere meno diritti rispetto al mese passato e recependo, quindi, il reale significato della riforma appena varata dal governo federale, la quale ha determinato una situazione tale da permettere alle imprese d’interrompere qualsiasi relazione sindacale per assumere personale secondo le proprie condizioni e di licenziare dipendenti senza pagare liquidazione e senza rischiare di ricevere denuncie per licenziamento senza giusta causa.
Già cospicuo, è, inoltre, il numero di aziende che hanno licenziato dipendenti per offrire loro nuovi contratti di lavoro privi di giorni di malattia, ferie annuali, festività e della possibilità di utilizzare l’auto aziendale.
Questi, dunque, i primi effetti della nuova normativa sul lavoro. Una riforma che ha destato la preoccupazione di buona parte dell’opinione pubblica australiana, la quale però, ben diversa da quella francese, ha preferito non manifestare in modo eclatante il proprio dissenso.
Tuttavia, consapevole di essere ancora impreparata per difendere i propri diritti fondamentali e dell’idea che le leggi debbano essere modificate in parlamento da un improbabile governo laburista e non dallo stesso governo in carica pressato dalle organizzazioni lavorative, buona parte della cittadinanza australiana ha comunque manifestato le proprie inquietudini nei confronti di una legge che non interessa solo i giovani lavoratori, come in Francia, ma ogni singolo lavoratore dipendente. Solo due le manifestazioni organizzate in poco più di sedici mesi, ma i continui attacchi di Howard nei confronti dei sindacati e dei lavoratori stanno intensificando la solidarietà tra i vari settori sociali d’Australia, i quali, dopo la positiva esperienza francese, tendono sempre più verso una mobilitazione totale.

(pubblicato il 16 Aprile 2006)
 

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