Friendly Islands
di Alessandro Di Maio

Nuku’alofa, Regno di Tonga – Composta da 171 isole riunite in quattro arcipelaghi distribuiti da nord a sud su un’area dell’Oceano Pacifico grande quanto il Giappone, il Regno di Tonga si trova a circa un terzo della distanza che separa la Nuova Zelanda dalle isole Hawaii, esattamente a sud delle Isole Samoa e a sud-est delle Isole Fiji.
Gli abitanti, definiti tongani e prevalentemente di stirpe polinesiana, sono tra i pochi popoli dell’Oceano Pacifico a non essere mai stati colonizzati.
Benché sia oramai provato che la storia di Tonga sia antica almeno 4000 anni, la storia scritta ha inizio nel 1616 con l’arrivo dei navigatori olandesi e spagnoli, seguiti poi dagli inglesi guidati dal famoso Capitano James Cook, che visitò l’arcipelago nel 1773, 1774 e 1777 formalizzando l’amichevole e calda ospitalità riservatagli dagli abitanti nell’appellativo di “Friendly Islands”, isole amichevoli.
Protettorato britannico sin dall’inizio, Tonga divenne pienamente indipendente nel 1970 sotto re Taufa’ahau IV, il quale, al potere dal 1956, era, e continua ad essere, a capo di una delle poche monarchie costituzionali rimaste al mondo.
Il lungo regno di re Taufa’ahau IV ha sempre rappresentato un elemento di stabilità: esso ha garantito la piena sovranità, l’unità politica del paese, l’ammissione alle Nazioni Unite e al Commonwealth e, almeno nei primi anni, un costante processo di sviluppo economico.
Tuttavia oggi, a fronte di una monarchia sempre più assoluta e meno costituzionale, la presenza della casa reale sta di fatto frenando qualsiasi evoluzione verso una società più ricca e democratica. Recenti e dovuti a ciò sono, infatti, gli scontri sociali avvertiti soprattutto dai più giovani, spesso confusi da un costante contatto con le consuetudini tradizionali da una parte e da un sempre più intenso influsso di “modernità” dall’altra, e messi nell’alternativa o di accettare il ruolo sociale predeterminato dalla rigidità delle tradizioni o di emigrare all’estero.
Un problema sociale, quindi, che diventa politico se si pensa alla crescente intolleranza dei tongani verso l’attuale sistema politico nazionale che accentra sempre più il potere nelle mani della casa reale. Formalmente, infatti, Tonga è un regno retto da una monarchia costituzionale guidata dal re Taufa’ahau IV, il quale presiedendo il Governo - costituito dal “Privy Council”, dal Gabinetto, dall’Assemblea Legislativa e dalla magistratura – gestisce già numerosi poteri, che però - integrati dal fatto che non esistono partiti politici, che le leggi sono una mera emanazione della volontà del sovrano, che il Gabinetto è costituito dai ministri scelti e nominati dal re, che lo stesso Primo Ministro, capo del Gabinetto, è il figlio minore del re, il principe Ulukalala Lavaka Ata, e che, infine, l’Assemblea Legislativa, unicamerale, è costituita dal Gabinetto (nominato dal re), da nove rappresentanti nobiliari (eletti dai trentatre nobili del regno) e da soli nove rappresentanti del popolo (eletti a suffragio universale) - rendono sostanzialmente assoluta e non democratica la monarchia formalmente costituzionale.
Un sistema di potere che, accentrando le decisioni, è causa, spesso, di numerosi errori. Le sbagliate operazioni finanziarie del governo che hanno portato alla perdita totale di importanti quantità di risorse pubbliche e al fallimento della compagnia aerea di bandiera, la Royal Tonga Airlines, oltre a causare una crisi economica dovuta all’esclusione del regno dagli itinerari turistici internazionali, hanno, accentuato il radicalismo politico di importanti strati della popolazione tongana.
Alle recenti elezioni, infatti, si è riusciti a conquistare otto dei nove seggi spettanti ai rappresentanti del popolo, uno in più rispetto alla passata legislatura. A seguito di ciò, il Primo Ministro ha annunciato la nomina di due o tre membri del Governo non appartenenti alla famiglia reale, promettendo, inoltre, maggiori riforme. Tuttavia, sono molti a chiedersi se ciò basterà a garantire una società democratica e sempre di più coloro che pensano di rispolverare i libri di storia per rileggersi la Rivoluzione Francese.

(pubblicato il 18 Dicembre 2005)

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