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DOSSIER: LA MARTORIATA STORIA DI TIMOR EST
La storia di Timor Est - Parte I
di Alessandro Di Maio

Timor, un nome che ci riporta sulla collana di isole snodate a sud di Singapore: Sumatra, Giava, Bali, Lombok, Kamada, Flores, Timor… "Ultima isola del mondo prima dell’Australia", l’isola che, insieme a molte altre, rievoca le avventure dei corsari.
Fu inizialmente colonizzata dai portoghesi che sbarcarono nel XVI secolo, seguiti ben presto dagli olandesi. La convivenza tra le due potenze europee produsse conflitti che vennero risolti solo nel 1859, quando, con il Patto di Lisbona, Timor fu divisa in due: la parte ovest, colonia dei Paesi Bassi, e quella est, colonia portoghese.
Mentre l’esperienza coloniale olandese terminava, Timor Ovest, insieme a tutte le vicine isole ex colonie olandesi, costituirono l’Indonesia e l’antico porto olandese di Batavia si trasformò in Giakarta, la capitale del più grande stato-arcipelago del mondo.
La presenza portoghese a Timor Est, invece, continuò fino al 25 Aprile 1974, quando la Rivoluzione dei Garofani sviluppatasi in Portogallo riportò la democrazia dopo anni di dittatura. Il nuovo governo portoghese riconobbe agli abitanti di Timor Est la libertà di costituire dei partiti politici: nascevano così, l’União Democratica Timorense (UDT), di tendenze conservatrici, e l’Associacão Social Democratica Timorense (ASDT), di formazione cattolico progressista, divisa in varie correnti (tra la quali una marxista).
Collassato l’impero portoghese, Timor Est iniziò ad organizzarsi per l’indipendenza, indicendo libere elezioni. Nella consultazione elettorale vinse l’ASDT, ma, con l’aiuto dell’Indonesia, l’UDT organizzò un colpo di stato prontamente disfatto dall’Associacão Social Democratica Timorense (ASDT) che, per l’occasione, si trasformò in Frente Revolucionaria de Timor.Leste Independente (FRETILIN), accentuando così i propri caratteri anticoloniali e indipendentisti.
Mentre per ostacolare i piani coloniali dell’Indonesia, il 28 Novembre 1975, Dili, la capitale di Timor Est, dichiara l’indipendenza del paese e la nascita della Repubblica Popolare di Timor Est, l’Indonesia di Sukarno prima e di Suharto poi, diventa uno dei capisaldi della strategia militare statunitense in tutta la regione, tanto da ricevere direttive e mezzi per imprigionare, torturare e uccidere più di mezzo milione di persone, dichiarate “sovversive” solo perché militanti di sinistra. Tuttavia, pochi giorni dopo la dichiarazione d’indipendenza, gli statunitensi Ford e Kissinger sono in visita di stato a Giakarta, ed esattamente sette giorni dopo la loro partenza, i paracadutisti indonesiani invadono Timor Est.
E’ subito strage. In poco tempo verranno uccisi circa 60.000 timoresi, il 10% dell’intera popolazione: ha inizio un’odissea di prepotenze, violenze, ruberie e torture che andrà avanti per venticinque anni.
Dopo la sconfitta statunitense in Vietnam, l’Indonesia diveniva il fortino USA contro l’avanzata dei “rossi”. Dopo il Vietnam, infatti, non era possibile permettersi la costituzione di un’altra repubblica popolare nel mezzo di un’area strategicamente importante come quella del Sudest asiatico, così l’ambasciatore statunitense all’ONU, Moynihan, adopererà tutta la sua tattica diplomatica per ostacolare qualsiasi tentativo delle Nazioni Unite di fermare l’aggressione indonesiana.
Come egli stesso affermerà qualche anno dopo il suo mandato, <<gli USA desideravano che le cose andassero come poi sono andate e s’impegnarono per raggiungere questo risultato. Il Dipartimento di Stato, infatti, desiderava che le Nazioni Unite si rivelassero, qualunque misura avessero deciso di prendere, completamente impotenti, ed era questo che io garantì con successo>>. L’ambasciatore era personalmente consapevole non soltanto dei fini, ma anche dei mezzi utilizzati contro l’avanzata socialista, proprio come lo erano le più alte autorità politiche statunitensi, le quali appoggiarono e occultarono, mediante la vendita clandestina di armi all’Indonesia e il controllo delle agenzie stampa della regione, i genocidi contro i timoresi.
Mentre l’Indonesia apprendeva dagli Stati Uniti a “gestire le attività umanitarie e di soccorso in situazioni di disastro”, nelle montagne, tra le giungle di Timor Est si sviluppava la Resistenza: il FRETILIN sfoderava il proprio braccio armato, le Forças Armadas de Libertação Nacional de Timor Leste (FALINTL).
I guerriglieri, scappati in montagna con i vecchi mitra abbandonati dai portoghesi, erano guidati da Nicolau Lobalo, il quale però, nel 1979, cadrà in battaglia. A sostituirlo sarà un giovane di nome Josè Alexandre Gusmão, denominato Kai Rala Xanana, ma noto a tutti come Xanana Gusmão.
Le sue gesta rendono leggendaria la sua storia. Grazie alla dialettica ma soprattutto alla capacità di trascinare a se la ragione, tesse rapidamente alleanze, riconcilia e unisce vari gruppi rinforzando così la guerriglia. Egli rappresenta il Garibaldi, il Simon Bolivar, il Che Guevara di Timor Est; con il suo grido di battaglia, “Resisti res vencer”, costituiva la speranza dei timoresi.
Una mattina del 1992 qualcuno lo tradisce. Viene catturato dall’esercito indonesiano, sbattuto nel carcere di Salembe per poi essere trasferito nel carcere di massima sicurezza di Giakarta.
Nonostante la prigionia, egli è un leader naturale e riesce ad organizzare la guerriglia anche in mancanza di libertà. Dipinge, scrive poesia, manda messaggi al mondo per la liberazione della sua patria e qualcuno lo chiama “il Mandela del Sudest Asiatico”.

(pubblicato il 6 Novembre 2006)
 

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