Timor, un nome che ci riporta sulla
collana di isole snodate a sud di Singapore: Sumatra, Giava,
Bali, Lombok, Kamada, Flores, Timor… "Ultima
isola del mondo prima dell’Australia", l’isola
che, insieme a molte altre, rievoca le avventure dei corsari.
Fu inizialmente colonizzata dai portoghesi che sbarcarono
nel XVI secolo, seguiti ben presto dagli olandesi. La convivenza
tra le due potenze europee produsse conflitti che vennero
risolti solo nel 1859, quando, con il Patto di Lisbona,
Timor fu divisa in due: la parte ovest, colonia dei Paesi
Bassi, e quella est, colonia portoghese.
Mentre l’esperienza coloniale olandese terminava,
Timor Ovest, insieme a tutte le vicine isole ex colonie
olandesi, costituirono l’Indonesia e l’antico
porto olandese di Batavia si trasformò in Giakarta,
la capitale del più grande stato-arcipelago del mondo.
La presenza portoghese a Timor Est, invece, continuò
fino al 25 Aprile 1974, quando la Rivoluzione dei Garofani
sviluppatasi in Portogallo riportò la democrazia
dopo anni di dittatura. Il nuovo governo portoghese riconobbe
agli abitanti di Timor Est la libertà di costituire
dei partiti politici: nascevano così, l’União
Democratica Timorense (UDT), di tendenze conservatrici,
e l’Associacão Social Democratica Timorense
(ASDT), di formazione cattolico progressista, divisa in
varie correnti (tra la quali una marxista).
Collassato l’impero portoghese, Timor Est iniziò
ad organizzarsi per l’indipendenza, indicendo libere
elezioni. Nella consultazione elettorale vinse l’ASDT,
ma, con l’aiuto dell’Indonesia, l’UDT
organizzò un colpo di stato prontamente disfatto
dall’Associacão Social Democratica Timorense
(ASDT) che, per l’occasione, si trasformò in
Frente Revolucionaria de Timor.Leste Independente (FRETILIN),
accentuando così i propri caratteri anticoloniali
e indipendentisti.
Mentre per ostacolare i piani coloniali dell’Indonesia,
il 28 Novembre 1975, Dili, la capitale di Timor Est, dichiara
l’indipendenza del paese e la nascita della Repubblica
Popolare di Timor Est, l’Indonesia di Sukarno prima
e di Suharto poi, diventa uno dei capisaldi della strategia
militare statunitense in tutta la regione, tanto da ricevere
direttive e mezzi per imprigionare, torturare e uccidere
più di mezzo milione di persone, dichiarate “sovversive”
solo perché militanti di sinistra. Tuttavia, pochi
giorni dopo la dichiarazione d’indipendenza, gli statunitensi
Ford e Kissinger sono in visita di stato a Giakarta, ed
esattamente sette giorni dopo la loro partenza, i paracadutisti
indonesiani invadono Timor Est.
E’ subito strage. In poco tempo verranno uccisi circa
60.000 timoresi, il 10% dell’intera popolazione: ha
inizio un’odissea di prepotenze, violenze, ruberie
e torture che andrà avanti per venticinque anni.
Dopo la sconfitta statunitense in Vietnam, l’Indonesia
diveniva il fortino USA contro l’avanzata dei “rossi”.
Dopo il Vietnam, infatti, non era possibile permettersi
la costituzione di un’altra repubblica popolare nel
mezzo di un’area strategicamente importante come quella
del Sudest asiatico, così l’ambasciatore statunitense
all’ONU, Moynihan, adopererà tutta la sua tattica
diplomatica per ostacolare qualsiasi tentativo delle Nazioni
Unite di fermare l’aggressione indonesiana.
Come egli stesso affermerà qualche anno dopo il suo
mandato, <<gli USA desideravano che le cose andassero
come poi sono andate e s’impegnarono per raggiungere
questo risultato. Il Dipartimento di Stato, infatti, desiderava
che le Nazioni Unite si rivelassero, qualunque misura avessero
deciso di prendere, completamente impotenti, ed era questo
che io garantì con successo>>. L’ambasciatore
era personalmente consapevole non soltanto dei fini, ma
anche dei mezzi utilizzati contro l’avanzata socialista,
proprio come lo erano le più alte autorità
politiche statunitensi, le quali appoggiarono e occultarono,
mediante la vendita clandestina di armi all’Indonesia
e il controllo delle agenzie stampa della regione, i genocidi
contro i timoresi.
Mentre l’Indonesia apprendeva dagli Stati Uniti a
“gestire le attività umanitarie e di soccorso
in situazioni di disastro”, nelle montagne, tra le
giungle di Timor Est si sviluppava la Resistenza: il FRETILIN
sfoderava il proprio braccio armato, le Forças Armadas
de Libertação Nacional de Timor Leste (FALINTL).
I guerriglieri, scappati in montagna con i vecchi mitra
abbandonati dai portoghesi, erano guidati da Nicolau Lobalo,
il quale però, nel 1979, cadrà in battaglia.
A sostituirlo sarà un giovane di nome Josè
Alexandre Gusmão, denominato Kai Rala Xanana, ma
noto a tutti come Xanana Gusmão.
Le sue gesta rendono leggendaria la sua storia. Grazie alla
dialettica ma soprattutto alla capacità di trascinare
a se la ragione, tesse rapidamente alleanze, riconcilia
e unisce vari gruppi rinforzando così la guerriglia.
Egli rappresenta il Garibaldi, il Simon Bolivar, il Che
Guevara di Timor Est; con il suo grido di battaglia, “Resisti
res vencer”, costituiva la speranza dei timoresi.
Una mattina del 1992 qualcuno lo tradisce. Viene catturato
dall’esercito indonesiano, sbattuto nel carcere di
Salembe per poi essere trasferito nel carcere di massima
sicurezza di Giakarta.
Nonostante la prigionia, egli è un leader naturale
e riesce ad organizzare la guerriglia anche in mancanza
di libertà. Dipinge, scrive poesia, manda messaggi
al mondo per la liberazione della sua patria e qualcuno
lo chiama “il Mandela del Sudest Asiatico”.