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Alessandro Di Maio

 

 

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DOSSIER: LA MARTORIATA STORIA DI TIMOR EST
La storia di Timor Est - Parte II
di Alessandro Di Maio

L’invasione militare indonesiana proseguiva con la sua scia di morti. La pace fece posto alla violenza e all’instabilità, due fenomeni che amplificarono le difficoltà economiche. Le carestie che si svilupparono causarono altri 100.000 morti: un dramma.
La comunità internazionale protestava contro l’aggressione militare indonesiana e, nonostante le pressioni statunitensi, l’ONU riuscì ad esprimere il proprio disaccordo con numerose risoluzioni di condanna verso Giakarta. Di eventuali sanzioni, in caso di persistente occupazione da parte indonesiana, non se ne poteva certo parlare: quello di Suharto era un regime che ad alcuni paesi faceva comodo e che rievocava la passione politica di questi verso sanguinarie dittature, utili rocche contro l’avanza socialista.
Era il 29 Giugno 1976 e Giakarta proclamava l’annessione di Timor Est. Nonostante le violenze e i piani militari, la guerriglia delle Forças Armadas de Libertação Nacional de Timor Leste (FALINTL) - guidata sempre dall’inesauribile Mandela del Sudest Asiatico, Xanana Gusmao - continuava a lottare senza perdere colpi.
Nel 1988, dimessosi il dittatore indonesiano Suharto, a Timor Est si assiste a due fenomeni: la ripresa di manifestazioni a favore dell’indipendenza e il ritorno pubblico della guerriglia di Gusmao, per anni costretta alla clandestinità.
L’anno successivo, in una conferenza tra Portogallo, Indonesia e ONU, si firmava un accordo che prevedeva l’organizzazione di un referendum popolare grazie al quale i timoresi avrebbero potuto respingere o richiedere un piano di autonomia.
Tuttavia, tradito da qualcuno ancora oggi sconosciuto, Xanana Gusmao viene incarcerato e liberato solo nel 1999, quando, appunto, vi fu il referendum.
Mentre l’Indonesia accettava pubblicamente la disposizione referendaria, clandestinamente organizzava la repressione. Infatti, data l’insistenza guerrigliera, il risultato del plebiscito si considerava scontato a favore dell’indipendenza, e per evitare ciò, il ministro della difesa dell’Indonesia, il generale Wiranto, interessato a non perdere Timor Est, utilizzò ben sei milioni di dollari per creare delle milizie filoindonesiane. Squadre della morte, che poco avevano da invidiare a quelle (ben più note) latinoamericane, ingrossavano le proprie file raccogliendo disoccupati, frustrati, delinquenti e coloro che avevano troppa paura o troppo bisogno per non accettare uno stipendio e un lavoro sicuro: quello dell’assassino.
Taciuta da tutti i media internazionali, la campagna di terrore indonesiana agì per convincere i timoresi a non andare a votare. L’obiettivo era quello di non far raggiungere il quorum per dimostrare alla comunità internazionale il disinteresse timorense ad una propria autonomia.
Le milizie filoindonesiane erano finanziate dal denaro e dalle armi che gli Stati Uniti d’America riuscivano a trasferire all’Indonesia saltando l’embargo ufficiale (fatto provato dai bilanci statali che attestano cessioni di armi pari a più di un miliardo di dollari dal 1975).
Le squadre della morte erano rappresentate dall’Aitarak, la milizia più feroce che, capeggiata da un gorilla di nome Eurico Guterres, conosciuto semplicemente come Eurico, brucia, uccide, tortura impunemente con il beneplacido della polizia indonesiana.
Come ad indicare volontà oscure e più forti rispetto a quelle dell’ONU, a Timor Est non furono mandati i caschi blu, ma solo personale civile incaricato nell’organizzazione del referendum e che, essendo disarmato, non poteva evitare gli eccidi.
Un documento redatto dall’esercito indonesiano nel Maggio del 1999 ordinava che <<se dovessero vincere i fautori dell’indipendenza, si dovranno compiere massacri a tappeto, di villaggio in villaggio>>. C’è dunque da pensare che l’esercitazione per l’addestramento indonesiano-americano sul tema “attivitá di soccorso e umanitarie in situazioni di disastro” - la cui conclusione era stata annunciata dal Pentagono ben cinque giorni prima del referendum (cioè il 25 Agosto 1999) - servì per preparare le truppe regolari e le squadre della morte all’attuazione dell’ordinanza di Maggio?
Il 30 Agosto 1999 i timoresi non boicottarono il referendum e andarono a votare in massa a favore dell’indipendenza. Il risultato fu tanto grande da sancire non solo la volontà autonoma di Timor Est, ma anche l’ultimo grido d’odio da parte indonesiana: si scatenava l’ultima ondata di repressione indonesiana.
Come risulta dal rapporto della missione delle Nazioni Unite dell’11 Settembre 1999, <<le prove di un legame diretto tra milizie e militari indonesiani sono irrefutabili, e l’UNAMET>>, cioè la stessa missione ONU, <<ne dà ampio conto da quattro mesi. Inoltre, la portata delle distruzioni sistematiche perpetrate a Timor Est nel corso di quest’ultima settimana evidenzia un nuovo coinvolgimento dei militari, che sono usciti allo scoperto per condurre in porto un’operazione finora tenuta nascosta>>.
La situazione si fece ancor più drammatica e la popolazione timorese calava drasticamente a causa delle esecuzioni, delle infezioni e delle deportazioni a Timor Ovest. Alcuni paesi (tra cui l’Australia per motivi d’influenza politica) richiesero la formazione di una forza internazionale di pace guidata dall’ONU da destinare a Timor Est, ma, per motivi riconducibili alla vicinanza politica con l’Indonesia e ai circa centocinquanta milioni di dollari concessi dall’Amministrazione Clinton all’Indonesia, gli Stati Uniti d’America rifiutarono la proposta, temporeggiando anche dopo ulteriori violenze.
Secondo un rapporto dell’ONU, mentre Clinton esitava, <<circa metà della popolazione timorese veniva cacciata dalle proprie case, migliaia di timoresi venivano assassinati>> e l’aviazione statunitense risultava incapace di lanciare rifornimenti e aiuti umanitari alla popolazione minacciata dalla carestia.
Infine, a seguito delle pressioni della comunità internazionale - in particolare dell’Australia e del Portogallo - e delle pressioni interne, gli Stati Uniti accettarono la presenza di una forza di pace ONU (guidata dall’Australia) che accompagnasse i generali indonesiani nella ritirata.
Poco dopo, precisamente il 24 Ottobre, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU fissava la data delle elezioni per la nascente Assemblea Costituente, decretando un’Amministrazione Transitoria ONU che guidasse il paese temporaneamente.
Le votazioni ebbero luogo nel 2001 e segnarono una netta affermazione del FRETILIN. Poi, nell’Aprile del 2002, si tennero le elezioni presidenziali che designarono il primo presidente della storia di Timor Est: con uno schiacciante 82,7 % di preferenze, Xanana Gusmao assicurò ancor più la propria presenza nei libri di storia. Tutto sembrò facile, come se anni di occupazione militare e mancanza di libertà non ci fossero mai stati, ma non sarebbe stato così facile.

(pubblicato il 7 Dicembre 2006)
 

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