L’invasione militare indonesiana
proseguiva con la sua scia di morti. La pace fece posto
alla violenza e all’instabilità, due fenomeni
che amplificarono le difficoltà economiche. Le carestie
che si svilupparono causarono altri 100.000 morti: un dramma.
La comunità internazionale protestava contro l’aggressione
militare indonesiana e, nonostante le pressioni statunitensi,
l’ONU riuscì ad esprimere il proprio disaccordo
con numerose risoluzioni di condanna verso Giakarta. Di
eventuali sanzioni, in caso di persistente occupazione da
parte indonesiana, non se ne poteva certo parlare: quello
di Suharto era un regime che ad alcuni paesi faceva comodo
e che rievocava la passione politica di questi verso sanguinarie
dittature, utili rocche contro l’avanza socialista.
Era il 29 Giugno 1976 e Giakarta proclamava l’annessione
di Timor Est. Nonostante le violenze e i piani militari,
la guerriglia delle Forças Armadas de Libertação
Nacional de Timor Leste (FALINTL) - guidata sempre dall’inesauribile
Mandela del Sudest Asiatico, Xanana Gusmao - continuava
a lottare senza perdere colpi.
Nel 1988, dimessosi il dittatore indonesiano Suharto, a
Timor Est si assiste a due fenomeni: la ripresa di manifestazioni
a favore dell’indipendenza e il ritorno pubblico della
guerriglia di Gusmao, per anni costretta alla clandestinità.
L’anno successivo, in una conferenza tra Portogallo,
Indonesia e ONU, si firmava un accordo che prevedeva l’organizzazione
di un referendum popolare grazie al quale i timoresi avrebbero
potuto respingere o richiedere un piano di autonomia.
Tuttavia, tradito da qualcuno ancora oggi sconosciuto, Xanana
Gusmao viene incarcerato e liberato solo nel 1999, quando,
appunto, vi fu il referendum.
Mentre l’Indonesia accettava pubblicamente la disposizione
referendaria, clandestinamente organizzava la repressione.
Infatti, data l’insistenza guerrigliera, il risultato
del plebiscito si considerava scontato a favore dell’indipendenza,
e per evitare ciò, il ministro della difesa dell’Indonesia,
il generale Wiranto, interessato a non perdere Timor Est,
utilizzò ben sei milioni di dollari per creare delle
milizie filoindonesiane. Squadre della morte, che poco avevano
da invidiare a quelle (ben più note) latinoamericane,
ingrossavano le proprie file raccogliendo disoccupati, frustrati,
delinquenti e coloro che avevano troppa paura o troppo bisogno
per non accettare uno stipendio e un lavoro sicuro: quello
dell’assassino.
Taciuta da tutti i media internazionali, la campagna di
terrore indonesiana agì per convincere i timoresi
a non andare a votare. L’obiettivo era quello di non
far raggiungere il quorum per dimostrare alla comunità
internazionale il disinteresse timorense ad una propria
autonomia.
Le milizie filoindonesiane erano finanziate dal denaro e
dalle armi che gli Stati Uniti d’America riuscivano
a trasferire all’Indonesia saltando l’embargo
ufficiale (fatto provato dai bilanci statali che attestano
cessioni di armi pari a più di un miliardo di dollari
dal 1975).
Le squadre della morte erano rappresentate dall’Aitarak,
la milizia più feroce che, capeggiata da un gorilla
di nome Eurico Guterres, conosciuto semplicemente come Eurico,
brucia, uccide, tortura impunemente con il beneplacido della
polizia indonesiana.
Come ad indicare volontà oscure e più forti
rispetto a quelle dell’ONU, a Timor Est non furono
mandati i caschi blu, ma solo personale civile incaricato
nell’organizzazione del referendum e che, essendo
disarmato, non poteva evitare gli eccidi.
Un documento redatto dall’esercito indonesiano nel
Maggio del 1999 ordinava che <<se dovessero vincere
i fautori dell’indipendenza, si dovranno compiere
massacri a tappeto, di villaggio in villaggio>>. C’è
dunque da pensare che l’esercitazione per l’addestramento
indonesiano-americano sul tema “attivitá di
soccorso e umanitarie in situazioni di disastro” -
la cui conclusione era stata annunciata dal Pentagono ben
cinque giorni prima del referendum (cioè il 25 Agosto
1999) - servì per preparare le truppe regolari e
le squadre della morte all’attuazione dell’ordinanza
di Maggio?
Il 30 Agosto 1999 i timoresi non boicottarono il referendum
e andarono a votare in massa a favore dell’indipendenza.
Il risultato fu tanto grande da sancire non solo la volontà
autonoma di Timor Est, ma anche l’ultimo grido d’odio
da parte indonesiana: si scatenava l’ultima ondata
di repressione indonesiana.
Come risulta dal rapporto della missione delle Nazioni Unite
dell’11 Settembre 1999, <<le prove di un
legame diretto tra milizie e militari indonesiani sono irrefutabili,
e l’UNAMET>>, cioè la stessa missione
ONU, <<ne dà ampio conto da quattro mesi.
Inoltre, la portata delle distruzioni sistematiche perpetrate
a Timor Est nel corso di quest’ultima settimana evidenzia
un nuovo coinvolgimento dei militari, che sono usciti allo
scoperto per condurre in porto un’operazione finora
tenuta nascosta>>.
La situazione si fece ancor più drammatica e la popolazione
timorese calava drasticamente a causa delle esecuzioni,
delle infezioni e delle deportazioni a Timor Ovest. Alcuni
paesi (tra cui l’Australia per motivi d’influenza
politica) richiesero la formazione di una forza internazionale
di pace guidata dall’ONU da destinare a Timor Est,
ma, per motivi riconducibili alla vicinanza politica con
l’Indonesia e ai circa centocinquanta milioni di dollari
concessi dall’Amministrazione Clinton all’Indonesia,
gli Stati Uniti d’America rifiutarono la proposta,
temporeggiando anche dopo ulteriori violenze.
Secondo un rapporto dell’ONU, mentre Clinton esitava,
<<circa metà della popolazione timorese
veniva cacciata dalle proprie case, migliaia di timoresi
venivano assassinati>> e l’aviazione statunitense
risultava incapace di lanciare rifornimenti e aiuti umanitari
alla popolazione minacciata dalla carestia.
Infine, a seguito delle pressioni della comunità
internazionale - in particolare dell’Australia e del
Portogallo - e delle pressioni interne, gli Stati Uniti
accettarono la presenza di una forza di pace ONU (guidata
dall’Australia) che accompagnasse i generali indonesiani
nella ritirata.
Poco dopo, precisamente il 24 Ottobre, il Consiglio di Sicurezza
dell’ONU fissava la data delle elezioni per la nascente
Assemblea Costituente, decretando un’Amministrazione
Transitoria ONU che guidasse il paese temporaneamente.
Le votazioni ebbero luogo nel 2001 e segnarono una netta
affermazione del FRETILIN. Poi, nell’Aprile del 2002,
si tennero le elezioni presidenziali che designarono il
primo presidente della storia di Timor Est: con uno schiacciante
82,7 % di preferenze, Xanana Gusmao assicurò ancor
più la propria presenza nei libri di storia. Tutto
sembrò facile, come se anni di occupazione militare
e mancanza di libertà non ci fossero mai stati, ma
non sarebbe stato così facile.