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Alessandro Di Maio

 

 

Le mani su Timor Leste
di Alessandro Di Maio

Dili, Timor Leste - A più di quattro anni dall’indipendenza, Timor Leste è nuovamente nel caos. Il buio della violenza è risceso sul piccolo Stato del sud-est asiatico a fine aprile 2006, quando un gruppo di militari di etnia loramonu, originari dell’est del paese, si è ribellato all’ordine (quasi) costituito, reclamando parità di trattamento economico e sociale all’interno delle forze armate con i militari di etnia lorosae provenienti dall’ovest di Timor Leste.
Gli scontri si sono accentuati quando la manifestazione di protesta dei circa 600 soldati ribelli è stata repressa dalla polizia governativa, causando il mal contento della popolazione proveniente dall’est che ha appoggiato il gruppo di ribelli.
Da allora gli scontri sono stati talmente aspri da far lievitare il numero dei morti e dei feriti, fino all’arrivo del contingente internazionale richiesto dal governo di Dili per sedare gli scontri.
L’Australia è stata la prima a farsi avanti, mandando a Timor ben 150 uomini dei reparti speciali delle proprie forze armate per mettere in sicurezza l’aeroporto e facilitare l’arrivo di ulteriori truppe internazionali provenienti soprattutto dalla stessa Australia, dalla Malaysia, dalla Nuova Zelanda e dal Portogallo.
Con il successivo arrivo del contingente internazionale, guidato dall’Australia con più di 1300 soldati, le violenze si sono spente, ma la Comunità Internazionale continua ad interrogarsi sui motivi che hanno riportato la violenza in questo piccolo paese posto tra Indonesia, Malaysia e Australia, la cui nascita è stata più volte considerata come un successo delle Nazioni Unite, che vi hanno amministrato fino al 2002.
Sicuramente la difficoltà di convertire in forze regolari gli ex guerriglieri indipendentisti del FALINTIL – coloro che per tre decenni hanno lottato imperterriti contro le truppe di occupazione indonesiane – e le divisioni etniche prima specificate – loromonu e lorosae – sono i motivi principali dell’inizio degli scontri, ma sono sempre più insistenti le voci che sostengono che dietro gli scontri di Dili ci sia una mano straniera.
Dalle disastrate strade di Timor Leste fino ai decadenti palazzi ministeriali della capitale, l’idea che gli scontri siano stati orchestrati da qualche potenza straniera si sta facendo più incalzante, tanto da essere perfino ripetuta dal Primo Ministro di Timor Leste, Mari Alkatiri, il quale, anche se non ha voluto specificare di chi sia la supposta mano, ha lasciato chiaramente intendere che – visto l’impegno australiano – la mano sia proprio dell’Australia.
Secondo le stesse supposizioni, infatti, il governo di Camberra, dichiaratosi guardiano del Sud-est Asiatico, sarebbe stato infastidito dalle amicizie cinesi e cubane del premier timorense e avrebbe alimentato la crisi in modo da inviare le proprie truppe e prendere il controllo del territorio, evitando così “cattive compagnie” e problemi relativi ai contesi giacimenti di gas nel Golfo di Timor.

(pubblicato il 30 Luglio 2006)
 

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