Timor è un’isola dell’oceano
indiano che ha sempre visto dominazioni straniere sul proprio
suolo. I primi furono i portoghesi e gli olandesi nel XVI
secolo, che portarono a guerre per il controllo del territorio
che si protrassero fino al 1859 quando l’isola venne
spartita.
Nel 1974 il Portogallo, che occupava la parte est dell’isola,
concesse una certa indipendenza e la possibilità
di formazione di partiti politici locali.
Nel 1975 Timor Est chiese l’indipendenza dal Portogallo,
che non ottenne, ma si vide invasa dall’Indonesia,
che nel 1976 ne decretò l’annessione.
Fra il 1976 e il 1979, con successive campagne militari
atte a fiaccare la resistenza timorese morirono circa 100000
abitanti dell’isola, ma la resistenza non fu mai fiaccata
completamente.
Nel 1998 con le dimissioni di Suharto a Timor Est riprendevano
le manifestazioni di massa in favore dell'indipendenza e
l'anno successivo, grazie all'intervento dell'ONU veniva
firmato un accordo trilaterale tra Indonesia, Portogallo
e Nazioni Unite, con cui veniva affidato all'UNAMET (organismo
delle Nazioni Unite) il compito di organizzare un referendum
popolare per accettare o respingere il piano di autonomia
proposto dal governo indonesiano.
Il 30 agosto 1999 Timor Est ottenne l’indipendenza,
ne seguirono settimane di scontri scatenati dai miliziani
anti-indipendentisti filoindonesiani, che portarono i caschi
blu dell’ONU a presidiare l’isola.
Il 19 ottobre 1999 il Consiglio di Jakarta approvava una
risoluzione che sanciva l’indipendenza di Timor Est
dall’Indonesia.
Le prime elezioni si svolsero nel 2001 e videro l’affermazione,
anche se non con larga maggioranza, del FRETILIN (Frente
Revolucionaria de Timor-Leste Indipendente) di formazione
cattolico progressista.
Il primo presidente della neo repubblica fu eletto nell’aprile
del 2002 ed era il leader storico della guerra d’indipendenza
timorese Banana Gusmao.
Il processo di pacificazione del paese è proseguito
con molte difficoltà negli anni, ma dal 28 aprile
2006 la situazione è degenerata, quando si aperta
una frattura fra due fazioni all’interno dell’esercito.
La situazione è precipitata perché 600 soldati
circa hanno iniziato una protesta, culminata in scioperi
per migliorare le condizioni di lavoro e per denunciare
favoritismi, la risposta del governo è stata quella
di licenziare i 600 scioperanti.
Il 28 aprile i militari licenziati hanno scatenato disordini
nella capitale Dili, dove sono morte 5 persone e molti edifici
sono stati distrutti.
Il 24 maggio il governo di Timor Est ha chiesto l’aiuto
di militari stranieri per porre fine ad un mese di guerriglia
che ha causato la morte di una ventina di persone, alla
fuga dalla città di circa 20000 abitanti e il timore
per una carestia che minerebbe le già precarie condizioni
di vita.
Nello scenario di guerriglia si inseriscono anche questioni
politiche, si sta assistendo ad uno scontro fra il presidente
ed il governo, e forse anche l’Indonesia non è
all’oscuro dei fatti che stanno avvenendo. Tutto girerebbe
intorno alla questione dello sfruttamento dei giacimenti
di gas e petrolio.
La situazione dopo due settimane di presenza di 2500 soldati
inviati da Australia, Nuova Zelanda, Malaysia e Portogallo
non pare essersi ancora stabilizzata.
Ci sono molte bande organizzate di giovani che saccheggiano
e devastano e si teme per la sorte dei 50000 ( o 100000
a seconda delle stime) sfollati in un mese di guerriglia,
tanto che il ministro degli esteri Jose Ramos-Horta ha chiesto
l’invio di truppe ONU che controllino per 2 anni il
cammino di questa difficile neo democrazia.