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Stefano Bossotto

 

 

Timor Est, nuovi disordini nell’isola
di Stefano Bossotto

Timor è un’isola dell’oceano indiano che ha sempre visto dominazioni straniere sul proprio suolo. I primi furono i portoghesi e gli olandesi nel XVI secolo, che portarono a guerre per il controllo del territorio che si protrassero fino al 1859 quando l’isola venne spartita.
Nel 1974 il Portogallo, che occupava la parte est dell’isola, concesse una certa indipendenza e la possibilità di formazione di partiti politici locali.
Nel 1975 Timor Est chiese l’indipendenza dal Portogallo, che non ottenne, ma si vide invasa dall’Indonesia, che nel 1976 ne decretò l’annessione.
Fra il 1976 e il 1979, con successive campagne militari atte a fiaccare la resistenza timorese morirono circa 100000 abitanti dell’isola, ma la resistenza non fu mai fiaccata completamente.
Nel 1998 con le dimissioni di Suharto a Timor Est riprendevano le manifestazioni di massa in favore dell'indipendenza e l'anno successivo, grazie all'intervento dell'ONU veniva firmato un accordo trilaterale tra Indonesia, Portogallo e Nazioni Unite, con cui veniva affidato all'UNAMET (organismo delle Nazioni Unite) il compito di organizzare un referendum popolare per accettare o respingere il piano di autonomia proposto dal governo indonesiano.
Il 30 agosto 1999 Timor Est ottenne l’indipendenza, ne seguirono settimane di scontri scatenati dai miliziani anti-indipendentisti filoindonesiani, che portarono i caschi blu dell’ONU a presidiare l’isola.
Il 19 ottobre 1999 il Consiglio di Jakarta approvava una risoluzione che sanciva l’indipendenza di Timor Est dall’Indonesia.
Le prime elezioni si svolsero nel 2001 e videro l’affermazione, anche se non con larga maggioranza, del FRETILIN (Frente Revolucionaria de Timor-Leste Indipendente) di formazione cattolico progressista.
Il primo presidente della neo repubblica fu eletto nell’aprile del 2002 ed era il leader storico della guerra d’indipendenza timorese Banana Gusmao.
Il processo di pacificazione del paese è proseguito con molte difficoltà negli anni, ma dal 28 aprile 2006 la situazione è degenerata, quando si aperta una frattura fra due fazioni all’interno dell’esercito.
La situazione è precipitata perché 600 soldati circa hanno iniziato una protesta, culminata in scioperi per migliorare le condizioni di lavoro e per denunciare favoritismi, la risposta del governo è stata quella di licenziare i 600 scioperanti.
Il 28 aprile i militari licenziati hanno scatenato disordini nella capitale Dili, dove sono morte 5 persone e molti edifici sono stati distrutti.
Il 24 maggio il governo di Timor Est ha chiesto l’aiuto di militari stranieri per porre fine ad un mese di guerriglia che ha causato la morte di una ventina di persone, alla fuga dalla città di circa 20000 abitanti e il timore per una carestia che minerebbe le già precarie condizioni di vita.
Nello scenario di guerriglia si inseriscono anche questioni politiche, si sta assistendo ad uno scontro fra il presidente ed il governo, e forse anche l’Indonesia non è all’oscuro dei fatti che stanno avvenendo. Tutto girerebbe intorno alla questione dello sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio.
La situazione dopo due settimane di presenza di 2500 soldati inviati da Australia, Nuova Zelanda, Malaysia e Portogallo non pare essersi ancora stabilizzata.
Ci sono molte bande organizzate di giovani che saccheggiano e devastano e si teme per la sorte dei 50000 ( o 100000 a seconda delle stime) sfollati in un mese di guerriglia, tanto che il ministro degli esteri Jose Ramos-Horta ha chiesto l’invio di truppe ONU che controllino per 2 anni il cammino di questa difficile neo democrazia.

(pubblicato il 12 Giugno 2006)
 

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